Rugby: Italia v Uruguay 17 a 10, ma che fatica!

Il terzo test match autunnale della Nazionale si chiude con una vittoria che arriva dopo due anni sconfitte ma quanto visto sul campo non fa certo sorridere gli appassionati.

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PARMA – Italia v Uruguay 17-10 ma non ci siamo proprio. Il calcio in touche di Garbisi che chiude la partita segna il metro del rugby italiano: senza idee, senza forze ed anche senza orgoglio. Perché proprio con l’orgoglio si costruiscono le squadre di rugby e interrompere la partita appena è scaduto il tempo dimostra che la paura di pareggiare ha prevalso sulla voglia di giocare.

E’ un’Italia piena di parificati, oriundi o chiamateli come volete. Nonostante questo, però, l’Uruguay si dimostra un avversario più ostico di quello affrontato dall’Italia A una settimana fa. Gioca semplice e non mette in mostra numeri particolari, ma tanto basta per metterci in difficoltà e ci ricorda che la nostra distanza da chi ci sta avanti è sicuramente maggiore da quella che ci separa da chi segue.

Se la nuova conduzione tecnica non cambia velocemente le cose, il rischio di scivolare ancora più dietro nel ranking è concreto. Sconfortanti, da questo punto di vista, le parole di Lamaro in TV subito dopo il fischio finale: “Era importante portare a casa la prima vittoria e ci siamo riusciti.”

Queste tre partite di autunno hanno fatto scivolare indietro nella considerazione di coach Crowley diversi giocatori, partiti titolari nel primo incontro e neanche convocati a Parma. Segno che, aldilà delle inevitabili assenze per infortuni, lo staff tecnico è alla ricerca di soluzioni nuove, non per forza dettate dall’assurda logica *Accademia Francescato che regnava nella precedente gestione.

Siamo certi, da questo punto di vista, che anche altri giocatori, ancora adesso osannati da una narrazione che non si è accorta che il clima sta cambiando, presto usciranno di scena, per lasciare il posto magari ad qualche altro giocatore dimenticato in questi anni.

LA CRONACA – Al 12° l’Italia marca la prima meta grazie all’esordiente Pierre Bruno che riceve il pallone sulla destra, salta l’uomo e schiaccia in meta. Per il 25enne ligure si tratta di un esordio da incorniciare. Sarà lui l’uomo del match, forse l’unica nota positiva di questa partita.

L’Uruguay risponde presto. Al 18° accorcia con una punizione per placcaggio alto di Negri. La partita è serrata e piena di falli. I sudamericani riescono a portare il gioco sul loro terreno, mentre l’Italia si dimostra incapace di far valere il ranking migliore.

Dopo la mezz’ora l’Uruguay è con un uomo in meno, ma questo, sul campo, non si vede. Gli azzurri non riescono ad avanzare, indietreggiando sulla pressione avversaria anche con il possesso palla. Allo scadere del primo tempo una bella azione degli azzurri porta ad un altro calcio di punizione. Garbisi porta a casa 3 punti.

Nel secondo tempo si attende la reazione degli Azzurri, che c’è e porta ad una serie di azioni pericolose nei 22 avversari, senza però mai riuscire a concretizzare per la difesa arcigna degli uruguagi. Al 50° Crowley cambia tutta la prima linea: dentro Faiva, Traoré e Ceccarelli. Fuori Bigi, Fischetti e Nemer. Proprio il tallonatore maori fa valere l’esperienza e schiaccia in meta una maul avanzante (17-3).

La reazione dei sudamericani è veemente. Al 54° sbagliano un calcio che avrebbe potuto accorciare e al 60° arriva la meta che riapre i giochi. Serie di cariche nei pressi della linea di meta, quella decisiva è di Sanguinetti. Ormaechea trasforma (17-10).

La partita rischia poi di essere addirittura una debacle per noi a cinque minuti dalla fine, quando Fischetti interrompe un’azione destinata alla meta in modo irregolare a 5 metri. L’arbitro ci grazia. Per il pilone romano cartellino giallo e partita finita (forse ci sarebbe stata anche meta di punizione), mentre noi ci salviamo dal seguente attacco arrembante degli avversari, ancora grazie a Faiva, che provoca un tenuto.

Salviamo il risultato, ma che fatica. Per poter sorridere bisogna ancora aspettare.

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