
In questa prima settimana degli Australian Open 2026 sta prendendo corpo un tema che, giorno dopo giorno, sta diventando una variabile di torneo: la salute. Ritiri, crampi, disidratazione, problemi intestinali, soprattutto, un sospetto che circola con insistenza: un virus gastrointestinale che starebbe colpendo diversi giocatori, amplificato da caldo e stress.
Dentro questo contesto si inserisce l’eliminazione di Jasmine Paolini, uscita oggi al terzo turno contro la statunitense Iva Jovic: 6-2 7-6(7-3). Jasmine ha accusato problemi intestinali ma è stato anche evidente che la 18enne americana di origini serbe è un talento che presto scalerà le posizioni nel ranking.
Jovic ha giocato con ordine e aggressività, togliendo tempo e iniziativa all’azzurra. Il match, per come si è sviluppato, ha avuto un doppio binario: quello tattico (la pressione della giovane americana, capace di alzare intensità nei momenti chiave) e quello fisiologico, con la tennista toscana che ha chiesto l’intervento del fisio a metà del primo set per problemi allo stomaco. Si allunga in questo modo la lista dei giocatori che hanno pagato dazio per problemi probabilmente legati all’apparato gastro intestinale.
I ritiri “ufficiali” (fin qui) e il filo rosso del malessere
Se si guarda ai match già terminati per ritiro nel main draw, la lista è già significativa e, soprattutto, eterogenea: c’è chi si ferma per crampi, chi per infortunio, chi per malessere che richiama l’ipotesi intestinale.
Alcuni esempi documentati fin qui:
- Flavio Cobolli, sconfitto da Arthur Fery. Il tennista romano ha parlato apertamente di problemi intestinali.
- Hugo Gaston ritirato contro Sinner: in varie ricostruzioni si parla apertamente di problemi di stomaco/intestinali nel quadro del “caso” Melbourne.
- Auger-Aliassime ritirato contro Borges (Round 1): crampi, in condizioni di caldo impegnativo.
- Collignon ritirato contro Musetti (Round 1).
- Stakusic ritirata contro Hon (Round 1): crampi e collasso in campo, episodio che ha fatto molto rumore.
- Francesca Jones ritirata contro Klimovicova (Round 1): infortunio (non “virus”, ma un altro tassello del tema fisico).
- Davidovich Fokina ritirato contro Tommy Paul (Round 3): varie cronache parlano di un problema al ginocchio.
- Michael Zheng ritirato contro Moutet (Round 2): avanzamento per ritiro, caso citato anche nelle preview ufficiali AO.
Non tutti questi casi rientrano nel “virus”: alcuni sono caldo/crampi, altri sono muscolari o articolari, ma il dato è lo stesso: l’edizione 2026 sta già selezionando anche per resistenza e tenuta fisica, non solo per qualità tennistica.
Già diverse testate italiane hanno parlato apertamente di un virus gastrointestinale che starebbe creando problemi nel torneo; nello stesso filone entrano anche interventi medico-divulgativi che citano condizioni ideali per la diffusione (stress, caldo, disidratazione). Nel tennis professionistico l’alibi è spesso una scorciatoia narrativa: si perde e “si stava male”. Nel caso degli AO 2026, però, i ritiri e malesseri appaiono una variabile ambientale reale.
Chiariamo, nel caso di Paolini, parlare di problemi intestinali non annulla i meriti di Jovic, che ha vinto con merito grazie anche ad una alta percentuale di vincenti. La sensazione, però, e che in questa edizione il vincitore possa essere colui che non si ammala. E’ vero, d’altra parte, che in uno Slam non vince soltanto il più forte ma colui che riesce ad esserlo per due settimane, compresa salute, recupero, adattamento al clima, gestione dello stress e dell’alimentazione.
Se davvero circola un virus (o anche solo un’ondata di malesseri favorita dal caldo), la componente “fortuna sanitaria” pesa di più del solito, ma non sostituisce il valore: semmai alza il coefficiente di incertezza e rende ancora più decisiva la professionalità fuori dal campo (igiene, routine, team medico, prevenzione, idratazione).
In sintesi: non è detto che vincerà “il meno sfortunato”, ma è possibile che l’Australian Open 2026 venga ricordato come uno Slam in cui, oltre al dritto e al servizio, a fare la differenza sia stata la capacità di restare in piedi.
