Siamo stati alla presentazione del Giro d’Italia Women e del Giro d’Italia, in quest’ordine, proprio secondo l’ordine con il quale gli organizzatori – RCS Sport e «La Gazzetta dello Sport» – hanno deciso di rivelare gli itinerari delle due corse a tappe. Per le donne e per gli uomini del grande ciclismo. Finalmente, di anno in anno, i due percorsi vengono raccontati con la stessa dignità, secondo un criterio di uguaglianza che dà valore allo sport nella sua interezza. Ed è la prima nota di contemporanea coscienza collettiva del Giro.
Abbiamo partecipato con ingenua e semplice passione ciclistica a questa giornata che, per noi, è stata «Al Giro» – dove «Al» sta anche per Alessandria, città che amiamo particolarmente e che finalmente torna a essere città di tappa. Una città che rappresenta da sempre la storia della bicicletta. Ne scriveremo ancora.
Ci siamo avvicinati a questa presentazione con lo stupore di bambini che desiderano scoprire cosa potrà regalarci il prossimo maggio (Giro uomini, 8-31 maggio) e il prossimo giugno (Giro Women, 30 maggio-7 giugno).
La mattina era iniziata con un convegno dedicato alla bike economy, pensato per mettere in luce il valore e il potenziale del Giro: orgoglio dell’Italia e patrimonio di una comunità appassionata di sport e di ciclismo. C’è tempo per approfondire i numeri. Intanto, ci preme raccontare l’umanità del Giro. Abbiamo rivisto amici che non incontravamo da anni; altri, purtroppo, non li abbiamo ritrovati più, come parte di una vita precedente «prima dell’era moderna del ciclismo».
Qualcuno lo abbiamo atteso idealmente in prima fila, come accadeva ai vecchi tempi, per esempio: Franco Ballerini, Alfredo Martini, Fiorenzo Magni, Vittorio Adorni, Felice Gimondi. E molti altri. In prima fila, non trivandoli, abbiamo cercato altri che consideriamo miti viventi o quanto meno campionissimi della storia del Giro, come Moser e Saronni, per dirne due, senza però incrociarli.
Chi c’era si è fatto però notare. C’erano però figure significative. Uno di questi Davide Cassani, perfettamente a suo agio nel ruolo di promotore e manager, forgiato dalla cultura del marketing del ciclismo e del Giro, soprattutto e da sette anni per la sua Emilia-Romagna.
C’era Maurizio Fondriest, campione del mondo a Renaix e campione di tutto ciò che appartiene al ciclismo autentico, grazie alla sua missione dedicata alla sicurezza e alle tante azioni che fanno bene alla comunità sportiva.
C’era Vincenzo Nibali, sempre più a suo agio con un microfono in mano, pronto a offrire letture tecniche e umane su un Giro «economicamente attraente» ma che conserva la sua unicità nei valori e nella piena umanità: un patrimonio che non passa mai di moda.
E c’era lei, Elisa Longo Borghini, fenomeno unico. Tailleur nero, nessun filo di trucco, occhi che brillavano. Di suo. La naturalezza con cui ha raccontato il suo prossimo Giro Women – duro, forse durissimo – era magnetica. L’attira il Colle delle Finestre, l’aspetta una cronoscalata che si impenna così tanto da farla scherzare sulla fisiologia più adatta per affrontarla: «Mi sa che dovrò alleggerirmi un po’ per affrontare quelle salite». Parole che suonano come un sorriso, non certo il segno di una ragazza che deve lottare con la bilancia, ma di una campionessa lucida e ironica. Che si diverte a furia di sfide.
Abbiamo incontrato ex professionisti: Stefano Allocchio, velocista oggi sprinter dalla direzione di corsa del Giro; Andrea Tonti, «gregario di lusso» diventato leader di un movimento che pedala per turismo e passione, sulle strade dei campioni; Mauro Vegni, orgoglioso del suo ultimo Giro, un disegno che ha definito «contemporaneo».
Abbiamo ascoltato naturalmente anche mister Simon Yates, umile vincitore del Giro 2025, che ha ricordato quanto sia pesante il Trofeo Senza Fine: oltre nove chilogrammi d’oro ma per il britannico il peso è un sorriso che lo accarezza quel trofeo e ha un vero significato: quello simbolico di dover vincere e convincere di esserne all’altezza.

Un auditorium pieno di volti, storie e geografie del ciclismo – Tra giornalisti, comunicatori, esperti di marketing, addetti ai lavori, delegazioni di Comuni e sindaci, nell’ Auditorium Romano si respirava un entusiasmo luminoso. Gli occhi felici della delegazione bulgara, protagonista della Grande Partenza, avevano la stessa luce di quelli dei rappresentanti dei piccoli paesi italiani che attendono il Giro come una festa popolare. Tutti per esserci hanno fatto e faranno sacrifici ma sanno che in ogni caso ne sarà valsa la pena.
La presentazione all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, la «casa della musica» è stata importante e piena di occasioni di riflessioni. Forse, per i nostri gusti e abitudini, c’era un po’ troppa concretezza e attesa economica, piuttosto che racconto sportivo. Ma resta comunque una giornata indimenticabile, con quel profumo di rosa che, a dicembre, pizzica ancora di più il cuore nell’attesa della primavera.
Mancano cinque mesi per iniziare davvero a sognare: tappa dopo tappa, un Giro – anzi due – che racconteranno nuove pagine di storia sul filo del Trofeo Senza Fine, quel trofeo che sale e sale.
