Medioevo postmoderno: in Arabia Saudita scacchi proibiti

Ancora una volta gli Scacchi vengono presi di mira da una autorità religiosa: il Gran Mufti Sheikh Abdullah al-Sheikh in una ‘fatwa’ ha affermato che gli scacchi vanno proibiti.

Medioevo postmoderno: in Arabia Saudita scacchi proibiti

Ancora una volta  gli Scacchi vengono presi di mira da una autorità religiosa: questa volta si tratta della massima autorità sunnita della Arabia Saudita, il Gran Mufti Sheikh Abdullah al-Sheikh che in una ‘fatwa’ ha affermato che gli scacchi vanno proibiti perché fanno perdere tempo e generano odio e ostilità tra i giocatori.

Quest’ultima affermazione è forse la sola che ha un minimo fondamento di verità: del resto già il celebre pittore Marcel Duchamp, che era anche maestro nazionale, affermò che “gli scacchi sono uno sport violento” e più di recente l’ex campione del mondo Garry Kasparov ha rafforzato il concetto affermando che “gli scacchi sono lo sport più violento che esista”.

A parte questo, gli scacchi sono sempre stati malvisti dalle autorità religiose per prima cosa perché aiutano a ragionare; del resto sono sempre più utilizzati come materia di insegnamento nella scuola, come antidoto al bullismo e come aiuto per molte deficienze mentali

Ovviamente l’accusa non è mai stata così esplicita ma è stata mascherata dal fatto che richiedendo tempo distoglievano dagli obblighi religiosi.

Le prime avvisaglie risalgono già al IX secolo dopo Cristo, quando la grandiosa diffusione del gioco tra gli arabi portò le Autorità Religiose ad affermare che il Corano vieta il gioco e a cercare di inserire in questo divieto anche gli scacchi; per questo, per evitare la possibile condanna religiosa, ne venne evidenziato al massimo il carattere scientifico e nacquero le prime applicazioni della matematica agli scacchi: per esempio far percorrere al Cavallo tutte le caselle della scacchiera toccandole una sola volta.

In Occidente, anzi in Italia, il momento storico più difficile risale al 1061 quando Pier Damiani, il santo anacoreta che Dante poi nella Divina Commedia troverà in Paradiso, di passaggio a Firenze, trovò il vescovo della città a giocare a scacchi quando invece avrebbe dovuto dir Messa; scrisse allora una violenta lettera a Papa Alessandro II in cui chiedeva la condanna del gioco e la ottenne. Tra l’altro successivamente ci furono ben due Concili in cui venne ribadito dalla Chiesa il divieto di giocare a scacchi. Ma all’editto della Chiesa si opposero i nobili che continuarono a giocare proprio in avversione al Papa. La condanna comunque durò circa cinque secoli, con condanne successive in vari Paesi europei e con gli scacchi spesso protagonisti dei celebri “bruciamenti di vanità” (famosi quelli del Savonarola e di San Bernardino), ma protagonisti anche nello stesso tempo di opere artistiche e letterarie.

Per arrivare alla cancellazione della condanna si dovranno attendere i primi anni del Cinquecento con Papa Leone X (Giovanni de’ Medici, secondogenito di Lorenzo il Magnifico) che sin da ragazzino era appassionato di scacchi e che anche nella “Storia dei Papi” del Pastor è ricordato come buon giocatore.  Grazie a lui negli anni successivi dapprima Santa Teresa d’Avila e poi San Francesco di Sales dichiararono il gioco lecito a tutti gli effetti. E guarda caso colui che viene oggi considerato il primo campione del mondo di scacchi fu un prete, lo spagnolo Ruy Lopez, a cui si fa risalire anche un tipo di partita “a gioco aperto”. Successivamente ricordiamo che nel 1944, il 14 ottobre, il vescovo di Madrid  ha proclamato santa Teresa di Avila patrona degli scacchisti.

Ma ancora che nel 1961  don Milani, ne ‘Lettere a V. Lampronti’ (23.6.1961) scriveva: “E non si gioca a scacchi mai. Perché non c’è gioco più profondamente immorale laddoveche richieda concentrazione intellettuale, mentre un gioco anche a volerlo concedere – e non lo concederei neanche così – deve essere almeno distensivo.”

Quanto agli scacchi come sport, va ricordato che gli scacchi sono riconosciuti come sport in quasi tutte le nazioni del mondo; in Italia fanno parte del CONI e a livello internazionale del CIO, tanto che da molti anni si sta studiando una formula per il loro rientro nelle Olimpiadi. Non va dimenticato che gli Scacchi sono stati sport olimpico nelle Olimpiadi del 1924 e del 1928, poi sono stati esclusi poiché i migliori scacchisti erano ‘professionisti’. Da notare che dopo il 1928 vennero esclusi dalle Olimpiadi insieme al calcio e al tennis.

Adolivio Capece

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