Tortona ha una memoria da record. Proprio così, il 7 novembre 2025, la Biblioteca Civica Tommaso De Ocheda ha messo in programma la presentazione di un libro che lega con un filo rosso – quello dell’amore e della passione per il ciclismo – un personaggio tortonese affascinante e antico, Giovanni Cuniolo detto Manina, e Fausto Coppi, di Castellania, il Campionissimo che su queste strade, nell’Alessandrino ha costruito i suoi grandi successi e ha assetato i tifosi della sua Terra.

Terra di ciclismo
Venerdì alle 18, nella bella Tortona, quella dei Baci di Dama, il tempo diventerà un cerchio perfetto, come quello di una ruota, anzi due, che girano da più di un secolo. E il cerchio sarà – chiudendo gli occhi per sognare a ritroso – quello di un Velodromo, il Vigorelli di Milano. Manina, Coppi, Vigorelli, Trotter, Tortona… sono uomini e luoghi che evocano mitiche imprese. Da rivivere attraverso le pagine di un libro (Fausto, il mio Coppi, Lab DFG editore), che stiamo presentando in un tour italiano molto emozionate iniziato a luglio, centro e isole comprese (Ripa Teatina, Oristano, Bono-Sassari eccetera eccetera).
9 giugno del 1906
Si torna a parlare di un record, di uomini, e di una passione che non si è mai fermata: Giovanni Cuniolo e Fausto Coppi. Storia del ciclismo e della nostra Italia. Uniti dalla parola record e anche da due città, non solo Tortona e l’Alessandrino, ma anche Milano. La Milano del Trotter per Cuniolo e quella del “Vigo” per Coppi. Cuniolo, detto “Manina”, il 9 giugno 1906 stabilì il record italiano dell’ora sulla pista del Trotter di Milano: 39 chilometri e 346 metri, poi portati a 39,650. Un’impresa pionieristica, in un’epoca in cui la bicicletta era ancora un sogno di ferro e sudore.

“Quello Mondiale era già oltre i 41 – ci spiega Carmen Pagella, guida del Museo ACDB di Alessandria – La bici usata da Manina era una Maino. Nel 1907, Cuniolo, si fece realizzare la prima maglia tricolore per gareggiare all’estero, anche se inizialmente si trattava di una fascia. Successivamente, la maglia divenne a strisce e fu indossata da lui dopo aver vinto il campionato italiano di ciclismo su strada nel 1906. Quella bicicletta usata dallo spericolato Manina è in esposizione a Palazzo Monferrato”, al Museo Alessandria Città delle Biciclette che insieme con il Museo del Ghisallo patrocina il romanzo pubblicato da Lab DFG, 65 anni dopo la morte tragica di Fausto Coppi.
Andiamo per record
Trentasei anni dopo, il 7 novembre 1942, un altro piemontese, magro come un chiodo, alto, forte e un torace pieno di capacità (polmonare), due gambe così, belle, lisce e adorate dalle mani sante del massaggiatore cieco Biagio Cavanna, quello di Novi, quello della scuola di pane e ciclismo, un Fausto Coppi testardo e timido come la sua terra, volò al Vigorelli di Milano per il suo record. Raggiunse il velodromo in bicicletta, con la maglia di lana, in una Milano bombardata, il Vigo aperto per dare modo agli sfollati di occupare gli spalti. Quell’uomo era Fausto Coppi. Con la guerra sopra la testa, e nelle gambe la speranza di non doversene occupare in prima persona (“se fai il record – Fausto – forse non ti chiamano al fronte”, gli andavano dicendo), percorse 45 chilometri e 798 metri in un’ora, spingendo il mito oltre la cronaca.
Manina e Fausto Coppi a Milano
Per realizzare quel record, quel sabato pomeriggio di novembre, il 7 novembre, Manina era andato lì. Vecchio amico, sostenitore, tifoso e tecnico speciale: la famiglia di Coppi si stava già allargando. Lo accompagnò sul bordo della pista come un padre orgoglioso, come un testimone del passaggio di una staffetta ideale tra due generazioni di campioni piemontesi.
Oggi, a distanza di oltre ottant’anni, il pronipote Giovanni Ferrari Cuniolo ha voluto ricordare quel gesto e quella storia, riportandoli a casa, nella sua Tortona, con un incontro che unisce la memoria e il racconto. L’occasione è la presentazione del libro, Fausto, il mio Coppi, Storia di un amore in salita nel diario della moglie Bruna (Lab DFG, 2025), un romanzo-verità che racconta il Campionissimo attraverso la voce dolce e ferita della moglie Bruna Ciampolini e le memorie scritte di Franco Rota, portavoce e confidente di Fausto. E la serata, moderata da Andrea Rovelli, sarà più di un ricordo: presente Marina Coppi, sarà un abbraccio tra generazioni, e figli e nipoti, una pagina di storia che si riapre proprio nel giorno in cui Coppi, nel 1942, pedalava contro il tempo, con il casco imbottito e la maglia verde oliva della Legnano, su una bici di sette chili e mezzo costruita da Ugo Bianchi. Quella bici è custodita al Museo del Ghisallo, pneumatici di seta consumati dal tempo che se li guardi ti vengono i brividi…
Al Vigorelli di allora c’era poca gente: Serse (Coppi), Cinelli, Pavesi, Magni (questi è stato il fondatore del Museo del Ghisallo, 20 anni fa a Magreglio), qualche operaio con la schiscetta in mano. Su Milano c’era il silenzio e la paura della guerra. E c’era la terra giusta per scrivere la leggenda. Coppi, reduce da un infortunio, arrivò a Milano pedalando da Castellania. Si dice avesse la febbre, ma negli occhi la luce di chi sa costruire il proprio destino. Quando finì, aveva fermato il cronometro su 45,798 chilometri. Il record dell’ora. Il suo primo capolavoro.
“Nell’ottobre cominciò ad allenarsi per il record dell’ora. – scrisse Bruna Ciampolini prima di diventare una Coppi e lasciarci questo diario attraverso mani e sensibilità di Franco Rota – Non sapevo neppure cosa fosse. Faceva degli allenamenti massacranti. Io mi mettevo sulla strada a vedere i suoi passaggi. Lo salutavo con la mano. Lo incitavo. Faceva il giro del Quarantotto. Non so perché lo chiamasse così. Qualche volta passando mi gridava: «Guarda se impiego meno».

Un libro in viaggio
Nel frattempo, il tour del libro “Fausto, il mio Coppi” continua a intrecciare emozione e memoria. Il 6 novembre, il giorno prima, alla Biblioteca Civica di Novi Ligure, il dialogo sarà con il giornalista Luca Lovelli, sensibilità e spirito olimpico perfetti per questo impegno. Saranno presenti Marina Coppi, figlia del Campionissimo, e il campione Claudio Chiappucci, ma anche sono attesi figli di gregari angeli come i Carrea, i Milano, i Parodi… presenze simboliche, la famiglia e la strada del ciclismo, per fare rivivere il ricordo e la corsa.
Due tappe, una dopo l’altra, Novi e Tortona (poi sarà la volta di Sestri Ponente, Recco e La Spezia 14 e 15 novembre, il 13 dicembre a Varazze con Carlo Delfino), tappe di fila per raccontare la poesia del ciclismo e la sua eterna umanità. Sono tutti tesori, biciclette comprese, fra i più preziosi della storia della nostra Italia.
Foto Archivio Famiglia Cuniolo / Musei Ghisallo_ACDB Museo

