2018: un anno di sport nel segno di Nibali, Irlanda e Tortu

Quattro flash che ripercorrono una stagione sportiva caratterizzata da tante conferme e qualche interessante novità.

2018: un anno di sport nel segno di Nibali, Irlanda e Tortu

Finisce un 2018 che dal punto di vista sportivo ha regalato tante conferme e qualche sorpresa. Sono proprio queste ultime quelle che a nostro avviso hanno caratterizzato l’anno che si sta concludendo. Dal punto di vista sportivo, infatti, la vittoria dei Golden State in NBA, quella di Nadal sulla terra rossa di Parigi, degli All Blacks nel 4 Nations di rugby (solo per citare alcuni esempio), aggiungono poco ad una narrazione che in molte discipline segue sempre lo stesso tema. Così ci piace guardare alle novità… alle “prima volta” (o quasi) che, siamo certi, nascondono significati maggiori, che esulano dal semplice aspetto sportivo.

Il primo pensiero va quindi a Vincenzo Nibali vincitore della Milano Sanremo. Lui, un passista scalatore, un uomo da grandi giri, che sfreccia solitario sul traguardo di via Roma. Dimostra, Vincenzo, ancora una volta che il ciclismo è soprattutto coraggio, fatica e sudore. Un successo che lo conferma forse il campione di ciclismo più completo degli ultimi 20 anni, capace di portare a casa due Giri d’Italia, un Tour e un Vuelta e poi anche tre classiche: due volte il Giro di Lombardia e una volta la Milano Sanremo. Quest’ultima forse la vittoria più bella, contro ogni pronostico e ogni immaginazione. Se non ci fosse stato quel maldestro foto-tifoso sull’Alpe, a luglio durante il Tour, avrebbe anche potuto giocarsi un mondiale che appariva tagliato per lui. L’ha corso lo stesso, ma con una schiena a pezzi e in condizione approssimativa. Nonostante questo ha fatto paura. Il primo flash di questo 2018 è per lui, ma vale anche per tutti i ciclisti italiani che in maglia azzurra hanno portato a casa qualcosa come 80 medaglie, da Marta Bastianelli a Mauro Trentin, da Letizia Paternoster a Elisa Balsamo. Chapeau. E visto che siamo in tema di ciclismo, un pensiero anche alla fantastica tripletta “british” ai grandi giri: Froome, Thomas, Yates. I corridori britannici fino a poco tempo fa volavano su pista, adesso nelle gare a tappe. L’uscita di scena di Sky riporterà indietro le lancette della storia?

Il secondo flash lo merita a nostro avviso l’Irlanda di rugby. Vince il Sei Nazioni 2018 con un grande slam che pochi avrebbero pronosticato alla vigilia. Surclassa in casa i favoriti inglesi di Eddie Jones, che dopo la batosta del 17 marzo entrano in una crisi dalla quale ancora non si sono ripresi. Invece i giocatori del trifoglio volano sulle ali dell’entusiasmo fino al secondo posto nel ranking internazionale, suggellato in autunno nel successo nel test match contro gli All Blacks, che sentono ormai il fiato sul collo per quanto riguarda la leadership mondiale. Il rugby aveva bisogno da tempo di ridisegnare le gerarchie internazionali. Se l’Italia è l’unica delle ex grandi a vivere una perenne crisi, tutta l’Europa che conta è ormai ai vertici: dietro all’Irlanda, al terzo posto, troviamo il Galles, poi l’Inghilterra. Tre paesi europei nei primi quattro posti ci dicono che il prossimo Sei Nazioni sarà un evento di portata planetaria… speriamo che i ragazzi di O’Shea ritrovino la strada del successo, perché la Georgia (comunque battuta a novembre) è in agguato.

Il terzo flash lo merita un 20enne milanese di origini sarde: Filippo Toru. Il 22 giugno, in occasione di un meeting a Madrid copre i 100 metri in 9″99, abbattendo un record italiano che durava da 39 anni: 10″01 di Pietro Mennea. Mai come in questo caso l’aggettivo epocale può risultare adatto. Il record di Mennea era stato realizzato in un’altra era sportiva, quando si andava in altura per cercare i favori della rarefazione dell’aria e, soprattutto, quando noi italiani contavamo qualcosa nell’atletica. Il record di Tortu, primo italiano a scendere sotto i 10″ nei 100 metri, ha il sapore di una piccola rivalsa; di un gap colmato con il resto delle nazioni sportivamente più evolute. Non siamo ancora ai livelli delle migliori, ma non siamo più ai primordi di questo sport. L’atletica italiana, però, continua a soffrire di ritardi e inefficienze che non ci permettono di tornare al posto che occupavamo 40 anni fa. La concorrenza è cresciuta, ma i paesi leader sono sempre gli stessi, molti dei quali anche facilitati dalla assennata e giusta politica dello ius soli. In Italia, invece, consideriamo la cittadinanza come un privilegio esclusivo come se regalasse chissà quali privilegi. Con l’unico effetto di non avere più campioni e, soprattutto, di avere tanti talenti nati e cresciuti nel nostro paese ma apolidi da punto di vista sportivo, destinati a correre e giocare per loro stessi e per le società sportive che li tesserano.

L’ultimo flash di questo 2018 lo merita il Governo che con una finanziaria contestata da opposizioni e società civile ha cancellato con un codice il CONI come lo abbiamo fino ad oggi inteso. Dal prossimo anno le Federazioni Sportive avranno a che fare con una spa (società per azioni tutta ancora da definire) per i contributi. Non sappiamo se questo sarà un bene o un male, ma ci appare all’orizzonte un esempio non certo edificante, quello della RAI, terra di conquista del governo di turno e dei partiti tutti. Lo spettro che anche le federazioni possano diventare luogo di clientelismo per raccomandati e amanti di tutti i politici è concreto. Come se non bastassero, per preservare i poteri di partiti ormai espressione solo di una elite, gli enti di promozione sportiva… Speriamo bene!

In qualsiasi caso, buon 2019 a tutti. Sportivamente parlando.

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