Chi non l’ha conosciuto, ieri sera, al Museo del Ghisallo fondato da Fiorenzo Magni, si è sentito comunque parte di una comunità che lo amava e lo stimava. E ha allenato un po’ il cuore con lui. Campione della fatica a scatti. In quel luogo che custodisce la memoria delle biciclette e delle maglie che hanno fatto la storia, Vito Di Tano è stato ricordato con affetto e commozione. Fra amici, campioni, giornalisti, giovani ciclocrossisti e la sua stupenda famiglia, altra eredità importante quanto le vittorie se non di più, la sua figura è emersa come quella di un uomo che ha lasciato tracce profonde non solo nello sport, ma anche nei cuori. Nella famiglia ciclismo.
Il presidente del Museo, Antonio Molteni, insieme al direttore Carola Gentilini, ha voluto rendere omaggio a un atleta che ha scritto pagine memorabili della Cicli Guerciotti e del Gruppo Sportivo oggi denominato Fas Airport Services-Guerciotti-Premac. Un nome che evoca due Mondiali vinti, nel 1979 a Saccolongo e nel 1986 a Lembeek, e sei titoli italiani. Ma soprattutto un uomo che ha saputo andare oltre il risultato agonistico, diventando fratello, guida e maestro per chi ha corso e lavorato con lui.
La serata, condotta da Alessandro Brambilla, ha visto la presenza dei figli Sara, Maria Grazia e Alessandro, capaci di restituire con ricordi e aneddoti l’immagine di un padre speciale. Maria Grazia ne ha tracciato un profilo toccante, mentre Alessandro ha ricordato i suoi anni da corridore della Selle Italia-Guerciotti. Paolo Guerciotti ha rievocato l’inizio della storia comune, quando accolse Vito nella squadra nel 1978 dopo la presentazione di Pagni, patron della Fiorella. Da allora tredici stagioni insieme, e poi un lungo cammino da direttore sportivo: ben 25 stagioni fino al 2024, con un rapporto che, come ha sottolineato Guerciotti, era diventato di vera fratellanza.
Al Ghisallo hanno portato la loro testimonianza anche Gibi Baronchelli, vicino di casa e compagno di allenamenti, che ha raccontato come Vito fosse per lui una fonte continua di consigli tecnici – mi ha insegnato a scattare e quindi a vincere – , e altri protagonisti del ciclismo come Andrea De Luca (Rai), Nino Minoliti (La Gazzetta dello Sport), Stefano Pedrinazzi (presidente Comitato Lombardo FCI). Non sono mancati i giovani del cross, Gioele Bertolini e Sara Casasola, entrambi commossi hanno spiegato il rapporto tenero che si era instaurato con quel “nonno sportivo”, sottolineando quanto Vito abbia contribuito a far crescere il loro bagaglio di esperienza. Anche morale. E c’è stato anche il ricordo di Damiano Grego, quinto al Mondiale di Lembeek, che ha narrato l’incredibile episodio in cui fu incitato a vincere addirittura dal figlio di Vito, Alessandro, davanti al padre.
Il sogno che Di Tano coltivava come direttore sportivo – conquistare un titolo mondiale e uno europeo – si è realizzato poco dopo il suo addio, grazie a Mattia Agostinacchio, ma con la consapevolezza che fu lui a seminare i presupposti di quel successo.
A suggellare la memoria, un cimelio che entra in collezione al Museo del Ghisallo pronto ad implementare la sua sezione ciclocross: la bicicletta con cui vinse il Mondiale di Lembeek del 1986 esposta accanto a quella con cui Agostinacchio ha trionfato nel Mondiale Juniores 2025. E la famiglia Guerciotti ha annunciato la creazione di un nuovo modello di bici dedicato proprio a lui: la “Vito”, che accompagnerà i corridori della Fas Airport Services-Guerciotti-Premac nella stagione 2025-26.
Un omaggio che dice tutto: Vito Di Tano continuerà a correre accanto a loro, con la sua forza, la sua generosità e la sua capacità di insegnare a resistere, proprio come sapeva fare nel fango delle sue gare indimenticabili.
