6 Nazioni: lo sgambetto ai francesi e tre motivi per sorridere

6 Nazioni: lo sgambetto ai francesi e tre motivi per sorridere
Olimpico 3/2/2013 - Italia Francia 6 Nazioni

Olimpico 3/2/2013 – Italia Francia 6 Nazioni

Non sappiamo dove potrà arrivare l’Italia di Brunel in questo 6 Nazioni, sappiamo però che adesso il torneo è veramente diventato a “6”, non solo nel numero delle nazioni partecipanti, ma per la rilevanza che ognuna di queste assume per il successo finale. Mai era accaduto, infatti, in 13 anni di esistenza del 6 Nazioni, che l’Italia assumesse un ruolo così determinante nella lotta per la vittoria. Lo scherzetto rifilato ai francesi, infatti, compromette forse irrimediabilmente la loro corsa verso la Coppa. Sarà difficile per i galletti a questo punto raddrizzare la situazione. Dovranno infilare quattro successi di fila (perché con tre è veramente illusorio pensare di farcela) due dei quali in casa di Inghilterra e Irlanda. La vedo dura. Per i cugini quello di ieri rappresenta un drastico ridimensionamento di ambizioni. La prima grande novità dell’Italia di Brunel è, a mio avviso, proprio questa: gli azzurri incidono in modo determinante sul destino del 6 Nazioni come mai era accaduto in passato quando, pur vincendo, lo facevano con squadre ormai fuori dai giochi e per questo meno motivate.
E’ evidente ormai che chi vorrà in futuro lottare per la vittoria dovrà consultare il calendario e eventualmente valutare con cautela un suo passaggio all’Olimpico. Il catino del Foro Italico (anche domenica praticamente esaurito) sta diventando un campo minato. Ha sofferto (graziata dai nostri) l’Inghilterra lo scorso anno, su un campo eccezionalmente ricoperto di neve; ha pagato dazio la Francia quest’anno, mentre la Scozia che perde con noi in Italia non fa notizia. Ma ci sono a mio avviso altri elementi che fanno ben sperare per questa edizione del 6 Nazioni.
Primo: l’Italia del rugby è evidentemente cresciuta nella tenuta mentale. Neanche tanto tempo fa una partita così l’avremmo persa. Gli ultimi minuti della sfida di domenica sono in qualche modo l’emblema dell’evoluzione compiuta. L’argine costruito per resistere all’avanzare francese ha tenuto quando in passato aveva ceduto proprio a pochi secondi dalla fine (ricordate il drop di O’Gara al 77° nel 2011 al Flaminio?), vittime di una sudditanza psicologica prima che fisica.
L’irriverente arroganza della Francia ci ha cambiato. Non quella mostrata dai galletti, ma quella del tecnico francese Brunel, che è riuscito a plasmare a sua immagine un gruppo consolidato di veterani, ridisegnandone completamente la tenuta psicologica. Come nel caso di Orquera. La nostra mediana, in passato, non è mai sembrata all’altezza. Domenica, invece, è risultata addirittura il punto di forza e in grado di fare la differenza.
Due: tenuta fisica e gestione dello sforzo. Le partite dell’Italia duravano 50’. Nel secondo tempo si spegneva la luce e buona notte ai suonatori. Ancora non giochiamo per 80’, ma la distribuzione del forze appare più coerente con le esigenze del rugby moderno. L’inversione di tendenza si era intuita con l’Australia. In quell’occasione nel primo tempo i nostri non erano entrati in campo, ma nella ripresa avevano messo alle corde i wallabies. Con la Francia siamo partiti bene, ci siamo fermati, andati sotto, ricostruito gioco nell’ultimo terzo di partita. Il tutto dando l’impressione di non essere mai in debito di ossigeno. Quando questo è accaduto, Brunel ha provveduto a cambiare immediatamente le prime linee ormai pascolanti per il campo tra un calcio e l’altro. Sarà stato un caso, ma dopo quelle sostituzioni l’inerzia della partita è cambiata nuovamente, a favore nostro.
Tre: continuità di risultati. E’ un buon motivo di orgoglio quello di essere diventati lo spauracchio dei francesi, almeno tra le mura amiche. Due successi in tre anni non sono più un caso. La continuità di risultati si dovrà misurare sabato prossimo a Murrayfield. La Scozia è per noi l’avversario meno ostico per cui l’opportunità di compiere una “doppietta” mai registrata da quando siamo nel 6 Nazioni è veramente ghiotta. C’è da dire che ad Edimburgo non abbiamo mai avuto vita facile, ma è pur sempre l’unico stadio nel quale abbiamo vinto lontani da casa (37 a 17 nel 2007). Se mai dovessimo ritrovarci alla fine del prossimo turno con due successi, a quel punto il confronto interno con il Galles potrebbe essere veramente la partita che cambia la storia del rugby italiano.
Antonio Ungaro

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