“L’avventura della Ginnastica azzurra ai XXX Giochi Olimpici ha preso il via ieri con l’arrivo a Londra della Nazionale di Artistica Maschile. La Femminile parte domani, 24 luglio, alle ore 15.35 da Milano Linate. Con lo stesso volo Flavio Cannone, atleta bergamasco del Trampolino Elastico, raggiungerà il resto del gruppo il 30 luglio, mentre le ginnaste della Ritmica (la Squadra e l’individualista Julieta Cantaluppi) sono attese il 4 agosto con il volo delle 13.35 da Roma Fiumicino.”
Non traspare alcun cenno, nel comunicato stampa della Federazione, riguardo la polemica innescata, forse con troppa facilità, da Vanessa Ferrari ieri su Bresciaoggi; polemica apparentemente rientrata con una precisazione che però, alla prova dei fatti, non precisa nulla.
Eppure l’atleta già Campionessa del mondo nel 2006 ha compiuto un atto di “lesa maestà” che, a guardare bene, non è così scontato. Gettarsi contro una delle possibili medaglie dello sport azzurro, le “farfalle” in particolare, è sinonimo di un malessere non solo passeggero e legato al contingente.
Non si tratta di una polemica fine a se stessa, frutto di un capriccio o di una questione filosofica, anche se distinguere spesso tra ritmica e artistica, soprattutto per il grande pubblico, non è semplice.
Personalmente se devo associare i concetti ai gesti a volte penso che ballare con cerchi e nastri siano più artistico di quelli con anelli e travi. Poi penso che però Yuri Chechi, per dire un nome, non avrebbe nulla a che fare con la ritmica e pertanto… tutto torna a posto.
Questo per dire che se è vero che ogni sport ha la sua lingua, un suo fascino e un sistema di valori di riferimento, è anche vero che spesso addossiamo a questi una valenza maggiore della reale. Per capirci, dal punto di vista atletico “artistica” o “ritmica” poco importa: sempre di ginnastica si tratta. Come ha avuto modo di dichiarare il CT Emanuela Maccarani, entrambi con propria dignità.
Non mi sento però di dare troppo addosso alla Ferrari. Capisco, prima di tutto, che in un ambiente così competitivo come quello della ginnastica perdere la ribalta a scapito di “ballerine mancate” può certamente dare fastidio. Del resto la buona Vanessa aveva appena fatto in tempo a conquistare le pagine dei giornali, sulla scia delle imprese di Chechi e Cassina, che vedersele soffiare da un branco di farfalle non deve aver fatto piacere.
Un fondo di vero resta nelle dichiarazioni della Ferrari e riguarda il sistema di valutazione, legato ai giudici e quindi facilmente opinabile. Ne più ne meno di quanto accade anche nei tuffi, nella danza e nel pattinaggio su ghiaccio. Ed infatti spesso gli esiti di queste gare sono soggetti a questioni geopoliche, dubbi e invidie che lasciano sempre strascichi. Ma se questo è vero per la ritmica lo è altrettanto per l’artistica e pertanto l’uscita di Vanessa, più che un atto di accusa mi è sembrato un autogol. Lascerei perdere poi l’esempio del rugby (a parte che sembra fatto apposta per lanciare lo spot Edison con Castrogiovanni al posto delle farfalle) che è arrivato alle Olimpiadi, dal 2016, nella versione a 7. Un esempio che non calza, perché lo sport della palla ovale non ha bisogno dei Giochi per trovare motivazioni e seguito; perché esisteva ancora prima della nascita dei giochi moderni; perché è talmente poco interessato alla questione da approdare nella sua forma peggiore… surrogata, togliendo il posto, insieme al golf, a qualche altro sport magari più aderente allo spirito olimpico.
In occasione delle Olimpiadi l’efficiente ufficio stampa ha creato, nel sito
www.federginnastica.it, uno speciale con il programma olimpico della Ginnastica, l’ordine di gara delle 4 Sezioni, tutti i curricula dei 18 atleti FGI, il dettaglio dei singoli esercizi, le statistiche, gli albi d’oro e molto altro ancora.
Si potrà anche scaricare la cartella stampa federale. Buona lettura
Antonio Ungaro
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