Montecarlo (Principato di Monaco) – Ange Capuozzo è il primo atleta Azzurro a ricevere un World Rugby Award. Non è di per se una buona notizia. Non vuol dire, per esempio, che il rugby italiano ha risolto i propri problemi e neanche che un italiano finalmente è entrato nell’élite internazionale. La storia di questo ragazzo non ha nulla a che vedere con il rugby nostrano. Nato e cresciuto in Francia, nell’Isère alla periferia di Grenoble, ha imparato a passare la palla proprio in quei luoghi, arrivando fino alla formazione del Grenoble, in PRO D2. Ha ricoperto tutti i ruoli di un tre quarti. Di lui ebbe a dichiarare il tecnico della formazione francese Stéphane Glas: “E’ un giocatore che incide: è a suo agio con la palla, ha un buon tempismo in linea e pensa a far giocare gli altri…” e lo mise a giocare mediano di mischia.
L’Italia di Roselli (U20) lo nota a 19 anni e gli offre la possibilità di giocare con la maglia azzurra, avendo lui nonni italiani emigrati in Francia durante seconda guerra mondiale. Sceglie la maglia azzurra, forse perché si sente chiuso in quella francese. Non ci sono dichiarazioni riguardo i motivi della scelta, ma a noi appare evidente che se avesse avuto la possibilità di giocare per un mondiale, invece che per evitare sonore sconfitte, probabilmente sarebbe andata in altro modo.
Ange debutta con l’Italia maggiore contro la Scozia, segna due mete che però non bastano a evitare la sconfitta. Poi, contro il Galles, l’azione che gli cambia la vita e in qualche modo anche il destino di Crowley e il rugby italiano. Non è un fuoco di paglia. A secco (seppure sempre titolare) contro Portogallo, Romania, la sciagurata trasferta in Georgia e Samoa, Capuozzo torna protagonista con due mete contro l’Australia. Contro il Sud Africa raccoglie un improbabile passaggio di Lamaro e buca la difesa dei boks: non serve ad evitare la sconfitta.
Raccontiamo la sua storia perché ci sorgono due dubbi. Il primo riguarda la Nazionale italiana: siamo certi che senza Capuozzo, staremo adesso a raccontare un 2022 ricco di soddisfazioni, di un’Italia cresciuta e tutte le cose belle che si sono lette in questi giorni, soprattutto dopo la vittoria contro l’Australia? Rispondiamo noi, no. Anche se nel rugby l’individualità incide meno che in altri sport, abbiamo la netta impressione che Ange abbia alzato (e salvato) il livello della nostra Nazionale.
La seconda domanda è: in Italia un ragazzo di 1,77 m per 71 kg avrebbe avuto possibilità di mettersi in mostra a giocare con profitto in squadre di livello? Anche in questo caso la risposta è no.
“Non ci sono parole adatte per descrivere l’emozione che sto provando ora. E’ un grande onore per me ricevere questo riconoscimento che arriva in seguito ai risultati conquistati con la maglia Azzurra. Se sono stato prima inserito nella rosa delle nominations e poi scelto come miglior rivelazione dell’anno, il merito è anche di tutte le persone che mi hanno supportato: staff, compagni di squadra e la mia famiglia. Condivido questo premio con tutto il movimento rugbistico italiano che nelle ultime settimane ha fatto sentire in modo forte e deciso il proprio sostegno nei confronti della Nazionale” ha dichiarato Ange Capuozzo.
