La notizia è passata in silenzio. Non poteva essere diversamente in questo periodo in cui il calcio-parlato è capace di attirare un’attenzione forse maggiore di quello giocato (è una condanna!). Ma tra qualche anno se ne parlerà e, essendo le istituzioni spesso a rimorchio dell’opinione pubblica, probabilmente quando si dovrà provvedere sarà tardi.
Mi riferisco alla shortlist stilata dal Board esecutivo del CIO in SudAfrica. Per quanti sono a digiuno di cose olimpiche, per shortlist si intende una lista “ristretta” (lo dice la parola) di sport tra i quali verrà scelto quello che entrerà a far parte del programma olimpico. Si parla delle Olimpiadi del 2020, visto che per quelle di Rio del 2016 già è tutto deciso. Tra due anni, in occasione della 125^ sessione del CIO che si terrà a Buenos Aires, si deciderà, oltre alla città ospitante l’edizione dei Giochi, anche quale sport.
Una shortlist è, per quanti amano leggere nello sport lo specchio dei tempi, l’occasione per capire quali sono le tendenze culturali dello sport mondiale. Per molte discipline anche l’opportunità per acquisire un minimo di notorietà e, qualora dovessero conquistare l’Olimpiadi, anche la gloria (semi)imperitura. Una shortlist così avanti nei tempi (9 anni prima dell’evento) ha un senso se vogliamo intendere la preparazione dell’Olimpiade come frutto di un processo serio di programmazione e lavoro. Un qualsiasi Comitato olimpico (mi auguro anche quello italiano, ma dubito) si dovrebbe fin da ora attrezzare per alimentare gli sport presenti. Evvero, se si aspettano due anni si può evitare di “spendere” soldi su discipline che poi rischiano di tornare nell’anonimato, ma nella sostanza non è così. Perché la promozione nella “lista” è un riconoscimento e non un incoraggiamento, pertanto una disciplina c’è perché è praticata nel mondo e ha una sua forza autonoma. Poi perché ci vogliono tempi tecnici per iniziare a lavorare su una disciplina con costrutto. Solo dopo 4 anni di investimenti si vedono i primi frutti e poi, se si vogliono fare le cose fatte bene, altri 4 anni per conquistare il vertice. Se l’obiettivo è vincere una medaglia, otto anni sono il tempo necessario: meglio nove che sette….
Veniamo agli sport che sono stati ammessi alla “shortlist” Olimpiadi 2020:
Baseball
softball
karate,
wushu kung fu
roller
arrampicata
squash
wakeboard (snowboard sull’acqua)
Queste le mie considerazioni su ogni disciplina.
Per quanto ne so io, baseball e softball sono lo stesso sport, versione maschile e femminile. Ha poche possibilità perché per trovare posto dovrebbe uscire un altro sport di squadra. Inoltre è difficile giustificare la recente uscita dal programma olimpico e poi un immediato rientro. Dal punto vista geopolitico, però, possono contare su USA e Giappone, non proprio gli ultimi arrivati.
Karate e Wushu Kung Fu sono arti marziali, forse le più nobili e conosciute. Il programma olimpico è storicamente ricco di queste discipline (dalle lotte al judo, fino al recente Taekwondo). Aprire ad una altra disciplina di “lotta” non esalterebbe la diversità sportiva, ma non so se questo è un valore che i membri CIO. Per quanto trovi affascinante il karate e il kung fu (disciplina cinese resa moderna dal grande Bruce Lee) credo che ci siano troppi kimoni tra i cerchi olimpici. A meno che non esca di scena il judo… o l’appena entrato taekwondo. Il karate da tempo prova ad entrare nel programma olimpico, finora ha pagato il fatto di non fare riferimento ad una federazione internazionale unica. Grande sponsor l’unica reale potenzia mondiale, la Cina.
Lo squash andava di moda tempo fa. Adesso è in calo, nella pratica ma non nella considerazione dei membri CIO. In Italia la Federazione riuscì a diventare tale perché sembrava imminente il suo ingresso olimpico. Invece non se ne fece nulla e adesso la disciplina naviga in un limbo che soltanto una promozione olimpica potrebbe rendere meno isolato. Mi sembra però che abbia perso la spinta propulsiva e, come il karate, il fatto di essere sempre presente nella shortlist ma poi non entrare mai rischia di diventare una condanna più che un fattore di merito. Un motivo per le sue continue bocciature ci sarà pure…
Roller. Spettacolare e affascinante che ha una sua forza culturale e la diffusione per potersi imporre, se non fosse che, dal punto di vista agonistico (e non spettacolare, perché quello c’è) ha ancora poca diffusione, regole complesse e forse un seguito non così grande.
