Il GP della Liberazione paradigma della storia mondiale

Il GP della Liberazione paradigma della storia mondiale

Gran Premio della Liberazione_gruppo a Porta San Paolo edizione 2011

Raccontare del Gran Premio della Liberazione vuol dire per il sottoscritto, come per la maggior parte dei romani, fare un viaggio nella storia personale e culturale del nostro Paese.
Nessun’altra gara ciclistica, e forse manifestazione sportiva, può vantare un’uguale identificazione con la storia politica dell’Italia e, in alcuni momenti, dell’Occidente. Il Gran Premio della Liberazione è prima di tutta una metafora politica e un esercio storiografico. L’interpretazione e il valore che questa corsa ha assunto nel corso degli anni (quasi 70) permette anche di comprendere il sentimento culturale e sportivo del tempo.
La manifestazione che ha avuto in Eugenio Bomboni il padre e animatore, al punto quasi da identificarsene totalmente, è stata, alla nascita, una festa liberatoria dalla guerra e poi, nel corso degli anni, una sintesi dell’unità nazionale, un ponte gettato oltre la cortina di ferro, un retaggio del secolo breve, il simbolo di una rinnovata unità nazionale. E’ stato, però, sempre, un appuntamento fondamentale per una città, Roma, profondamente antifascista e antinazista, che ha vissuto le guerra e le ferite da esse arrecate come un’offesa collettiva, un insopportabile fardello e un ricordo da non dimenticare.
Senza questa premessa, estremamente politica e militante, non credo sia possibile comprendere  il valore sportivo ed agonistico della corsa dilettantistica più importante e bella del calendario italiano. Il Gran Premio della Liberazione è stato denominato il Mondiale di Primavera per un motivo ben preciso. Me lo indicò con un pizzico di soddisfazione e sadico orgoglio Franco Di Stefano, giornalista del Paese Sera che ha condiviso con Bomboni i momenti più delicati della corsa e collega per anni a Tuttociclismo: “E’ definito così non per imitare la Sanremo ma perché, a differenza di tutte le altre corse, comprese quelle professionistiche, è l’unica che vede allineare al via anche i corridori dell’est, che sono anche più forti dei professionisti…” il Liberazione più della Corsa della Pace.
Oggi può apparire incomprensibile, ma in quegli anni il professionismo era cosa soltanto per l’Occidente. Il blocco sovietico non ammetteva commistioni e si favoleggiava di corridori anche più forti dei vari Merchx e Gimondi, che se avessero potuto avrebbero fatto polpette dei molli e borghesi professionisti. Tra tutti il mitico Sergei Sukhoruchenkov, vincitore per due volte della Corsa della Pace ma mai primo a Roma.
Quando approdai, da giovane cronista, al Liberazione erano gli anni di Gianni Bugno e Konychev; dal punto di vista politico la tensione tra i blocchi si era molto allentata. Restava l’alto valore tecnico di un percorso apparentemente facile ma ricco di insidie. Un “toboga” di curve e saliscendi, disegnato nella scenografia unica della Roma antica, che ha sempre esaltato corridori veri: coraggiosi, veloci e resistenti. Non sarà un caso che proprio Bugno e Konychev, una volta passati al professionismo, poterono vantare, tra i tanti successi, anchela Sanremo e il Mondiale. Che con il Liberazione completano il trittico degli unici Mondiali che il ciclismo riconosca…
Antonio Ungaro

COMUNICATO STAMPA

Salvaiciclisti

IL GRAN PREMIO DELLA LIBERAZIONE ADERISCE ALLA CAMPAGNA “SALVA I CICLISTI” – Il Gran Premio della Liberazione è un appuntamento molto particolare che rimarca la sua storia e la sua importanza a Roma per le sue 67 edizioni ininterrotte. Non solo è il classico tuffo nel passato per celebrare dal 1946 la data del 25 Aprile, fondamentale per la democrazia e per la nostra Repubblica anche nello sport. È la competizione che, anno dopo anno, riesce sempre a rinnovarsi perché offre qualcosa di diverso a livello di emozioni e di spettacolo per le strade delle Terme di Caracalla, Porta Ardeatina e Porta San Paolo.
Nelle 66^ edizioni precedenti, è stato scritto un libro d’oro, fatto di tanti capitoli sportivi ed umani, pagine, aneddoti e racconti che, a distanza di tanti anni, rimangono e rimarranno indelebili nella memoria di questa manifestazione. Il merito è dei suoi protagonisti che hanno corso per cercare la gloria e per presentare un ottimo biglietto da visita per il passaggio al professionismo.

