
Eroica.
Aggettivo femminile.
Ma si applica a tutti quelli che partecipano e senza enfasi.
Eroica.
È una filosofia, un modo e un mondo che fa girare indietro il tempo senza nostalgia, con il sorriso: lo fai notare a lui, il presidente di Eroica Italia Franco Rossi, il signor Rossi di oggi (faceva il calciatore, ora vive a Montalcino…). E lui in tutta risposta che fa? Ti sorride. Chiusa lì.
Bellezza.
Attorno, in quelle colline di biodiversità, ti svegli presto la mattina della vigilia, cammini attorno a Montalcino su e giù, mica facile anche a piedi, e conosci la sua natura lasciando andare sensi e pensieri.
Ti sorprende un lungo elenco di natura attorno: le ginestre fiorite che profumano così intensamente da tuffarti dentro, poi felci, ulivi, ippocastani, pini, orchidee selvatiche rosa ciclamino e generosi cespugli di valeriana.
Se spazi con lo sguardo, la Val d’Orcia ti disegna questa paradisiaca alternanza tra vigne, oliveti e campi di cereali appena dorati: saranno pronti a giugno-luglio per la mietitura.
E poi i boschi di lecceti, roverelle, querce e macchia mediterranea. Non è un caso che il nome Montalcino derivi probabilmente da «Mons Ilcinus», il monte dei lecci.

Montalcino.
E vigne attorno a te, vigne di sangiovese che è nel pieno dello sviluppo vegetativo, con le punte – noi le chiamiamo cò – che spuntano in alto e cercano appigli.
Ordinate e belle, sono la ricchezza e l’amore insieme di una città antica che sorge in alto, dove si domina e si avvista Monte Al Cino: togli una elle e fa monte acino di Brunello, quel vino…

Poggio alle Mura.
Sei in una parte di terra che è a sé stante: non è Siena, non è Grosseto, è Montalcino. È… Brunella, il nome della tua sorellina che non c’è più, ti pulsa nel cuore… Chissà perché l’hanno chiamata così…
È una terra che è dominata da un castello che avverti quando sali sulla strada maestra… quel castello poggia alle mura…
Difende ancora oggi un orgoglio di terra che avverti dentro ai vicoli, anzi alle contrade.

A Montalcino, Poggio alle Mura è stare insieme. Bere Brunello, anche di una cantina amica di Banfi, non importa, ma sempre Brunello. È una tavolata che scende e sale, lunga 200 persone, la stessa maglia di lana. Poggio alle Mura, la scritta sulla lana, diventa un coro da stadio: Poggio alle Mura, c’è solo un Poggio alle Mura, Poggio alle Mura, c’è solo Poggio alle Mura…
È il nome del sovrano rosso del castello, di una cantina che oggi è un brand mondiale, sconfina persino nel tuo Piemonte, a Strevi (dove sono nate le bollicine di Alta Langa e non le puoi dimenticare), e poi viaggia al di là della terra più tonda, sì, un acino per il vino, fino a New York, dove la sua presidente Cristina Mariani-May vive: anche lei è una creatura che sorride sempre.

“Poggio alle Mura è anche una squadra di eroici” te lo aveva detto Lorella Carresi, communication manager di Banfi, quando l’hai incontrata in un evento del vino e a parlar di biciclette è nata un’amicizia. Ora sei lì con lei. Vesti la stessa maglia. Sono piu di 60 maglie color Brunello e la scritta in mezzo sul bianco, che cenano insieme in contrada e si ritroveranno la mattina dopo presto per pedalare su bici di un tempo: pochi aiuti, tanto cuore sulle strade polverose e bianche delle belle colline attorno a Montalcino… Rosso come il vino bianco come la strada. I colori di Poggio alle Mura. Ecco un perché.
Quei colori sono coordinati da una team leader – quasi un Diesse – della cantina Banfi, sponsor dell’evento, che si chiama Marta Insaccanebbia: mai un cognome fu più intonato cacofonicamente al contesto di un evento come l’Eroica. Sono quei cognomi che ti fanno però riflettere sull’origine etimologica della parola: «Forse, eravamo gente che passava il tempo così, a insaccare nebbia, a non far nulla», ti dice Marta sorridendo nel suo calice di Brunello. È proprio il contrario: lei faceva anche Downhill. le gare in discesa. Semmai oggi, insacca polvere pedalando persino in salita…
Torrenieri, San Giovanni d’Asso, Montisi, Trequanda, Pienza, San Quirico d’Orcia, Bagno Vignoni, Buonconvento, Asciano… tutti nomi di luoghi attraversati dagli eroici e sono da visitare con lentezza prima o poi nella vita, figuriamoci che bello arrivarci in bicicletta!
Non pedali però.
Ti godi lo spettacolo. Te ne stai lì ad aspettare che partano e poi vederli tornare i duemila e passa eroici, ognuno con la sua strada e il suo rifornimento speciale, bandito per l’occasione con i prodotti della natura bella. Hanno un viaggio personale da raccontare o tenere per sé. Guardarli ti dice tante cose.

