Ci sono territori che la bicicletta l’hanno semplicemente ospitata. E ce ne sono altri che, invece, l’hanno generata, accompagnata, raccontata, trasformandola in cultura civile prima ancora che in sport. Alessandria, capoluogo di provincia generoso di… cultura, appartiene senza esitazioni a questa seconda categoria, e il decennale del Museo ACdB – Alessandria Città delle Biciclette – lo dimostra con chiarezza.
Non si tratta solo di celebrare dieci anni di attività museale, ma di riconoscere il valore di una ricerca storica strutturata, capace di andare oltre la commemorazione e di restituire al ciclismo il suo ruolo di motore sociale, economico e culturale. Un progetto che nasce da lontano, precisamente dal 2015, quando in occasione di Expo Milano, la Camera di Commercio allora di Alessandria, oggi di Alessandria-Asti, sceglie di investire su una vocazione profonda del territorio.

A sostenere e accompagnare quell’intuizione c’è fin dall’inizio Gian Paolo Coscia, oggi confermato alla guida dell’ente camerale per il mandato 2025-2030. Una continuità che non è formale, ma sostanziale: Coscia è un uomo del fare, e lo ha dimostrato sostenendo un progetto che non prometteva visibilità immediata, ma costruzione di valore nel tempo. L’idea, sviluppata da Roberto Livraghi, prende forma nel 2016 con una mostra che parte da una domanda tanto semplice quanto destabilizzante: perché due Campionissimi come Girardengo e Coppi sono nati proprio qui? Da quella domanda nasce un lavoro corale che coinvolge studiosi, collezionisti, famiglie dei campioni, appassionati. E nasce soprattutto una consapevolezza: la provincia di Alessandria non è solo la terra dei Campionissimi, ma uno dei luoghi fondativi della storia della bicicletta.
La mostra diventa presto qualcosa di più: un piccolo museo gioiello, capace di raccontare le prime volte del ciclismo italiano, dalle origini dell’industria alle istituzioni sportive, dal giornalismo specializzato alla dimensione popolare delle due ruote. Un racconto che si inserisce in una rete culturale alessandrina viva, dialogante, mai autoreferenziale. Non a caso ACdB lavora fin dall’inizio in sinergia con i musei del ciclismo di Novi Ligure e Castellania-Coppi, costruendo un unicum nazionale. E guarda da sempre oltre i confini provinciali, grazie al gemellaggio con il Museo del Ghisallo, fondato nel 2006 e riferimento internazionale per la cultura ciclistica. Un rapporto basato su amicizia, scambio di materiali, progettualità condivisa e visione comune: il ciclismo come patrimonio culturale, non come semplice elenco di vittorie.
In dieci anni il Museo ACdB ha accolto circa trentamila visitatori, con una crescita costante delle presenze straniere. Ma il dato più interessante non è numerico: è la capacità del museo di generare senso, di educare, di creare comunità. Attraverso mostre tematiche, eventi, incontri con campioni, giornalisti, tecnici, attraverso un dialogo continuo con le famiglie dei protagonisti della storia del ciclismo. È qui che il progetto ACdB mostra la sua natura più autentica: non un museo statico, ma un organismo vivo, che pedala insieme alla città e ne riflette i valori. Alessandria Città delle Biciclette. Con tutta la sua tradizione artigianale e artigiana, che resiste almeno nei ricordi. Una città e il suo museo che rappresenta i valori della fatica, della lealtà, del rispetto delle regole, della memoria come strumento per leggere il presente. Valori che la bicicletta incarna da sempre e che ad Alessandria trovano un terreno particolarmente fertile.
Come ricorda il presidente Coscia: «Il sostegno della Camera di Commercio di Alessandria-Asti a questo percorso non è dunque un episodio, ma una scelta politica e culturale precisa. Investire sulla storia della bicicletta significa investire su un’identità positiva, inclusiva, capace di parlare ai giovani e di dialogare con il mondo. E significa dimostrare che anche attraverso lo sport si può costruire una visione alta di territorio».
E questo concetto è ripreso dal direttore Roberto Livraghi: «Attraverso le viti di una bicicletta – ha detto una volta il grande Gianni Brera – si può scrivere la storia d’Italia. È questo il nostro ambizioso progetto, magari limitandoci anche solo alle terre dei Campionissimi. Ma non ci basta. Sarà banale dirlo, ma per andare in bicicletta si è costretti a guardare avanti. Altrimenti si va a sbattere. E guardare avanti pedalando è la nostra attività preferita. Dieci anni dopo quella prima mostra, ACdB non celebra solo un anniversario ma vuol essere un invito a pedalare in avanti guardando indietro con consapevolezza».