Il Liberazione è un punto fermo della Capitale ma anche del ciclismo nazionale ed internazionale che ha come sede di partenza e arrivo la location di Viale Terme di Caracalla (a fianco dello Stadio Nando Martellini). Sono attesi 200 corridori under 23 in rappresentanza di 40 squadre pronti a darsi battaglia sui tradizionali 6 chilometri del circuito da ripetere 23 volte che, nonostante la sua brevità, dal 2009 ha avuto la deroga permanente dall’Unione Ciclistica Internazionale per i suoi contenuti tecnici e storici in riferimento al numero di partecipanti e alla qualità degli iscritti provenienti da ogni parte del mondo (anche se i regolamenti UCI prevedono che le prove in linea che si svolgono in circuito debbano essere lunghe almeno 12 chilometri per ogni tornata).

L’edizione 2012, in programma il prossimo mercoledì 25 Aprile (partenza ore 9,00 e arrivo previsto attorno alle 12,30 dopo 138 chilometri), vuole affiancarsi a un tema di stretta attualità che riguarda Roma e gli spostamenti in bicicletta.

Anche Primavera Ciclistica appoggia la campagna Salva i Ciclisti per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul tema della sicurezza per chi va in bicicletta (e per le utenze leggere in generale) ispirandosi a un’iniziativa del Times di Londra e lanciata in Italia l’8 febbraio scorso da un gruppo di bike blogger.

La campagna è stata poi adottata da quotidiani, televisioni, radio, periodici, sindaci, associazioni, enti e migliaia di singoli fino ad occupare i social network come Facebook e Twitter facendo leva sull’emergenza sicurezza per città più a misura di bici, l’aumento di piste ciclabili e la manutenzione di quelli esistenti, l’eliminazione di cartelloni pericolosi e un funzionale bike sharing. Primavera Ciclistica aderirà all’iniziativa di sabato 28 aprile prevista in Via dei Fori Imperiali con un grande corteo nel quale saranno attesi decine di migliaia di ciclisti.

Secondo la classifica assegnata dal dossier Bici in Città realizzata da Fiab, Legambiente e Cittàinbici, Roma risulta ultima tra le grandi città italiane per spostamenti in bicicletta (0,4%). Secondo la media europea, una città vivibile deve avere il 15% di spostamenti in bici e una percentuale di traffico privato inferiore al 50%.

Il Gran Premio della Liberazione rappresenta un’occasione importante non solo per cominciare a invertire la tendenza, ma dare un segnale importante e convincente circa l’uso, la promozione della bicicletta e riappropriarsi degli spazi per le vecchie e le nuove generazioni: “La Primavera Ciclistica aderisce formalmente e con convinzione a questa battaglia – ci tiene a precisare il presidente Andrea Novelli – . Metteremo a disposizione le nostre strutture e gli eventi in programma per promuovere una grande festa del ciclismo che andrà in scena il 25 aprile con grandi, bambini e famiglie. La nostra manifestazione va in questa direzione perché, attraverso la pratica sportiva, faremo promozione di una diversa cultura della mobilità urbana e di socialità rispettosa delle persone, dell’ambiente e del territorio”.
IL PERCORSO DEL GRAN PREMIO DELLA LIBERAZIONE NEL DETTAGLIO – Circuito Centro Storico Roma, 6 chilometri da ripetere 23 volte: Viale Terme di Caracalla (Stadio Nando Martellini-partenza), Piazzale Numa Pompilio, Via Antoniniana, Viale Baccelli, Largo Terme di Caracalla, Viale Terme di Caracalla, Porta Ardeatina, Viale di Porta Ardeatina, Piazzale Porta San Paolo, Viale Giotto, Largo Fioritto, Viale Baccelli, Largo Vittime del Terrorismo, Viale Terme di Caracalla, (Stadio Nando Martellini-arrivo) totale 138 chilometri.

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