
Sul palco della premiazione lo vedi sempre infreddolito, ma se gli chiedi: “Brividi?” (nulla a che fare con la hit di Blanco e Mahmood), Jarno Widar risponde: “No, no”. Difficilmente lo vedi ridere, eppure è capace anche di una buona dose di affabilità e sorprende quando sul palco di Pont, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, lancia sul pubblico le scatole dei calzini. Come le maglie che ha conquistato (gialla di leader, a pois del GPM e blue della classifica a punti) non li può indossare tutti e comunque preferisce quelli bianchi in cotone fine del suo team (Lotto) che indossa su scarpini sempre con i lacci.
Dicono che sia un tipo strano. Ognuno ha la sua personalità. “Sto lavorando con un mental coach”, dice. Pare funzioni. Quest’anno rilascia dichiarazioni meno esplosive rispetto al passato e neppure ci prova più a dire: “Sono al Valle d’Aosta per allenarmi per il Tour de l’Avenir”. Si fa amare un po’ di più questo belga che fa il bis a Valsavarenche dopo aver conquistato (venerdì) il traguardo del Colle del Gran San Bernardo a 2473 metri di altitudine.
Domani gran finale del 61° Giro della Valle d’Aosta a Cervinia, un altro duemila da conquistare. Non ha troppa concorrenza intorno Widar, a dir la verità. Se ne sono andati Adam Rafferty (Hagens Berman Jayco) e Luke Tuckwell (Red Bull Bora Hansgrohe), resta Jakob Omrzel (Barhain Victorius), ma il vincitore dell’ultimo Giro Next Gen (un anno fa protagonista di un bruttissimo incidente al Giro di Lunigiana juniores) è sofferente per quanto accaduto a Samuele Privitera (a Pont ottimo secondo con nove secondi di distacco da Widar). Il dolore non si smaltisce con un colpo di pedale e i brutti fantasmi, se così li vogliamo chiamare, non esitano a farsi sentire.
Lorenza Cerbini
