L'”errore” di Maria Sharapova e la fedeltà di HEAD

L'azienda sostiene la tennista russa che in questi giorni è invece abbandonata da molti sponsor. Una decisione saggia o controproducente?

L'”errore” di Maria Sharapova e la fedeltà di HEAD

Tutti, o quasi, stanno abbandonando la regina del tennis mondiale Maria Sharapova. Con una mossa forse azzardata HEAD, il produttore di racchette che ha un contratto in esclusiva con la bella tennista, ha invece annunciato di continuarla a sostenere, nonostante la bufera che si è abbattuta in questi giorni per il problema del doping.

Non sappiamo ancora se questa decisione avrà effetti dal punto di vista del marketing. Potrebbe essere anche vincente: sostenere quando tutti voltano le spalle, facendo leva sull’aspetto umano prima ancora che emotivo. Rischia però di ritorcersi contro e costringere l’azienda ad un prossimo futuro improvviso cambiamento di rotta.

Il problema, a nostro avviso, è che bisogna trovare le parole giuste per motivare la decisione di non abbandonare un atleta trovato positivo ad un controllo antidoping. Quelle di HEAD lasciano un po’ interdetti.

Di seguito il comunicato stampa:

Come azienda, HEAD ha una rigorosa politica anti-doping. Riteniamo che l’uso di sostanze vietate dalla WADA, il cui intento è quello di migliorare le prestazioni o di ottenere vantaggi sleali, debba essere sanzionato. In tutti i nostri accordi di sponsorizzazione abbiamo una clausola che ci autorizza ad interrompere i contratti con gli atleti trovati colpevoli di doping.
Nel caso di Maria Sharapova, abbiamo analizzato nel dettaglio i fatti e le circostanze accadute a seguito del suo recente annuncio, al fine di giungere ad una conclusione definitiva circa il nostro rapporto.
I fatti di cui siamo a conoscenza sono i seguenti:
1. Dal 1 ° gennaio 2016, la WADA ha vietato l’uso del meldonium.
2. Maria utilizza dal 2006 il mildronate e altri tipi di farmaci a causa delle frequenti influenze che spesso la colpiscono e degli anomali risultati ECG e degli indicatori di diabete che deve tenere sotto controllo per una predisposizione genetica alla malattia. Il Mildronate è un altro nome del meldonium.
3. E’ noto, all’interno della comunità scientifica che, per avere effetti rilevanti nel miglioramento delle prestazioni, il meldonium debba essere preso in dosi giornaliere superiori ai 1.000 – 2.000 mg.
4. Secondo l’avvocato di Maria, il suo dosaggio è stato significativamente inferiore a quello sopra indicato.
5. Crediamo, inoltre, che lei sia ancora soggetta alle problematiche mediche descritte.
6. Crediamo che, prima del 2016, Maria non abbia mai fatto uso di queste sostanze vietate dalla WADA o di altre sostanze illegali nel corso della sua carriera.
7. Maria ha annunciato il 7 Marzo 2016 di essere risultata positiva al meldonium e di avere commesso un errore per non essersi resa conto che il mildronate, o meldonium, fosse stato aggiunto alla lista delle sostanze vietate dal WADA.
Sulla base di queste considerazioni possiamo concludere che, pur essendo fuori dubbio che la giocatrice sia risultata positiva all’uso di una sostanza proibita dalla WADA è, altresì, ovvio che il continuo utilizzo del meldonium dopo il 1 Gennaio 2016, seppure nelle dosi raccomandate, significativamente minori rispetto alle quantità necessarie all’aumento del livello delle prestazioni, sia stato un evidente errore di Maria. In assenza di qualsiasi prova di dolo intenzionale di Maria di migliorare la sua performance o di cercare di ottenere un vantaggio sleale attraverso l’uso del mildronate, concludiamo ritenendo che, quanto accaduto, rientri nella categoria degli errori ‘onesti’.
Sappiamo anche che, per più di dieci anni, Maria Sharapova sia stata un esempio di integrità femminile ispirando milioni di fan di tutto il mondo a giocare e a seguire il tennis. L’onestà e coraggio dimostrati annunciando e riconoscendo il suo errore sono stati ammirevoli. HEAD è orgogliosa di stare vicino a Maria, ora e nel futuro e per questo motivo abbiamo intenzione di prolungare il suo contratto. Non vediamo l’ora di lavorare con lei e di annunciare le nuove sponsorizzazioni delle prossime settimane e dei prossimi mesi. Maria potrebbe aver fatto un errore ma noi le lasciamo il beneficio del dubbio. Speriamo di lavorare con Maria ancora per molti anni.”

Per quanti hanno avuto la pazienza di arrivare fino alla fine dello stesso, si è trattato di un viaggio scientifico relativo al Meldonium. Le valutazioni sulla dose di principio attivo che effettivamente può provocare benefici dal punto di vista prestazionale lasciano il tempo che trovano. Se la WADA infatti ha deciso di considerare doping la sostanza nelle percentuali inferiori a quelle trovate nella tennista avrà avuto i suoi motivi scientifici.

Resta quindi il dubbio che ci si voglia nascondere dietro un dito. Per quale motivo, per esempio, così tanti atleti russi utilizzavano o utilizzano questo medicinale? Possibile che siano tutti affetti dalle stesse gravi patologie da richiedere un medicinale così importante? E, se la risposta fosse affermativa, è credibile pensare che fisici così “compromessi” sono in grado di realizzare prestazioni di alto livello come vincere un torneo del Grande Slam (2 settimane di gara spesso in condizioni climatiche impegnative)?

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