
Squadra che vince non si cambia, almeno questo è il mantra di ogni buon allenatore. E se fosse stato per Ferrero, allenatore fino al 17 dicembre di Carlos Alcaraz, avrebbe dovuto essere così anche per il n. 1 al mondo. Del resto è difficile affermare che il 2025 sia stato un anno difficile per Carlitos. Con 8 titoli conquistati, 2 slam e il ritorno al n. 1, per il tennista murciano è la stagione migliore delle ultime sette. Il rapporto tra i due ha portato, in questi anni, alla nascita del fenomeno che tutti noi ammiriamo e apprezziamo: 24 titoli e 6 slam. Il coach, il giorno dopo l’annuncio, non ha nascosto l’amarezza: “avrei continuato…”. Non è difficile credergli anche perché, e lo vedremo più avanti, ci sono quasi 20 milioni di motivi dal suo punto di vista per il proseguimento della collaborazione.
La stampa italiana sta provando in questi giorni a scavare nelle pieghe della storia, cercando di scovare il vero motivo della scelta di Alcaraz che, alla vigilia degli Open di Australia, rischia di minare quanto meno l’inizio di stagione. Un cambio di allenatore, ne sanno qualcosa Sinner e Paolini (per citare i nostri più vicini), non è mai indolore. Se la decisione è stata presa così a ridosso di uno slam, i motivi devono essere validi e importanti. Invece di provare ad indovinare (anche se abbiamo un’idea al riguardo, che proveremo a esporre alla fine) abbiamo consultato la stampa spagnola per capire come riporta la notizia.
Vengono identificati alcuni capitoli, che aiutano a capire cosa è accaduto. Il primo dei quali riguarda il rinnovo del contratto. Radio Nacional de España (fonte più autorevole) ci dice che la rottura è avvenuta due giorni prima dell’annuncio, durante le negoziazioni per il rinnovo del contratto di Ferrero. Pare che un piccolo disaccordo si sia poi trasformato in una situazione irreparabile. Per la testata Cope.es, Ferrero riteneva che il suo lavoro avesse un valore ben distante dalla valutazione della famiglia Alcaraz. In particolare il team del campione ha considerato troppo alta la percentuale sui premi richiesta da Ferrero: con i 19 milioni di dollari di prize money guadagnati nel 2025, la stessa percentuale del passato è diventata economicamente problematica. Quando si affrontano temi del genere, finisce sempre che nel calderone ci capiti di tutto, comprese le due accademie. Quella di Ferrero a Villena (Alicante) ha ospitato in questi anni gli allenamenti di Alcaraz, aumentando di prestigio di pari passo con i successi di Carlitos. Nel frattempo, a El Palmar nella Murcia, papà Alcaraz porta avanti la propria academy dal 1993 e per il sito theobjective.com pare sia arrivato il momento di associare questa al campione spagnolo. Non è un caso che in questi giorni Carlos si stia allenando lì, ed anche sui social il cambio di location è diventato evidente.
Quando volano gli stracci, nel conto si mette tutto. Ferrero non ama viaggiare, mentre il team del ragazzo ritiene che il coach debba essere presente 365 giorni l’anno al seguito del campione; per lui serve un allenatore a tempo pieno, che non abbia distrazioni, soprattutto familiari. Insomma anche i 3 figli di Ferrero sembrano essere un problema (Cope.es).
La famiglia, in Spagna come in Italia, è il fulcro di tutto. Era quindi inevitabile che i punti di rottura non trovassero in questo ambito almeno qualche elemento. Clay Magazine riporta la notizia che sia stato il padre di Alcaraz a forzare la mano, non condividendo il modo di gestire la carriera del figlio da parte di Ferrero e molti testimoni avanzano l’ipotesi che sia stato proprio l’entourage a forzare la mano per la separazione.
Noi crediamo che a tutto questo si aggiunga anche un altro elemento, non secondario. Alcaraz ha ben presente che nel 2025 ha rimediato due sconfitte e mezza contro Sinner. Se togliamo esibizioni e tornei minori, nei cinque tornei veramente importanti, il duello tra i due si è risolto con una leggera predominanza di Sinner. In Australia non vi è stato confronto: Alcaraz è uscito ai quarti, Sinner ha vinto. Non lo consideriamo. A Parigi Carlos ha annullato miracolosamente 3 palle match, mandando nel pallone l’avversario. Ma a livello di gioco per 4 set era rimasto schiacciato. Tanto è durato a Wimbledon. La vittoria di Sinner è apparsa netta, rivalutando anche quanto accaduto a Parigi (la seconda palla match in risposta di Sinner è uscita di 2 centimetri. Se fosse entrata avrebbe vinto anche quel match in 4 set). Negli US Open Alcaraz ha vinto quasi senza combattere ed è stato l’unico Slam che ha veramente dominato. Nelle ATP Finals è finita come tutti ricordiamo. Questo riassunto per dire che siamo convinti che nella testa di Alcaraz ci sia la consapevolezza di dover alzare il proprio livello di gioco se vuole tenere il confronto con Sinner. Quanto appreso fino ad oggi con Ferrero non basta più. È arrivato il momento di varcare le colonne d’Ercole e rimettersi nuovamente in gioco. Farlo in questo momento della stagione è segno di grande coraggio.
