6 Nazioni 2016: Ipoteca inglese, ma che fatica! Delusione Italia

L'Inghilterra batte il Galles 25 a 21, si vendica della sconfitta in Coppa del Mondo e mette una seria ipoteca sul Sei Nazioni 2016. Ennesima brutta figura per l'Italia a Dublino contro l'Irlanda, sconfitta per 58 a 15.

6 Nazioni 2016: Ipoteca inglese, ma che fatica! Delusione Italia

6 Nazioni 2016 Twickenham Stadium, London, England 12/3/2016 England vs Wales England’s Maro Itoje receives the RBS 6 Nations Man of the Match award from Paul Kembery Mandatory Credit ©INPHO/Billy SticklandAccade nel rugby che fai qualche meta in più ma perdi: la partita e il 6 Nazioni 2016. Accade, più frequentemente il primo caso che il secondo, e non ci puoi far nulla. Puoi solo rammaricarti di esserti svegliato troppo tardi o, dipende dai punti di vista, trovato l’insperato aiuto di un arbitro solo a 9’ dalla conclusione.

Questo non basta a spiegare Inghilterra Galles finita 25 a 21 per i giocatori della rosa, grazie al piede fatato di Farrell che ha bombardato i pali gallesi da ogni posizione. Per lui, alla fine, 21 dei 26 punti scritti a referto, mentre dall’altra parte nessun calcio piazzato, “solo” tre mete trasformate da Dan Biggar che, se ne avesse avuta l’occasione, probabilmente avrebbe dato il proprio contributo anche in altro modo.

Da qualche tempo a questa parte quando gioca il Galles bisogna sedersi comodi in poltrona e attendere. Perché lo spettacolo, statene certi, arriverà. E’ successo contro il Sud Africa nella Coppa del Mondo, contro l’Irlanda all’esordio del 6 Nazioni ed anche oggi, contro l’Inghilterra. Il problema della squadra di Gatland, però, è che a volte si svegliano tardi. Troppo…

A Twickenham andava in scena la rivincita del duello fratricida della Coppa del Mondo che aveva visto vincere il Galles e uscire di scena alle qualificazioni l’Inghilterra. Logico quindi che i XV di Sua Maestà si riversassero come lupi famelici sulle linee avversarie. La voglia di riscatto era tale che neanche i meccanismi ancora non bene oliati del gruppo di Eddie Jones potevano rappresentare un impedimento. In poco meno di 20′ l’Inghilterra si trovava oltre il break, grazie a tre calci. Mancava la meta, e questo in qualche modo dava il segno di una difficoltà ancora non risolta per la squadra inglese, che però può mettere sul piatto età e tanto margine di miglioramento.

Nonostante ripetuti assalti all’interno dei 22 metri avversari, la meta si concretizzava soltanto al 31′ con Watson che concretizzava un “gioco” dell’astro nascente Maro Itoje che liberava Brown il quale a sua volta scaricava sull’ala. Il Galles sonnecchiava, schiacciato dalla veemenza inglese, come se stesse aspettando qualcosa… Si ma cosa?

Il secondo tempo si apriva con una pressione territoriale degli ospiti, che però non concretizzavano 4 punizioni consecutive nei 10 metri dalla linea di meta, scegliendo sempre il duello con la mischia ordinata. In questi casi di solito la cosa si risolve in uno dei tre modi: o arriva la meta, o l’espulsione per il giocatore avversario (e quindi il concretizzarsi di un vantaggio tattico che va oltre i punti), oppure perdi palla e fai la figura del fesso. E’ andata proprio così e a quel punto, con il calcio di alleggerimento degli inglesi, ben pochi erano ormai disposti a firmare per un ritorno gallese.

Invece accade che Ford si lascia sorprendere da Biggar che intercetta un suo calcio e schiaccia in mezzo ai pali. “Bene, ci siamo detti in molti, adesso parte la riscossa!”. Invece no, gli inglesi, ordinati, tornano a giocare con il piede e i gallesi ancora non riescono a trovare il bandolo della matassa finché, a 9′ dalla fine, dopo l’ennesimo fallo di ostruzione nella 22 inglese San Cole paga per tutti e lascia il campo anzitempo. Un giallo che vale un rosso (visto i minuti che restavano da giocare).

Il Galles sente l’odore del sangue, nel giro di tre minuti, dal 73° al 76, segna due mete, sfondando prima a destra, poi a sinistra. L’Inghilterra è un pugile suonato, incapace di reagire. Siamo convinti avrebbe preso il colpo del ko se l’arbitro non avesse fischiato un fallo laterale a nostro avviso inesistente. Al Galles resta il rammarico di aver sprecato una bella occasione, all’Inghilterra la quasi certezza del successo finale e grande slam. Anche se la Francia a Parigi, nell’ultimo turno, è sempre un brutto cliente.

E l’Italia, travolta a Dublino dall’Irlanda (sconfitta per 58 a 15)?

Non troviamo commento migliore che raccontandovi la storia di Maro Itoje, agile seconda linea inglese e predestinato campione del futuro. Maro, nato a Londra (Camden) ma di origine nigeriana, a 21 anni è già uno dei punti fermi della Nazionale di Eddie Jones. Ha classe da vendere, e si vede, un passato (ed un futuro) da star del rugby. A scuola ha giocato a calcio, basket e rugby. Alla fine ha scelto la palla ovale, anche se, siamo convinti, con i suoi 195 cm avrebbe ben figurato in tutti gli sport. Ha fatto tutte le trafile delle Nazionali e, udite udite, non si è perso per strada. Gioca con la maturità del grande campione e calca il palcoscenico di Twickenham senza alcun timore reverenziale, anzi mettendo sul campo, a disposizione della squadra, la forza e l’entusiasmo dei suoi 21 anni.

Adesso torniamo alla partita dell’Italia. In campo, per “giustificare” la sonora sconfitta (prevedibile… vedrete quella contro il Galles tra una settimana) si è sussurrato: per forza, abbiamo tanti debuttanti, alcuni giovanissimi…

Non crediamo si tratti di una giustificazione, ma della conferma di una colpa. Perché, infatti ci chiediamo, a 21 anni in Italia sei un “inesperto” che se gioca rischia di far prendere imbarcate da paura mentre in Inghilterra sei un pilastro della Nazionale?

Perché i nostri giovani sono sempre più “giovani” degli altri? Siamo convinti che anche in Italia nascono tanti Maro Itoje, solo che, bene che gli vada, finiscono a giocare a calcio, mentre male che vada vengono rimandati nel loro paese con la famiglia. In qualsiasi caso crediamo sia impossibile che conoscano il rugby (o il calcio, il basket o il ciclismo) a scuola, impegnati come saranno a portare la carta igienica o i fogli per le fotocopie, come tutti gli studenti italiani.

Questo per dire che probabilmente di simili imbarcate ne prenderemo ancora molte in futuro prima che qualcosa cambi.

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