6 Nazioni: un’Inghilterra operaia doma l’Italia delle occasioni sprecate

6 Nazioni: un’Inghilterra operaia doma l’Italia delle occasioni sprecate
Andrea Masi, man of the match

Andrea Masi, man of the match

La classe operaia va in paradiso, soprattutto nel rugby. Sua Maestà Inghilterra porta a casa un successo fondamentale per poter ancora sperare nel Grande Slam, nel quarto turno del 6 Nazioni contro l’Italia. Ma è un successo di fatica e sudore quello raccolto a Twickenham contro una (poco) sorprendente Italia.
Chiariamo subito un concetto. La bella partita della formazione di Brunel non può, neanche parzialmente, giustificare la sconfitta contro i maestri inglesi. Quella di oggi ci è sembrata la ripetizione della partita persa lo scorso anno in un Olimpico insolitamente ricoperto di neve. Allora perdemmo di due punti dopo aver buttato al vento 2 calci che ci avrebbero permesso il successo. Oggi non abbiamo concretizzato un’evidente superiorità nel secondo tempo, oltre a 1 calcio ed una trasformazione. Ad un certo punto, quando mancavano dieci minuti alla fine, la formazione azzurra era a 3 metri dalla meta che avrebbe regalato, se trasformata, una parità storica. Ma non abbiamo trovato il bandolo della matassa, perdendolo anzi nel momento decisivo (un avanti). Poco dopo ci facevamo rubare la touche decisiva, ai 5 metri. Insomma a nostro avviso la solita Italia, condita da tanto carattere e penalizzata da limiti psicologici oltre che da un arbitraggio tradizionalmente a favore della squadra più forte.
Riguardo le nuove regole, prima o poi si dovrà affrontare un discorso più approfondito. Ci limitamo a sottolineare che ormai le mischie sono diventate l’occasione per guadagnare calci piazzati. Il 90% delle volte si gioca sull’errore dell’avversario più che su un vantaggio di posizione in grado di rilanciare l’azione. Che poi, in questo match, l’arbitro abbia sottolineato con maggiore frequenza la nostra poca attitudine alle nuove disposizioni con calci contro a ripetizione (come lamentato anche dal tecnico azzurro), è soltanto un aspetto accessorio rispetto alla mancanza di lucidità del nostro pacchetto nelle occasioni decisive.
L’Inghilterra ha salvato il suo Grande Slam, ma dovrà passare al Millennium Stadium contro un Galles rilanciato dal terzo successo consecutivo fuori casa e ancora in corsa per il successo al 6 Nazioni. E l’Inghilterra vista all’opera oggi non ci sembra irresistibile. Forse il quindici della rosa ha pagato un calo di concentrazione contro quella che storicamente è la formazione meno pericolosa, per loro, nel 6 Nazioni. A Cardiff sarà battaglia vera e non è detto che i bianchi di sua Maestà riusciranno a portare a casa la pelle…
L’Italia vista all’opera in Inghilterra, però, ha diversi motivi per sorridere. Prima di tutto l’aggressività difensiva è stata pari, se non superiore, a quella avversaria (rinomata per essere la migliore). Inoltre vince il compunto delle mete 1 a 0, e questo nel rugby è una cosa che conta. Masi è stato indicato MVP, ma McLean è sicuramente l’uomo che ha trascinato avanti l’Italia, spostando l’asse del gioco nella metà campo inglese e finendo per essere, a nostro avviso, il migliore in campo. A parte la mediana, il resto dei reparti in Inghilterra hanno mostrato una qualità che nell’ultima partita, se confermata, ci permetterà di giocare al pari con gli Irlandesi.
Il freddo pungente è la voglia di stravincere degli Inglesi accoglie la nostra nazionale all’esordio. L’arbitro e Toby Flood (implacabile) ci castigano ogni volta che il nostro pacchetto di mischia commette errori e allenta la pressione. Il primo tempo è da dimenticare, con Gori che sbaglia un calcio e si fa espellere per un blocco irregolare con palla lontana. Castrogiovanni che esce per infortunio è il crack della partita dell’Italia. Entra Lorenzo Cittadini e non soffriamo più in mischia, guadagnando anche in mobilità in attacco e pressione in difesa.
Imbarazzanti addirittura gli ultimi minuti del primo tempo, con 6 punti (2 calci) regalati da errori in difesa, l’ultimo dei quali a tempo scaduto e con la squadra già nello spogliatoio.
La ripresa non parte meglio: De Marchi commette infrazione in touche e Flood allunga ancora. Ma quella rientrata in campo è un’altra Italia. Aumenta la pressione e il gioco. Un errore di Toby Flood permetta a Zanni di recuperare palla; Orquera si ricorda di avere anche i piedi e con un cross libera Luke McLean all’ala per l’unica meta del match: 15-11 con il rammarico della trasformazione fallita.
L’Italia insiste, Venditti rompe tre placcaggi, arriva al limite dei 22 e l’Inghilterra è costretta al fallo. Orquera sbaglia ancora e si capisce che per spostare l’inerzia della partita serve un’altra meta. Negli ultimi minuti chiudiamo gli inglesi nei loro 5 metri, ma manca il guizzo vincente.
La classifica ci vede ancora penultimi, con la Francia chiamata, dopo il pareggio di sabato, a vincere contro la Scozia per muovere la classifica. Se saremo in grado di battere per la prima volta nella storia del 6 Nazioni l’Irlanda sabato prossimo, avremmo fatto il nostro. Altrimenti il cucchiaio di legno tornerà qui in Italia, a meno che la Francia non sprofondi, in casa, anche contro la Scozia. Improbabile.
Antonio Ungaro

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