Anche lo Sport italiano mobilitato per George Floyd

Il mondo dello sport si è mobilitato per denunciare quanto accaduto a Minneapolis e che sta infiammando gli Stati Uniti.

Anche lo Sport italiano mobilitato per George Floyd

Il mondo dello sport si è mobilitato per denunciare quanto accaduto a Minneapolis e che sta infiammando gli Stati Uniti.

L’uccisione di George Floyd non ha lasciato insensibili le coscienze di tutto il mondo. Un giorno si spiegherà per quale motivo questo delitto ha provocato questa reazione mentre quello, solo di qualche giorno precedente, di Breonna Taylor no. Stesso discorso vale anche per gli altri omicidi perpretati dalla polizia americana in questi casi, la maggior parte dei quali passati sotto silenzio.

C’entra sicuramente la pandemia, che ha aumentato il senso di incertezza, paura e rabbia. C’entra anche il meccanismo della goccia, che pian piano riempie il vaso: l’ultima goccia provoca la fuoriuscita dell’acqua. C’entra anche anche la presenza, alla Casa Bianca, di un presidente che non è mai stato amato dalla comunità internazionale.

Tutte queste cose e forse anche altre hanno provocato un sentimento di rivolta, di presa di distanza, che ad onor del vero non si era ancora visto. Nel mondo (se pensiamo che anche i social hanno criticato i post di Trump) ed anche nello sport.

I giornali di oggi aprono dedicando ampio spazio alla manifestazione di solidarietà da parte delle squadre di calcio italiane con twitter e foto che riprendono gli atleti in ginocchio in segno di solidarietà. Ma il mondo dello sport americano da tempo aveva preso posizione contro gli assassini di Floyd e contro un presidente che troppo spesso ha mancato di dire la parola giusta al momento giusto. La parola che avrebbe servito a raffreddare gli animi, invece di scaldarli ulteriormente.

I primi a schierarsi sono stati i giocatori NBA, a cominciare da sua altezza MJ. Il mondo della pallacanestro USA, forse più degli altri, non ha mai amato Trump. Lebron James e i Cav rifiutarono di stringergli la mano ed anche di accettare l’invito alla Casa Bianca una volta conquistato l’anello.

Altra notizia di questi giorni è che il campione di boxe Floyd Mayweather ha deciso che pagherà il funerale di George Floyd. Anche un uomo moderato come Tiger Woods si è unita a quelle di protesta per la morte di Floyd anche se ha ricordato: “possiamo protestare anche senza spaccare tutto”.

Ma torniamo al calcio di casa nostra. Il fatto che molte squadre, forse anche opportunisticamente, hanno sollevato il problema non nasconde che anche nel nostro ambiente ci siano cose che non funzionano. Il razzismo per poterlo combattere bisogna riconoscerlo e, in questo caso, ci sembra più facile vedere quello “praticato” da altri che quello nostro.

Ma è importante, crediamo, che se ne cominci a parlare, anche nel nostro calcio.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.