«Il mio trofeo» – ha raccontato Elisa Longo Borghini – «per un po’ di tempo è stato sul ripiano al posto del microonde, adesso vedremo». Una semplicità domestica che disarma, quella che porta Elisa in bicicletta con la stessa naturalezza con cui apre una finestra di casa. Vuole divertirsi, la Longo Borghini, e capire una volta di più «dove può arrivare», anche quando la strada sale troppo per i suoi gusti e la costringe a presentarsi ai piedi della verticale un po’ meno zavorrata. Sa – questa grande campionessa – che alcune tappe possono diventare pericolose, e per nulla da sottovalutare, perché possono scatenare interessi diversi.
Al Giro abbiamo trovato insomma un’intelligenza femminile e maschile che pedala e cresce. E abbiamo salutato Roma con la sensazione che la leggenda non sia finita: si è fatta più moderna, forse, ma conserva la stessa, bellissima fatica. Al Giro. Quella del Giro.

Giro d’Italia 2026: dalla Bulgaria a Roma, un percorso esigente con 50.000 metri di dislivello
La Corsa Rosa partirà per la sedicesima volta dall’estero – dalla Bulgaria, dove si svolgeranno le prime tre tappe – e terminerà a Roma, che ospiterà per l’ottava volta il Grande Arrivo, dopo 3.459 km con 50.000 metri di dislivello. Il menù della 109ª edizione prevede 1 cronometro individuale di 40.2 km, 8 tappe di pianura, 7 di media montagna e 5 di alta montagna con 7 arrivi in salita. Queste sono le difficoltà che i corridori dovranno affrontare da venerdì 8 a domenica 31 maggio. La Cima Coppi del Giro sarà il Passo Giau con i suoi 2.233 metri. È previsto uno sconfinamento in Svizzera con una tappa interamente in territorio elvetico da Bellinzona a Carì. Milano ospiterà per la 90ª volta l’arrivo di una tappa. Con la partenza da Gemona del Friuli (1976-2026) il Giro ricorderà il disastroso terremoto di 50 anni fa. La Montagna Pantani sarà Piani di Pezzè mentre la Tappa Bartali, interamente toscana, sarà la cronometro da Viareggio a Massa. L’omaggio del Giro d’Italia a Vegni per i suoi trent’anni sulle strade della Corsa Rosa.
GRANDE PARTENZA BULGARIA
Tre tappe con alcune insidie, soprattutto nella seconda, sono l’antipasto della Corsa Rosa in Bulgaria. Prima tappa con partenza e arrivo sul Mar Nero, da Nessebar a Burgas, che assegnerà la prima Maglia Rosa. Si riparte da Burgas per raggiungere Veliko Tarnovo dopo 220 chilometri impegnativi che prevedono, nel finale, uno strappo di 3.5 km al 7,5%. L’ultima tappa in Bulgaria si concluderà nella capitale Sofia, dove sono attesi ancora i velocisti, con partenza da Plovdiv.
PRIMA SETTIMANA
Dopo il primo giorno di riposo, lunedì 11 maggio, il rientro in Italia è seguito da tappe potenzialmente di volata, ma non necessariamente dell’intero gruppo compatto, alternate a tappe di montagna. Si risale la penisola con il primo arrivo in salita al Blockhaus dal suo versante più temuto (Roccamorice). La settimana si chiude con la tappa dei «Muri» a Fermo e l’arrivo in salita appenninico di Corno alle Scale dove si ritorna dopo 22 anni dalla vittoria di Gilberto Simoni nel 2004.
SECONDA SETTIMANA
Secondo giorno di riposo lunedì 18 maggio. Si riparte con una cronometro individuale di 40.2 km tutta toscana da Viareggio a Massa, Tappa Bartali di questa edizione. Seguono tre tappe che alternano finali impegnativi a volate di gruppo in preparazione al fine settimana dove, in Valle d’Aosta, si arriva a Pila (dopo oltre 30 anni dall’ultima volta) con una tappa durissima di 133 km con oltre 4.400 m di dislivello. Domenica probabile volata a Milano che ospiterà il novantesimo arrivo di tappa della sua storia.
TERZA SETTIMANA
La terza settimana inizia col botto con la brevissima ma intensissima tappa interamente svizzera da Bellinzona a Carì. Due tappe miste fanno da antipasto alle ultime due molto impegnative. Il tappone dolomitico collega Feltre con i Piani di Pezzè (ancora un ritorno storico dopo la vittoria di Marco Pantani al Giro d’Italia Dilettanti 1992). Si scalano i passi Duran, Staulanza (con la variante di Coi), Giau (Cima Coppi) e Falzarego ripercorrendo così strade storiche del Giro. Il giorno dopo la Corsa Rosa ricorda il disastroso Terremoto del Friuli (6 maggio 1976) ripercorrendone il cratere prima di scalare due volte Piancavallo, che definirà la classifica finale. Grande Arrivo a Roma con il circuito passerella nella Città Eterna.
NUMERI E STATISTICHE
• 3.459 i km di questa edizione
• 50.000 i metri di dislivello
• 16 le partenze del Giro d’Italia dall’estero
• 8 i Grandi Arrivi a Roma
• 40.2 i km a cronometro che verranno affrontati
• 90 gli arrivi di tappa del Giro a Milano
• 4 volte il Passo Giau è stato Cima Coppi: 1973 (Jose Manuel Fuente), 2011 (Stefano Garzelli), 2021 (Egan Bernal), 2026
