Claudio Arrigoni sul Corriere della Sera iniziò così, nel 2019, una delle più belle interviste “estreme”.
Zanardi, su di lei abbiamo finito le parole, ci aiuti.
«Una mi viene in mente. Quella che ho pensato quando ho tagliato il traguardo a Cervia e ho sentito di aver stabilito il nuovo record del mondo dell’Ironman: “Wow!”. È stato impagabile».

Era proprio così Zanna. Così in tutto. Estremo nella gentilezza, estremo nella generosità. Nelle parole, nei sorrisi, negli incontri con la gente. Estremo ed estremamente ricco, soprattutto di valori. Quando l’ho conosciuto, lavoravo in Enervit, e mi ha regalato momenti troppo belli di sport, da raccontare e da leggere sorridendo. Doveva presentare il suo libro in Sala Buzzati a Milano: la regia era appassionata, la sua presenza totale. Noi eravamo la sua squadra. Stargli accanto in quelle ore è stata una lezione, umana prima ancora che sportiva.
È scomparso a 59 anni Alex Zanardi, figura unica nel panorama sportivo internazionale. Ex pilota automobilistico con 44 Gran Premi disputati in Formula 1, protagonista e campione nella CART, Zanardi aveva visto la sua vita cambiare radicalmente il 15 settembre 2001 sul circuito del Lausitzring, in Germania. Un incidente devastante, con la monoposto spezzata in due dopo l’impatto, lo lasciò in condizioni disperate: quattro giorni di coma farmacologico, quindici operazioni, la perdita di entrambe le gambe e una sopravvivenza che i medici definirono quasi impossibile.
Da lì iniziò una seconda vita che è diventata esempio universale di forza. Dopo la riabilitazione, Zanardi tornò simbolicamente in pista nel 2003, completando i giri che non aveva potuto finire due anni prima. Ma soprattutto trovò una nuova dimensione nello sport paralimpico, reinventandosi campione nell’handbike. Dal debutto alla maratona di New York nel 2007 fino ai trionfi internazionali, l’ironman di Kona, la sua crescita fu costante: titoli mondiali, vittorie nelle principali competizioni e soprattutto tre medaglie ai Giochi Paralimpici di Londra 2012, replicate quattro anni dopo a Rio 2016 con due ori e un argento, a cinquant’anni.
Il 19 giugno 2020, durante una staffetta benefica in handbike nei pressi di Pienza, un nuovo incidente interruppe ancora il suo cammino. Dopo un lungo ricovero, Zanardi tornò a casa nel 2021, continuando la sua battaglia più silenziosa.
Un atleta e un uomo estremo. Da tempo ci manca. Che riposi nella sua pace, estrema anch’essa.
