Il valzer degli allenatori delle squadre di Serie A offre oggi uno spunto interessante che merita di essere raccontato: la sconfitta crea un vortice che può portare a fondo più giù di quanto la stessa sconfitta dovrebbe ragionalmente fare. I rumors di oggi, infatti, dicono che l’Inter non è ancora riuscita a trovare un sostituto di Simone Inzaghi, volato nei paesi arabi con contratto sontuoso.
Nell’incertezza del momento, l’unica certezza è che il candidato prescelto per sostituirlo, il talento emergente Fabregas, è stato ‘ritirato’ dal mercato dal Como, titolare del contratto e che non ha alcuna intenzione di privarsi del talentuoso CT. La formazione vice campione d’Italia e vice campione d’Europa in queste ore sta provando ad agganciare Chivu dopo un tentativo (pare) fallito con Vieira. Il quale, i ben informati ci dicono, avrebbe declinato l’offerta, preferendo il Genoa, per completare ‘il progetto’ avviato (sic!).
Tutto questo lascia perplessi sia i tifosi, sia i commentatori. E’ evidente che il team guidato da un manager di comprovata esperienza, addirittura il migliore per molti, si sia fatta sorprendere dall’addio di Inzaghi. Una sorpresa che, scusate il gioco di parole, sorprende. Era evidente che il ciclo dell’allenatore era ormai al termine, sia che si fosse vinta la Champions sia, come è poi accaduto, in caso di sconfitta.
Ricevere il ‘no’ deciso di Como e di un allenatore emergente come Vieira, però, mostra un volto nuovo del calcio moderno, e conferma anche un fatto antico.
Il volto nuovo del calcio moderno
Non esistono più squadre materasso. Sono finiti i tempi in cui le provinciali lombarde svolgevano il ruolo di paggetti serventi delle due big. Tempi in cui le trasferte fuori porta per Milan e Inter assicuravano punti sicuri e tanto divertimento. Tempi in cui bastava affacciarsi alla porta per prendersi la stellina di turno, buona per la panchina e per assicurare la plusvalenza che valeva la stagione.
Adesso il Como, dei ricchissimi fratelli Hartono possono tranquillamente dire di no e puntare, il prossimo anno, a fare ancora meglio in Campionato. Vale lo stesso con l’Atalanta, ormai stabilmente nei piani alti della classifica, e lo è stato recentemente anche con il Monza. Da questo punto di vista i piccoli non sono poi così piccoli e i grandi un po’ meno grandi.
La sconfitta crea debolezza
Perdere aiuta a perdere. La tripla sconfitta dell’Inter ha provocato il cataclisma nel quale Marotta e tutto il club sono piombati. In un mese (o poco più) la formazione milanese ha perso la Coppa Italia in semifinale contro il Milan, lo scudetto e poi la Champions. Un tris di sconfitte che ha gettato una luce sinistra sul club che appariva il più forte di tutti. Crediamo, però, che i dinieghi eccellenti e la difficoltà di trovare un allenatore, al punto da affidarsi, probabilmente, ad un giovane inesperto come Chivu abbiano qualcosa di più profondo rispetto solo alla ‘sindrome della sconfitta’.
La verità è che l’Inter è una squadra completamente da rifondare. Ha provato a fare risultato imbarcando svincolati provenienti da tutte le squadre che, per forza di cosa, sono quasi a fine carriera. E’, negli 11, la formazione con l’età media più elevata. Per forza di cose dovrà ricostruire la rosa e, per quanto apparentemente contraddittorio, ha meno futuro di un Milan che quest’anno ha fatto un campionato pessimo.
Inzaghi questa cosa la sa bene, per questo da tempo ha organizzato l’addio. Lo sanno bene i tanti allenatori di prima fascia che non sono accostati alla formazione milanese. Troppo difficile il lavoro di ripartenza e troppo pressanti invece le aspettative di una piazza comunque abituata a vincere.
Crediamo che qualsiasi giovane allenatore che accetterà la sfida ha il concreto rischio di bruciarsi, un po’ come è successo a De Rossi nella Roma post Mourinho. Ecco, forse all’Inter in questo momento servirebbe uno come Claudio Ranieri, il mister Wolf del calcio italiano. Sfortunatamente per l’Inter ha deciso di non allenare più.

