
La sicurezza in bici non è più, da tempo, un tema confinato al mondo del ciclismo. È una questione pubblica, civile, educativa. Riguarda gli atleti, certo, ma riguarda anche i ragazzi che iniziano a pedalare, le famiglie, gli automobilisti, le scuole guida, le città. E riguarda soprattutto il rapporto tra chi usa la strada da una posizione protetta e chi invece resta esposto, fragile, vulnerabile.
I numeri spiegano con chiarezza perché il tema non possa essere rinviato. Secondo Istat, nel 2024 in Italia si sono verificati 173.364 incidenti stradali con lesioni a persone, con 3.030 vittime e 233.853 feriti. È un dato che conferma una pressione ancora altissima sul sistema della mobilità e della sicurezza stradale (fonte Istat).
Dentro questo quadro generale, la Fondazione Michele Scarponi continua a richiamare l’attenzione sulla condizione degli utenti più vulnerabili della strada. In un intervento pubblicato all’inizio del 2025, la Fondazione ricorda che nel 2024 hanno perso la vita 475 pedoni e 204 ciclisti, numeri che rendono evidente come non si possa parlare di fatalità ma di una vera emergenza culturale e strutturale. La Fondazione, nata dopo la morte di Michele Scarponi, ucciso il 22 aprile 2017 mentre si allenava in bici vicino casa, lavora proprio per trasformare quella ferita in educazione, prevenzione e pressione civile verso istituzioni e opinione pubblica.
È dentro questo contesto che si colloca il nuovo episodio di SportJam dedicato alla sicurezza in bici. Ospite della puntata è Stefano Pedrinazzi, presidente del Comitato Regionale FCI Lombardia, rieletto per il quadriennio 2025-2028, incontrato in occasione della presentazione delle nuove maglie azzurre delle Nazionali. Su quel colletto compare una scritta semplice, ma molto netta: «Sicuri in bici». Un messaggio che non ha valore ornamentale, ma programmatico.
Nell’approfondimento con SportJam, Pedrinazzi porta il discorso sul terreno più concreto: la sicurezza dei giovani, il passaggio delicato alle gare su strade aperte al traffico, il lavoro educativo da fare già nelle prime categorie, il coinvolgimento di testimonial credibili come Elia Viviani, la necessità di entrare nelle scuole e persino nelle scuole guida, perché il rispetto della bicicletta non può restare una nota marginale del Codice della strada. Il punto, in fondo, è tutto qui: senza un cambiamento di mentalità, nessuna norma basta davvero.
La Lombardia, per densità urbana, traffico e complessità della rete stradale, è uno dei luoghi in cui questa sfida appare più evidente. Ma il tema non è regionale: è nazionale. E il ciclismo, che da sempre misura il rapporto tra corpo, strada e rischio, può diventare anche uno spazio utile per rimettere al centro una cultura diversa della convivenza.
Il podcast di SportJam nasce esattamente da questa urgenza. Non per aggiungere retorica a una parola abusata, ma per riportare il tema sul terreno della realtà: quello dei dati, delle responsabilità e delle azioni possibili. Con Pedrinazzi si parla di ciò che si sta facendo e di ciò che ancora manca. Con una convinzione di fondo: la sicurezza non riguarda solo chi pedala. Riguarda la qualità civile di tutto lo spazio pubblico. La prossima puntata proseguirà su questa stessa linea con la Fondazione Michele Scarponi, una delle realtà più autorevoli e attive in Italia nella promozione della sicurezza stradale e del rispetto per gli utenti vulnerabili. Perché oggi, più che mai, parlare di strada significa parlare di educazione, giustizia e vita quotidiana.
