Alessandro Fancellu, bronzo mondiale alla corte di Remco

Terza medaglia per l'Italia ai Mondiali di Innsbruck grazie al lombardo che ha recuperato in volata una gara che sembrava compromessa nonostante la grande prova degli azzurri.

Alessandro Fancellu, bronzo mondiale alla corte di Remco

Dove potrà arrivare Remco Evenepoel è tutto da scoprire. Oggi il belga ha dato un’ulteriore dimostrazione di forza vincendo il suo secondo titolo mondiale, dopo quello a cronometro, ai Mondiali in svolgimento a Innsbruck. L’ha fatto recuperando uno svantaggio di quasi due minuti generato da una caduta a metà gara, quando il gruppo si stava preparando ad affrontare la prima salita di giornata.

Ma la gara juniores di oggi regala anche la terza medaglia alla spedizione azzurra. E’ di bronzo e l’ha conquistata meritatamente Alessandro Fancellu, 18 anni della Canturino, concretizzando in questo modo il grande lavoro della formazione di Rino De Candido che, come accaduto questa mattina con le donne juniores, ha anche rischiato di raccogliere l’ennesima medaglia di legno di questi mondiali. Il terzo posto conclusivo anche nella Classica di Coppa delle Nazioni e tre azzurri nei primi dieci (Benedetti sesto e Tiberi nono) confermano la forza e solidità dei ragazzi. Tra il belga e l’azzurro, sul podio, al secondo posto, ma oseremo dire il primo per gli “umani”, è salito il tedesco Mayrhofer, capace di resistere più degli altri alle tirate di Evenepoel.

La corsa è entrata nel vivo, come ricordato all’inizio, attorno al 70° chilometro. Uno scarto sulla sinistra e una scivolata nelle prime posizioni del gruppo causano una caduta generale. Ne fanno le spese soprattutto il nostro Samuele Rubino (costretto poi al ritiro) e Remco Evenepoel. Il belga prova a risalire subito in sella, ma la ruota posteriore è danneggiata. Armeggia, gesticola convulsamente, cerca il cambio ruota che tarda ad arrivare. Quando riparte ha perso circa 2’. Davanti tiravano già da qualche chilometro tedeschi e italiani, per prendere in testa la salita. Proprio in virtù di questo vantaggio inaspettato provano a mettere in difficoltà il belga il nostro Andrea Piccolo e il tedesco Mayrhofer. Evadono sulla salita più temibile, guadagnano un minuto massimo di vantaggio. Dietro gli altri azzurri controllano, ma più dietro Evenepoel sta costruendo il suo capolavoro. In venti chilometri si riporta sui primi. Dopo altri venti chilometri anche sui fuggitivi. Attende poco, poi forza ancora. Resistono il tedesco Mayrhofer, il ceko Vacek e Piccolo, che però cede subito dopo.

Nella discesa che porta al circuito Vacek è vittima di crampi. Intanto Piccolo e Benedetti provano a rientrare. Gli ultimi 30 chilometri sono un assolo del belga, che non sicura di Mayrhofer che non concede cambi. Lo lascerà all’ultimo giro, sulla salita finale. Dietro gli azzurri provano a prendere l’iniziativa per salire sul podio. Ci provano PiccoloBenedettiTiberi, senza fortuna. Poi, ai 15 chilometri, entra in gioco Alessandro Fancellu: “All’inizio della gara Rino De Candido ci aveva detto di attaccare Remco fin da subito. Non è stato possibile, neanche quando è caduto. Ci ha ripreso, ha poi preso la testa della gara e la lotta è stata solo per il secondo posto. Io avrei dovuto scattare nelle due tornate finali, ma la corsa è esplosa prima. Ho avuto difficoltà sulla prima salita a trovare il ritmo, poi invece mi sentivo bene.” Alessandro esce dal gruppo e si porta dietro lo svizzero Wandahl, che non collabora in salita, ma fa il diavolo a quattro nella discesa finale. Scatta una, due, tre volte. Alessandro resiste: “In volata sono praticamente fermo, ma vedendo lo svizzero scattare a ripetizione ho capito che anche lui non voleva la volata. Così l’ho fatta”. E ha portato a casa un bronzo che muove il medagliere dell’Italia e premia un gruppo di ragazzi capace di conquistare anche il 6° posto con Gabriele Benedetti, il 9° con Antonio Tiberi. l’11° con Andrea Piccolo e il 21° con Marco Frigo, oltre al terzo posto finale nella Coppa delle Nazioni.

