Milano Sanremo, Demare e la Francia sorride

Non è Hinault ne Anquetil, forse neanche Fignon o Jalabert, ultimo vincitore prima di lui di una classica monumento, ma Arnaud Demare rappresenta la nouvelle vague del ciclismo francese che torna sulla breccia dopo 21 anni...

Milano Sanremo, Demare e la Francia sorride

Ci piacerebbe affermare che la Sanremo ha un fascino e un carisma tali che può essere vinta solo da un grande campione. Qualcosa di simile a quanto si afferma per la Roubaix, l’unica corsa che rovescia il sistema dei valori sportivi e permette di identificare il campione, anche quando questo è un emerito sconosciuto.

La Classicissima di Primavera, in realtà, ha un destino diverso. E’, per i canoni del ciclismo moderno, troppo facile. Tanto facile che ormai tutti possono vincerla. Accade così che sotto il tradizionale traguardo di via Roma abbia vinto, per l’edizione 2016, Arnaud Demare, non proprio un Carneade, ma sicuramente non nel lotto dei favoriti alla vigilia.

E si che i big, prima dell’arrivo in volata, ci avevano provato, anche Vincenzo Nibali, senza dubbio il nostro miglior corridore da gara in linea. Se avesse vinto la Sanremo, però, dopo la Classica delle Foglie Morte, adesso saremmo al cospetto del nuovo fenomeno del ciclismo mondiale. Sarebbe stato bello, ma impossibile.

La Sanremo è una corsa per velocisti, la cui unica difficoltà è il chilometraggio e la velocità. Bisogna essere in grado di padroneggiare con accortezza tutte le fasi di questo “toboga” di quasi 7 ore, senza perdere il filo del discorso. Un filo che Arnaud Demare, già campione del mondo U23 (quindi non proprio un pirla), aveva quasi smarrito: “Ho capito di lottare per la vittoria dalle macchine apripista… mica ero sicuro di essere tra i primi…”. Nonostante tutto ha fatto la volata e vinto, lasciandosi alle spalle Swift, Roelendts e Bouhanni, quest’ultimo forse l’unico vero talento dei quattro.

Il problema della Sanremo, dicevamo, è la relativa facilità che si trasforma in estrema complessità se tutti i big decidono di giocarsela fino alla fine. Allora è veramente difficile spuntarla e ci chiediamo come è possibile, per esempio, che i favoriti Gaviria e Sagan siano usciti di scena troppo presto e che fine abbiano fatto Cancellara, Cavendish e compagnia cantante.

La sorte, inutile negarlo, gioca un ruolo determinante, qualcosa di simile, anche in questo, alla Roubaix. Una sorte che non ha arriso ai sopra citati, ma che avrebbe anche voltato alle spalle al francese se questi, giovanotto di belle speranze e senza pretese, non si fosse fidato della sua ammiraglia che, una volta caduto, gli ha urlato “continua a pedalare, non ti preoccupare, che recuperi…”.

Così a distanza di 21 anni la Francia torna sul tetto della Saremo e vince una delle 5 classiche monumento. L’ultimo a riuscirci Jaja Jalabert, un cacciatore di classiche vecchia maniera che aveva incrociato i pedali con il nostro Bugno, spesso finendo alle sue spalle. L’assenza di un transalpino nelle corse di un giorno era uno di quei non-sense che andava sanato. Il ciclismo moderno (o eroico, dipende dai punti di vista) è nato con i francesi, i belgi e gli italiani. Se questi smettono di correre, si può dire che è un altro sport. Godiamoci pertanto l’unica, a nostro avviso, nota positiva di questa Sanremo, il ritorno sulla scena del ciclismo francese. Demare non sarà il tasso Hinault, ne Anquetil e forse neanche Fignon e Jalabert, ma è sempre meglio di niente…

ARRIVO — 1. Arnaud Demare (Fra, Fdj) in 6.54’45”; 2. Swift (Gbr); 3. Roelandts (Bel); 4. Bouhanni (Fra); 5. Van Avermaet (Bel); 6. Kristoff (Nor); 7. Haussler (Aus); 8. Pozzato; 9. Colbrelli; 10. Trentin; 12. Sagan (Svk); 13. Montaguti; 15. Valverde (Spa); 17. Bonifazio; 20. Gavazzi; 21. Rebellin; 22. Fedi; 26. Boasson Hagen (Nor); 29. Battaglin; 30. Pellizotti; 31. Cancellara (Svi); 33. Nibali a 8″; 40. Kwiatkowski (Pol) a 34”; 42. Nizzolo a 36”; 45. Visconti; 58. Ulissi; 59. Matthews (Aus); 60. Puccio a 43”; 61. De Marchi a 44”; 65. Gatto a 1’30”; 79. Gaviria (Col) a 1’48”.

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