Alfredo Martini agli azzurri: “Difendete il nostro futuro”

Alfredo Martini agli azzurri: “Difendete il nostro futuro”
Alfredo Martini attorniato dagli azzurri di Paolo Bettini

Alfredo Martini attorniato dagli azzurri di Paolo Bettini

Giornata intesa per la Nazionale di Paolo Bettini quella di ieri. Tra cerimonie e incontri istituzionali, uno ha fatto centro. Guardando gli occhi lucidi dei ragazzi che uscivano dalla casa di Alfredo Martini a Sesto Fiorentino, mi sono convinto che Paolo, questa volta, ha atto veramente le cose per bene.
“Questo incontro l’ha voluto Paolo – mi avevano detto la sera prima a cena -. Ha curato lui l’organizzazione…”. Paolo è Paolo Bettini, tecnico della nazionale alla ricerca del suo primo successo da CT. Ma anche toscano, come Ballerini, come Alfredo Martini, il padre putativo del ciclismo moderno italiano. Paolo e Alfredo hanno, da quando si conoscono, un’affinità che affonda le radici nella loro toscanità e nel loro modo di intendere il ciclismo. Alfredo era il compagno silenzioso dei grandi del ciclismo, Bartali e Coppi. Bettini lo è stato, all’inizio della sua carriera nel professionismo, di Michele Bartoli (a proposito, l’altro ieri si è visto al ritiro degli azzurri). Entrambi hanno conosciuto, prima dei successi, le fatiche vere, dure e anonime del ciclismo. Entrambi sono entrati nella storia di questo sport in silenzio e con umiltà, per svelare poi profondità e talento. “I ragazzi – ha detto Paolo all’uscita dalla casa di Alfredo – da tempo mi chiedevano di Martini. Lo volevano vedere… ci voleva proprio”. Come i figli che chiedono al genitore di vedere il nonno prima di un esame, per esserne coccolati e incoraggiati. Un gesto di amore, verso un grande uomo e verso la sua Nazionale.
Così è stato l’incontro tra Alfredo Martini e la Nazionale di Paolo Bettini: “Gli inglesi non fanno le cose senza un motivo – ha detto loro, seduti intorno come ad ascoltare una favola -. Se si sono mossi per la bicicletta, vuol dire che sono convinti che questa fa bene.” Un riferimento al movimento #salvaiciclisti che probabilmente nessuno si aspettava da un uomo, per quanto saggio, di oltre 90 anni. Ed ha continuato: “Il miglior modo per pubblicizzare la bicicletta è il ciclismo. Che fa uscire dalle case le persone e che entusiasma. Per questo voi dovete essere orgogliosi di difendere la Maglia azzurra, perché non difendete solo il vostro Paese, ma anche voi stessi, il ciclismo, il nostro futuro.”
Difficile trovare un senso più stretto, stringente, concreto e aderente alla situazione di questo sillogismo esposto, con fare sofferto, in accento fiorentino. Difficile colpire con maggiore forza nel cuore di chi ascoltava. Paolini, il leader carismatico, anch’egli toscano, anch’egli “una vita da gregario”, che dopo qualche ora avrebbe annunciato la sua ultima volta con la maglia azzurra, che gli sedeva affianco, mano nella mano, commosso l’ha ringraziato a nome della squadra. Poi, piano piano, abbracciandolo ognuno come un nonno, sono usciti, mestamente, occhi lucidi e con il cuore aperto da quell’uomo che, ancora una volta, ha saputo infondere coraggio ai “suoi” uomini prima della gara.
Quello di domenica non sarà un mondiale qualsiasi” parola di Alfredo Martini. C’è da credergli.
Antonio Ungaro

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