Lo dice più di una volta ed è semplicemente autentico e vero: Lorenzo Fortunato al Ghisallo si sente come il suo cognome. La maglia azzurra di Fortunato arriva al Ghisallo il resoconto di un Giro bellissimo per il corridore italiano che pensa al Giro di Svizzera, alla Vuelta e al Lombardia.
E c’è un filo azzurro che unisce il Giro d’Italia appena concluso al Museo del Ghisallo in questo pomeriggio “fortunato”, è quello della maglia conquistata da Lorenzo che oggi, il corridore bolognese della Astana Qazaqstan Team, una maglia azzurra consegnata personalmente complice lo sponsor Mediolanum, per portare al museo il simbolo del leader del Gran Premio della Montagna, e per arricchire la collezione del museo di Magreglio, nel cuore della storia del ciclismo.
Un momento semplice e sentito, davanti a un pubblico numeroso accorso nonostante l’orario infrasettimanale. Lo stesso Fortunato si è detto sorpreso:
“Volevo ringraziarvi per essere venuti al Museo per me e non mi aspettavo così tanta partecipazione, qui, al Ghisallo durante la settimana e in un orario non facile per molti. Non è la prima volta che vengo qui, ma posso dirvi che l’ultima volta non c’era così tanta gente ed è grazie a questo Giro che si è appena concluso. Adesso vediamo cosa succederà nelle altre corse ma per me questo è stato un Giro veramente bello e nel quale sono andato forte, dove ho raccolto tanto tifo, un fatto che mi mancava e, insomma, grazie a tutti!”.
Sorridente, ha raccontato con leggerezza il cambio di prospettiva dopo il Giro, senza troppa enfasi:
“Sono… Fortunato”, scherza, “e poi questa maglia azzurra, presa subito, mi ha dato tanta visibilità, una visibilità di tutti i giorni, ma la mia vita non è cambiata a tutti gli effetti, questa mattina ero ad allenarmi come il mese scorso, come l’anno prima e come l’anno prima ancora. Di sicuro oggi è un pomeriggio diverso dal solito, certo che mi conoscono di più, soprattutto qui nel Comasco, da una settimana nelle edicole c’è il titolo di Lorenzo Fortunato”, dice sorridendo, “ma non è cambiato granché”.
Nel dialogo con i presenti, ha ricordato anche il successo di tappa del compagno Christian Scaroni, svelando un curioso retroscena: “È stato un piano costruito dal massaggiatore, dove ci siamo accordati su questo piano così ben riuscito. Quando ho proposto a Scaro di aiutarmi con i punti per il gran premio della montagna, gli ho detto che io lo avrei aiutato a vincere la tappa. Alla fine, lui non ci credeva tanto, ma io sì, ed è andata così. Magari da casa si aspettavano che vincessi, ma sono contento di aver fatto così”.
Sul futuro prossimo, Fortunato ha parlato con consapevolezza e nuove ambizioni: “Gli anni scorsi correvo diversamente e non mi facevo vedere troppo, adesso forse sono più motivato e fiducioso di poter fare bene già al Giro di Svizzera, poi alla Vuelta e quindi al Giro di Lombardia”.

