Antonella Bellutti sulla riapertura degli stadi: “Prima pensiamo all’attività di base”

Netta presa di posizione da parte della candidata alla presidenza del CONI riguardo la possibile apertura al pubblico degli stadi: "prima riapriamo impianti sportivi e palestre".

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Antonella Bellutti non si ferma ma, anzi, rilancia. La campionessa olimpica non rinuncia alla sua corsa alla presidenza del CONI, anche a fronte dell’ufficializzazione della candidatura di Renato Di Rocco (qui) e, per la salute dello sport italiano, fa bene. La sua candidatura è sicuramene la meno “forte” ma anche la più dirompente, almeno per due motivi.

Il primo, più evidente, riguarda la battaglia di genere che Antonella porta avanti. “Ci sono ancora poche donne ai vertici del mondo dello sport” ha dichiarato più volte.

Il secondo è a nostro avviso ancora più rivoluzionario. Per la prima volta si candida alla presidenza una figura che non fa parte dell’establishment. Fino ad oggi infatti hanno ambito al ruolo di presidente del CONI personaggi che da tempo occupavano diverse poltrone all’interno di federazioni o società sportive (o club esclusivi, come l’Aniene). In qualsiasi caso avvezzi a frequentare il palazzo (della politica ed anche l “H”, sede dello sport italiano).

Antonella Bellutti, una volta smessi i panni di atleta di grande livello, in grado di portare a casa due medaglie d’oro ad Atlanta e Sidney rispettivamente nell’inseguimento individuale e nella corsa a punti, e dopo aver concluso anche la sua esperienza con il bob, ha lasciato il mondo dello sport per fare altro.

E’ vero che è stata anche nella giunta CONI, nel quadriennio 2001_2005, e ha avuto esperienze in alcuni comitati organizzatori, ma nulla a che vedere con i cv di tutti gli altri pretendenti, passati e presenti. Inoltre, cosa non secondaria, la bolzanina non ci sembra legata ad alcun schieramento politico e questo forse è ancora più rivoluzionario per chi ambisce al ruolo di presidente del CONI.

Il fatto che rappresenti un elemento di rottura rispetto agli schieramenti ortodossi dello sport italiano si capisce anche dalla sua dichiarazione sulla possibile riapertura degli stadi al pubblico, sicuramente impopolare anche se condivisibile (almeno dal nostro punto di vista, che non viviamo di solo calcio):

“Ritengo inopportuna la mobilitazione per la riapertura degli stadi del calcio, quando anche le società sportive delle altre discipline sono bloccate e rischiano di chiudere per sempre, a centinaia, con gravi ricadute occupazionali.
Gli stadi andranno riaperti quando ci saranno le condizioni per riaprire anche palestre, piscine, piste di atletica e ogni altra struttura dove 30 milioni di italiani aspettano di tornare per recuperare quel benessere psicofisico messo a dura prova dalla pandemia e per esercitare il proprio diritto alla pratica sportiva.
Lo sport italiano e i suoi massimi dirigenti dovrebbero far sentire la loro voce per sostenere le migliaia di piccole associazioni e per aprire una discussione sul diritto dei cittadini a fare sport. Il calcio non può essere sempre trattato come un ambito privilegiato, soprattutto in un momento di grande sofferenza per tutto lo sport italiano“.

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