6 Nazioni 2018: con l’Inghilterra sconfitta scontata ma fa male lo stesso

La sconfitta con l'Inghilterra ci può stare, ma non il disinteresse del pubblico e la sempre minora affezione verso questo sport che rischia di sparire dal cuore degli italiani.

6 Nazioni 2018: con l’Inghilterra sconfitta scontata ma fa male lo stesso

E’ stata una giornata dura per il rugby italiano, conclusa con i fischi dell’Olimpico. Fischi che una stampa ancora compiacente ha difficoltà a registrare, ma che i 60mila presenti allo Stadio hanno sentito bene, inframezzato dai cori, ben più consistenti della tifoseria albionica.
La sconfitta del rugby italiano (non della Nazionale) si è concretizzata questa mattina, verso le 10. Ero sul campo di rugby della periferia romana per un torneo U11. Mi chiama una cara amica: “Mi sono capitati per le mani due biglietti per la partita di oggi contro l’Inghilterra… a noi il rugby non interessa.. li vuoi?”

“Perché li hai comprati, allora?”. “Non li ho comprati, me li hanno regalati.. a scuola.”

Avevo deciso, in questa prima partita del 6 Nazioni 2018, di non essere presente. Come Sport24h avevamo fatto richiesta di accredito, negata. Meglio, mi evito il freddo e la corsa per arrivare in tempo allo Stadio. Mi figlio grande, poi, i suoi biglietti se li era già procurati, per lui e la ragazza. Anch’egli a scuola, anch’essi gratuiti. Non sapevo neanche a chi regalarli a mia volta.. “No, grazie..” “Ok, allora li butto.”

Finito il torneo U11, in macchina, mentre torno a casa, squilla il telefono. E’ un caro amico: “Perché non vieni con me allo Stadio, mia moglie mi ha dato buca.. ce la vediamo lì.” Avrei voluto spiegargli che non mi andava, che la partita, la corsa, i biglietti rifiutati.. ma agli amici non si può far mancare il supporto, la vicinanza. Non è bello lasciarli soli, anche se per una partita già scritta come quella contro l’Inghilterra. “Ma li hai comprati?” “Ma che scherzi.. regalati”.

Così arrivo, mio malgrado, allo Stadio Olimpico. Una marea di persone, nel villaggio per il terzo tempo e all’interno dell’impianto. Pieno. Peccato, però che per riempirlo, oggi più che mai, c’è stato bisogno di regalare i biglietti, perché altrimenti lo spettacolo sarebbe stato ben altro…

Alla fine della partita, la cui cronaca potete leggere anche in altri siti, mi frullano in testa alcune cose. La prima sono le parole di capitan Parisse: “Vogliamo arrivare a 5′ dalla fine in partita..”. Frase detta in occasione della presentazione del Torneo e che vale quindi anche per la altre partite del 6 Nazioni 2018 ma che inevitabilmente fa trasparire un sorriso, sarcastico, alla luce di quanto visto oggi. L’Italia, raccontato le cronache a mio avviso un po’ generose, è stata in partita per 60′. Se anche fosse vero, non sono i 75′ promessi. Se fosse vero, comunque, non sarebbe consolatorio. Da una decina di anni a questa parte l’Italia crolla dopo un’ora di gioco. E’ accaduto anche oggi. Non c’è da rallegrarsene ne da trarre indicazioni confortanti. Chi conosce il rugby recita un saggio: “Le partite di rugby iniziano dopo un’ora”. Significa che i valori si vedono nell’ultimo quarto di partita. E per noi, da tempo, non è un bel vedere.

La seconda considerazione è che non ha alcun senso resistere un’ora (o 75′, come avrebbe voluto Parisse) se poi crolli e prendi una meta ogni 2 minuti. E’ una filosofia perdente, come quella che lo scorso anno ci fece gridare al successo perché mettemmo in campo uno stratagemma per provare a non prendere un’imbarcata (vi ricordate le ruck non contestate?).

La terza considerazione, un po’ più amara, riguardava la presenza ospite. Lo stadio sembrava Twickenham tanta era la maggioranza inglese. Gli italiani non credono più a questa Nazionale, alla favola “ovale”, ai XV cavalieri coraggiosi, allo sport della lealtà e soprattutto non si illudono più che si possa far risultato. Non vanno più allo stadio.. i biglietti, regalati, piovono dal cielo. I fischi, alla fine, lo ricordano.

L’ultima riguarda il tempo, nel senso del clima. Il sole di Roma ci sembra, in questi anni, l’unico reale alleato perché l’Italia resti ancora nel 6 Nazioni. Una festa così, in questi mesi, è difficile goderla in qualsiasi altra parte d’Europa. Meno che mai a Tibilisi. Ma per quanto basterà?

Antonio Ungaro

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