Cosa possiamo fare? Niente. Qualche preghiera, non vergognarci di commozione, sforzarci di ricordare le cose più belle, esercizio che, in certi casi è molto proibitivo, perché sono talmente tante le cose belle di questi grandi giornalisti, che si rischia sempre di dimenticare qualcosa.
Bruno Pizzul raggiunge nel Super Paradiso dei grandi giornalisti Gpo Ormezzano, a pochi mesi di distanza: generosi, con la penna, con le parole, con le azioni, spesso e volentieri. Con l’eredità di un giornalismo bello, vero, anche leggero.
E per noi che non siamo capaci di tenere a memoria nozioni, numeri, date, ma abbiamo ben presenti i sentimenti, l’umanità giornalistica di queste grandi firme, è proprio una questione sentimentale scriverne.
Se n’è andato anche Bruno Pizzul, una voce che è dentro al cuore e nelle orecchie di tanti italiani e non solo, un giornalista, un telecronista, un opinionista, gentile e deciso, un testimone di un mondo dello sport che se ne va con lui. Un telecronista della Rai, soprattutto, che ha dato tantissimo al mondo della comunicazione, al mondo dello sport, e anche agli uomini che lo hanno conosciuto. Una guida per tanti giovani.
Senza perderci nelle informazioni retoriche, ridondanti, adesso troviamo un ricordo, un episodio, un aneddoto, molto personale, che fa capire quanto fosse generoso di sport, Bruno Pizzul. Franco Rota, suo amico “di giornalismo”, ad un certo punto si appassionò anche di equitazione, fondò un giornale con Piero Millicich, e contribuì al successo di un concorso ippico, storico, glorioso, che si tenne a Salice Terme, in provincia di Pavia, in un parco secolare meraviglioso. Anni Ottanta. Non ricordiamo la data precisa. Di settembre, in quell’ arena verde, bellissima, ecco un gran premio di salto ostacoli che riecheggia nell’aria : cavalieri importanti al via, c’è anche l’olimpionico Graziano Mancinelli, e in giuria la cronaca della gara clou seguita e commentata da quella voce al microfono, inconfondibile, la voce dal vivo di Bruno Pizzul. La gente, appoggiata alle transenne di legno, incredula. Uno spettacolo.
Indro Montanelli, incontrato una volta “al volo” in ascensore al Il (suo) Giornale di via Negri a Milano, disse dei giornalisti dello sport, rivolgendosi a Franco Rota, imprestato alla redazione degli interni: “ proprio vero che un talentuoso cronista di sport può scrivere e parlare di tutto! “.
Così era Pizzul: un talento e una voce per lo sport, per il calcio naturalmente, ma anche tutto il resto, amava il ciclismo, l’olimpismo, i grandi fatti sportivi, e insieme apprezzava anche il … vino, le tradizioni, il suo buon vino, soprattutto il friulano (poche balle lo chiamava Tocai): tutto questo era il pane quotidiano che ti regalava Bruno Pizzul, se avevi l’onore di incontrarlo e parlare un po’ con lui. E a poche ore dalla notizia della sua scomparsa, la sua voce e tutto quello che si (e ci) porta dentro, già manca. Come il pane quotidiano.
La notizia – A pochi giorni dal suo 87mo compleanno si è spento a Gorizia Bruno Pizzul. Dal 1986 al 2002 è stato il telecronista dell’Italia: dall’angosciante Juve-Liverpool del 1985 al suo “Robertobaggiooo” che entrò nel cuore di tutti. Era la voce delle notti magiche del Mondiale 1990.