Commenta alla fine Rino De Candido: “Per come abbiamo corso probabilmente ci stava anche un argento e un bronzo… Alla partenza avevo chiesto ai ragazzi di essere protagonisti. Lo hanno fatto e per questo non posso che considerarmi soddisfatto.”.

Rabbia e delusione invece per l’esito della gara femminile della mattina. Il secondo quarto posto di questi Mondiali di Innsbruck brucia anche più del primo. Se, infatti, per Edoardo Affini il rammarico è di aver sfiorato il podio per 6″ lunedì scorso; la gara di oggi delle donne juniores lascia veramente l’amaro in bocca. Non tanto per il nome delle atlete che sono salite sul podio e che hanno preceduto sul traguardo Barbara Malcotti, a cominciare dalla predestinata neo campionessa del mondo Laura Stigger (davanti alla francese le Net e la canadese Simone Boilard). Quanto soprattutto per quello che si è visto in corsa e per l’effettivo valore delle quattro ragazze azzurre che avevano il non facile compito di mantenere fede ad una tradizione che ci vede protagonisti da anni, due titoli iridati consecutivi 2016 e 2017.

Vittoria Guazzini, Camilla Alessio, Barbara Malcotti e Matilde Vitillo hanno interpretato lo spartito disegnato da Dino Salvoldi alla perfezione, ma alla fine il risultato parla di un quarto, sesto e settimo posto (rispettivamente per Malcotti, Guazzini e Alessio).

Alla vigilia Edoardo Salvoldi aveva messo in guardia: “Siamo la squadra più forte ma non abbiamo le individualità migliori per questo tipo di percorso”. E’ andata proprio così. Quando la gara è entrata nel vivo, a 50 chilometri dalla conclusione, sulla prima vera salita di giornata, le azzurre rispondono perfettamente. Si seleziona un gruppo di una ventina di atlete, con le nostre tutte presenti e nelle prime posizioni.

Prima di affrontare l’ultima salita, a circa 20 chilometri dalla conclusione, provano a forzare le russe, che si alternano all’attacco. Rispondono francesi e italiane. La Stigger resta a ruota. Proprio nell’ultima erta, com’era logico attendersi, scoppia la corsa, con un attacco della nostra migliore scalatrice, Barbara Malcotti. Al suo inseguimento si mettono la Stigger e la canadese Boilard. Dietro Alessio e Guazzini controllano un gruppo ormai ridotto ad una decina di unità.

Sembra anzi che le due azzurre, nel seguire la russa Gareeva (anche lei tra le favorite) riescano anche ad entrare, proprio al culmine dell’ultima salita. Sembra, perché invece le tre battistrada riprendono vantaggio sospinte dagli attacchi a ripetizione della Malcotti, che non si accorge di avere le compagne a pochi metri: “Dovevo attaccare in salita per provare a fare la differenza, purtroppo non ce l’ho fatta.”.

Dirà Dino Salvoldi in fase di commento: “Nel finale abbiamo fatto errori che hanno cambiato in poco tempo una gara perfetta e conseguentemente il risultato finale. Quindi il rammarico c’è. È vero che l’apprendimento e la crescita passano anche attraverso gli sbagli, tuttavia ritengo che in questa categoria l’utilizzo delle radioline sia determinante per imparare e preparare queste ragazze al loro futuro sportivo.”

da federciclismo.it

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