Sabato 3 giugno 2017, alle ore 5:32 del mattino, Alex Honnold parte per un’impresa che entrerà a pieno titolo nella storia dell’alpinismo. Il suo obiettivo, alle prime luci del mattino nel parco della Yosemite, è l’conica parete El Capitan, lato sud ovest, via Freerider, da affrontare in free solo (progressione senza ausilio di corde e senza alcun tipo di assicurazione). El Capitan è un gigante di granito universalmente riconosciuto come una delle cattedrali dell’arrampicata, che si erge per 900 metri dal fondovalle con una difficoltà tecnica estrema.
Per questo progetto visionario Alex, allora poco più che trentenne, ha lavorato ben nove anni, scalando tutte le vie della parete e delle altre montagne della regione. E’ uno dei climber più forti universalmente riconosciuti e ha alle spalle una dura preparazione. Ha ripetuto in sicura tutti i tiri della scalata (nove) mille e più volte, ha memorizzato tutti i passaggi e allenato ogni parte del proprio corpo a risolvere i problemi che Freerider impone. Le cronache dicono che negli anni precedenti abbia speso fino a 40 ore alla settimana lungo i pendii di El Capitan. Quaranta ore, come un qualsiasi impiegato che timbra il cartellino otto ore per cinque giorni a settimana. Solo che la sua sfida ha qualcosa di assurdo e visionario: chiudere la parete nel più breve tempo possibile, senza assicurazione alcuna. Il fattore tempo, in una condizione di totale insicurezza, è fondamentale. Più si staziona in parete, maggiori sono i rischi legati alle incertezze della montagna, al clima e alla sopraggiunta stanchezza. Non si possono prevedere bivacchi o soste. Bisogna arrivare in vetta senza fermarsi.
L’impresa è un successo totale. Alex chiude la via in meno di 4 ore e mostra al mondo che tutto ciò è possibile. I commentatori la descrivono come una delle imprese sportive più impossibili di sempre; crediamo che sia vero. La sua scalata è la naturale evoluzione dello stile alpino o, come ebbe a definirlo il padre dell’alpinismo moderno Hermann Buhl, dello stile ‘delle Alpi Occidentali’. In qualche modo l’impresa di Honnold chiude il cerchio iniziato proprio con il grande scalatore austriaco che scalò per primo il Nanga Parbat in solitaria e senza ossigeno: la velocità quale mezzo migliore per risolvere i problemi della montagna.
Alex, una volta arrivato in vetta, ha esclamato: “Una passeggiata, potrei rifarla anche adesso…”. Questo grazie ad una preparazione talmente superiore alle necessità, in grado di abbassare notevolmente il livello del rischio e renderlo accettabile. Per la prima volta nella storia un uomo aveva dimostrato che è possibile scalare 900 metri di granito al 5.15 in meno di 4 ore. Dopo di lui nessuna montagna è diventata impossibile, ma nessuno ha ripetuto l’impresa.
In apertura la locandina del film Free Solo che racconta quell’impresa, disponibile gratuitamente su youtube.com (https://youtu.be/4tM_rj5Xqqc?si=8xUzcp11P1dlzWzB)