Sei privilegiata, perché hai anche la vista sulla strada che si affaccia alla partenza dal minuscolo, curato e familiare Hotel del Giglio, dove la famiglia che lo gestisce (ogni angolo di luce una pianta, un fiore) conosce a memoria ogni dettaglio organizzativo. Ne fa parte. Proprio come te, anche senza pedalare. Posto dove tornare e gozzovigliare. Promesso.
Dal Giglio scatta una musica: suonano i freni di bici d’antan… siamo in discesa. Poi sarà salita. Montalcino li vede partire gli eroici e li sa aspettare per la grande festa finale che non finisce lì, perché quando te ne andrai avrai prenotato nel cuore un ritorno.
Se lo immaginava così il fondatore Giancarlo Brocci, il destino di questo evento? Forse sì, forse no. Ma lo vedi sereno. Lo trovi qua e là. Ti compiaci della sua semplicità. E della sua coerenza intuitiva. Un genio.

Continua per la sua strada, che non è solo un raduno di bici d’epoca ma anche sempre una serie di messaggi giusti da portare in strada e pedalare.
A Gaiole, dove al Brunello si sostituisce il Chianti, le cose sono andate benissimo fin dalla prima edizione del 1997, con 92 partecipanti. Oggi sono ottomila eroici a novembre.
Ma qui, nel calice, con il Rosso di Montalcino, la poesia di questo evento senza pensieri e con un modo di guardare il tempo che rallenta e torna anche indietro sembra più intatta. Più contenuta. Forse anche più chic, che non è una parolaccia, perché quando c’è tanta gente attorno fa piacere che tutta la gente attorno sia bella.

Bella gente a Montalcino.
Molti vengono da fuori, anzi da molto fuori. Ne hai fermati alcuni: basta una scritta sulla maglia per creare l’appiglio alla conversazione… Perché Coppi e non Bartali, ad esempio? Ma vi rendete conto che ancora se ne discute?
C’è un sudafricano che ti spiega la sua teoria, ma anche un australiano, un inglese e persino una norvegese. Bella gente.
Stilosi, con quel modo di andare in bicicletta che c’è un caldo boia ma sono vestiti di lana… e poi foulard, berrette, scarpette di cuoio e quella scritta corsiva e semplice, un po’ rétro: Eroica, con la R di registrazione di un marchio unico al mondo e ormai nel mondo.

Un mondo e un modo di vivere il territorio, insieme. Rallentando e ripescando un tempo che piace oltre la nostalgia.
È un palio di biciclette rétro dove vince un calice di Brunello di Montalcino, allenato bene da chi il vino lo sa fare da secoli su queste colline.
Questa decima edizione di Eroica Montalcino, se dovesse essere paragonata a una categoria del mondo del vino, si chiamerebbe fine cycling event, come i fine wines: non per il lusso, ma per identità, territorio, stile e capacità di migliorare con il tempo. Lo dici a Rodolfo Maralli, presidente di Banfi srl e lui che fa? Sorride.
Questo è il racconto di un’Eroica non pedalata ma che si è fatta sentire bene. Ci vai, te ne innamori. Tornerai.
Poggio alle Mura, c’è solo un Poggio alle Mura… canti mentre riparte la tua auto…