Snowboard d’acqua. Una derivazione dello sci nautico. Non saprei, ma mi sembra sinceramente poco radicato nei paesi politicamente forti. Inoltre resta una disciplina poco spettacolare e fondamentalmente uguale alle altre dello sci nautico.
Arrampicata sportiva. Così ha salutato l’ingresso nella shortlist il presidente Rogge: “L’Arrampicata è cresciuta molto e in fretta, è uno sport giovane e molto spettacolare”. Aggiungiamo noi, con uno svolgimento semplice, regole facili da comprendere e quindi la possibilità di essere seguito facilmente. E’ uno sport che non ha uguali nel programma olimpico, non assimilabile a nessun altra disciplina e quindi porterebbe un’effettiva novità culturale. E’ lo sport del futuro. Mi auguro che vinca!
Antonio Ungaro
Mi sembra assurdo che non vi siano, alla base dell’eventuale scelta, lo studio dei presupposti democraticamente “corretti”, ovvero la diffusione il più possibile planetaria, le possibilità reali di sviluppo e maggiore diffusione possibile tra la gente ed i giovani soprattutto, gli attuali iscritti, appassionati e praticanti, l’interesse effettivo al grande pubblico, la possibilità di utilizzo a livello scolastico, la positività in termini educativi e di reali benefici psico-fisici…..
Ed in questo senso mi sembra assurdo parlare di squash o di sci d’acqua o snow sull’acqua che sia, di baseball e softball, visto che sono sport d’elite, praticati da pochissime persone, in pochissimi stati ed aree ristrette, in caduta libera di praticanti, appassionati e pubblico, impianti sportivi rarissimi e di certo non potenziabili o comunque fruibili da pochissimi in grado di avere le idonee disponibilità economiche, e solo in determinate aree del mondo.
Per cui credo che, proprio per motivi logico razionali, solo tre sport, di diritto, avrebbero tutti questi requisiti: arrampicata sportiva, Karate e roller, che sono estremamente diffusi ovunque, hanno milioni e milioni di appassionati, praticanti e iscritti in ogni parte del mondo, hanno un grosso seguito di pubblico e sono diffusissimi tra i giovani, sono facilmente praticabili ovunque e comunque dai giovani e non necessitano di investimenti personali (materiali e allenamenti) e pubblici (impianti, eventi e gare) costosissimi….e inoltre sono facilmente adottabili ed adattabili alle esigenze scolastiche…… poi come al solito decideranno di dare spazio magari al poker o al bridge, alla caccia alla volpe o al golf, dimenticandosi che non sono di sicuro sport atletici, e soprattutto sono anacronistiche ridicolate elitarie da nobili e pidocchi rifatti, che vivono di rendita e di buffonate pseudo radical chic nelle caste protette del mondo dei vip (normalmente, purtroppo troppo vicini ai potenti del Cio ……….)
nuova ratio
25 luglio 2011 a 18:55
Concordo pienamente, con una piccola osservazione: kung fu e karatè (due arti marziali ben distinte) per quanto affascinanti, educative e diffuse nel mondo renderebbero ancora più ricco il programma olimpico di sport di combattimento, aggiungendosi a lotta (rideclinata in diferse forme) judo, taekondow. Insomma per loro la vedo difficile. Comunque lo spirito dell’intervento lo condivido in pieno: il Ciò e’ un organismo conservatore, prima di aprirai al nuovo deve essere al cospetto di una rivoluzione.
Sport24h
25 luglio 2011 a 20:56
ROLLER……..E COME SE CHIAMASSIMO IL CALCIO PALLONE! lo sport che qui viene chiamato Roller si chiama Pattinaggio corsa. E le regole difficili non so quali siano….mi illumina signor Ungaro?
giuliano
13 agosto 2012 a 00:32
Su wikipedia, http://it.wikipedia.org/wiki/Pattinaggio_corsa, vi è una descrizione sommaria delle varie discipline del pattinaggio. Il riferimento alle regole “complesse” era proprio al gran numero di specialità. Restano valide a mio avviso le considerazioni riguardo la pratica e diffusione.
Recentemente mi è capitato di parlare con addetti ai lavori che mi hanno raccontato come il CIO, anche se in modo non ufficiale, ha fatto capire di preferire il “roller” nella versione skate piuttosto che quello “race”; ma il mondo skate appare ancora poco interessato alle Olimpiadi. Comunque sia, in bocca al lupo per il prossimo anno…
AU
Sport24h
13 agosto 2012 a 07:37
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