Mer, 18 Febbraio 2026
Editoriali2025: promossi e bocciati, tra campioni veri e figuracce

2025: promossi e bocciati, tra campioni veri e figuracce

Mattia Furlani
Mattia Furlani, la nota più bella per lo sport italiano nel 2025 (foto Grana/FIDAL)

Un anno, questo 2025, che non passerà alla storia dello sport mondiale. Per quanto mi sforzi di ricordare (ma potrei sbagliare, sempre pronto a correggermi) non ricordo imprese tali da segnare uno spartiacque definitivo tra “un prima e un dopo”. L’anno post olimpico, da questo punto di vista, ci dice che il movimento sportivo mondiale nel 2025 ha ricaricato le pile, pronto per lanciare l’assalto ai record nel prossimo triennio.

Ci sono, però, alcuni atleti che sono entrati definitivamente, in questa stagione, nell’esclusivo club dei G.O.A.T. (Great of All Time). Sì, insomma, che hanno staccato il biglietto per la gloria sempiterna.

Nel loro segno voglio salutare l’anno appena concluso che sicuramente, guardando oltre gli ambiti sportivi, non è stato entusiasmante. Il mondo è dilaniato da guerre e genocidi (vedi Gaza) ai quali i potenti della terra non sembrano intenzionati a porre fine. Se c’è una cosa che merita di essere ricordata di questo 2025 è quindi la stucchevole pantomima legata alla “ricerca della pace”: chiacchiere al posto di sostanza, come è stile dei buffoni. Che se non ci fossero vite in gioco (ed anche tante), sarebbero anche comici. Lo sport mondiale, da questo punto di vista, si è accodato, fariseo e compiacente, invece di marcare la propria distanza. Ci tornerò.

Spulciando negli appunti e negli articoli passati, mi segno alcuni nomi, sicuramente GOAT. Tadej Pogacar è il primo. Ha vinto il suo quarto Tour de France, il suo secondo mondiale, tre Monumento (Fiandre, Liegi e Lombardia), un europeo e una ventina di corse. Ha detto che punta al sesto Tour e poi si ritira. Conti alla mano vorrebbe dire che tra due anni, se tutto va bene, esce di scena. Non ci credo e spero che non accada. Il ciclismo moderno ha bisogno delle sue imprese e del suo carisma. E poi, anche se lo sport cerca di dimenticarlo, il record di vittorie al Tour è di Armstrong, con sette. Credo che sia alla portata di Tadej.

Armand Mondo Gustav Duplantis è da tempo ormai entrato nella storia dello sport mondiale. A Tokyo, al mondiale, ha inanellato l’ennesimo titolo e record del mondo, con la misura di 6,30. Tutti noi ci chiediamo solo quando si fermerà e soprattutto a che altezza.

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Un’altra “eterna” che da tempo ha staccato il biglietto per la gloria è Katie Ledecky. A 31 anni continua a dominare, come ha fatto ai recenti mondiali di nuoto a Singapore, con i titoli negli 800 e 1500. Con questi è arrivata a 23 titoli mondiali, oltre a 9 olimpici e svariate medaglie. È la nuotatrice più vincente di tutti i tempi, seconda solo a Phelps se consideriamo entrambi i sessi. Lezione di stile e integrità per tutti.

Discorso analogo per LeBron James che ha frantumato tutti i record di longevità e a dicembre di quest’anno è passato alla storia per aver interrotto una serie che durava dal 2007 (1.297 partite consecutive, 18 anni!) di partite con oltre 10 punti a referto. Merita un ricordo soprattutto perché le cronache di quei giorni raccontano che, invece di allungare la serie, ha preferito passare la palla a Rui Hachimura, che ha segnato il canestro della vittoria.

Chi sembra non essere sul viale del tramonto è Magnus Carlsen (scacchi), che in questi giorni ha vinto ancora una volta il titolo mondiale Rapid e Blitz. Chi sa di questo gioco non può che apprezzare come il norvegese, nonostante il passare del tempo, continui a mantenere la leadership nei confronti di nuovi giocatori, sempre più giovani e rampanti. Negli scacchi la precocità è una costante e per Magnus, 35 anni, trovarsi di fronte ragazzi di 19-20 anni, più pronti e freschi non deve essere facile. Ma è ancora lui il giocatore in grado di esprimere una maggiore profondità di analisi e una conoscenza teorica maggiore. Non è ancora giunto il momento di passare la mano e credo che il suo regno finirà solo quando deciderà di ritirarsi dalle competizioni, come ha deciso di fare per il mondiale a cadenza classica, dopo che l’ha dominato per anni: “troppo noioso il gioco a tempo lungo…”. Resta un mio sogno vedere uno scontro tra lui e Kasparov, altro dominatore delle scacchiere che è uscito di scena da imbattuto. Per loro, G.O.A.T. a tutti gli effetti, l’età non conta.

In questo 2025 da ricordare c’è sicuramente spazio per Mattia Furlani, 20 anni, campione del mondo nel lungo a Tokyo. Credo che Mattia possa essere inserito nell’elenco dei big mondiali, non solo per lo sport italiano. È il più giovane vincitore di titolo mondiale nel lungo, superando in precocità addirittura Carl Lewis. Solo questo basta a posizionarlo in una dimensione diversa rispetto a tutti gli altri nostri sportivi. Non è un G.O.A.T ma sicuramente un “futuribile”. A lui tutti i nostri migliori auguri perché lo diventi.

Dopo aver scritto dei miei personalissimi migliori del 2025, voglio dedicare un passaggio ai peggiori. La lista sarebbe lunghissima, ma ne voglio citare solo due.

La Juventus calcio, in occasione del Mondiale del Club, ha reso omaggio al presidente USA Trump con una foto alla Casa Bianca che ha imbarazzato gli stessi giocatori. Sulla scia di quel siparietto a giugno, la FIFA e Gianni Infantino hanno vinto il premio di “peggiore dell’anno” con la genuflessione vergognosa allo stesso Trump in occasione dei sorteggi dei gironi dei prossimi Campionati del Mondo. Il fondo è stato toccato (ma sono certo che FIFA sia in grado di andare ancora più in basso) con la consegna del premio al presidente americano per il suo contributo alla pace. La stessa FIFA non ha mai sanzionato Israele per le continue e ripetute violazioni, sia in ambito politico che sportivo, delle regole riguardo l’organizzazione di campionati nei territori di guerra occupati, nonostante le denunce e prove schiaccianti.

Per converso i veri eroi di questo 2025 sono Suleiman al-Obeid, il “Pelè palestinese” ucciso dall’esercito di Israele a giugno, e tutti i suoi compagni sportivi palestinesi scomparsi anche loro ad opera dell’ipocrita (quanto beffarda nel nome) forza di difesa israeliana.

Come Sport24h non ci dimentichiamo di loro e cercheremo di continuare a denunciare tutte le volte che lo sport si inchina ad ossequiare i potenti del mondo, invece di sfidarli e isolarli, come hanno fatto molti campioni in passato, da Tommie Smith a Muhammad Ali e Diego Armando Maradona.

Buon 2026

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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