
In molti si erano affrettati a preconizzare, all’indomani della separazione con Ferrero, un futuro prossimo carico di difficoltà per Carlos Alcaraz. Analizzando quello che è successo nei due mesi successivi, invece, la conclusione più logica è che il binomio con Ferrero ha rappresentato, soprattutto nella parte finale della scorsa stagione, un freno per il campione spagnolo, che ha l’indubbia qualità di giocare sempre (o quasi) con il sorriso. Gioca e si diverte e quando non gioca ama lo stesso divertirsi.
E’ evidente che dal punto di vista mentale il ferreo controllo di Ferrero (scusa il gioco di parole) era un blocco mentale per Carlitos, che adesso si trova a gestire la stagione rendendo conto solo a se stesso e al suo team, che è anche la sua famiglia. Meno evidente è il progresso anche tecnico che questo ha generato.
Carlos Alcaraz ha aperto il 2026 con una partenza perfetta: 12 vittorie su 12 partite, titoli agli Australian Open e al Qatar ExxonMobil Open, e una solidità al servizio che rappresenta il vero salto di qualità della sua stagione.
Secondo l’analisi “Infosys ATP Beyond The Numbers”, il numero 1 del ranking ATP ha vinto il 90,8% dei propri turni di battuta nelle prime dodici partite dell’anno, migliorando sensibilmente l’87,6% con cui aveva chiuso il 2025 (quando aveva comunque conquistato la vetta mondiale). Non si tratta di una rivoluzione tecnica, ma di progressi marginali e costanti in tutti i parametri: percentuale di prime in campo salita al 68,3%, più punti vinti sia con la prima (74,3%) sia con la seconda (59,4%), e una media ace cresciuta fino a 6,1 a match.
Proprio la seconda di servizio è diventata un’arma decisiva. In carriera Alcaraz ha vinto il 56% dei punti con la seconda palla, terzo dato all-time dietro a Rafael Nadal e Roger Federer. Nel 2026 ha alzato ulteriormente l’asticella, arrivando al 59,4%, un rendimento che gli consente di gestire con maggiore serenità gli scambi e limitare i passaggi a vuoto.
A Doha, in tre incontri su cinque non ha mai perso il servizio; tolta la semifinale contro Rublev, la percentuale di game tenuti sale addirittura al 92,6%. Un dato che spiega come, pur con un rendimento in risposta leggermente inferiore alla sua media carriera (30,3% di game vinti in risposta contro il 31% storico), lo spagnolo stia comunque dominando.
Non è un bombardiere puro, ma un giocatore totale che ha trasformato il servizio in un’arma di continuità. Piccoli miglioramenti, risultati enormi: il 2026 di Alcaraz nasce da qui. Ferrero è solo un lontano ricordo.
