
Nel celebre film L’uomo che volle farsi re, i protagonisti sognano gloria e potere in terre selvagge, ignari delle forze che li sovrastano. È un’immagine che torna alla mente quando si pensa a James Duckworth, il veterano australiano che, alla vigilia degli Australian Open, si è presentato come il possibile “disturbatore” di Jannik Sinner, il campione tranquillo e metodico, ormai abituato a dominare Melbourne Park.
Duckworth, wildcard del torneo e numero 88 ATP, ha provato a interpretare la parte del ribelle indomabile. In conferenza stampa prima dell’incontro ha dichiarato con tono deciso: “So come mettere in difficoltà Sinner; giocando in modo aggressivo posso creargli qualche problema” — parole che suonavano come una sfida, un tentativo di dettare i tempi prima di un match che sulla carta lo vedeva nettamente sfavorito.
Questa dichiarazione se aggiunta a quello che accadde quasi cinque anni fa, quando Sinner e Duckworth si affrontarono al Masters 1000 di Toronto nel 2021, deve aver fatto arrabbiare il solitamente tranquillo e sorridente Sinner. In quel match l’australiano vinse 6-3, 6-4, ma il momento più citato fu un singolare scambio di tensione: al secondo set, con Sinner in difficoltà, Duckworth esultò a voce alta dopo un errore dell’azzurro con un classico “Come on!” — un’espressione appassionata ma non convenzionale nel tennis professionistico. La reazione di Sinner fu immediata e inusuale per la sua proverbiale calma: “Ma che c… urli?”, un insulto secco e spontaneo che fece il giro dei social come esempio raro di nervosismo dell’italiano in campo.
Quel precedente rimane uno dei pochi episodi in cui Sinner ha perso la calma pubblicamente. Sul piano tecnico, però, non ha impedito all’italiano di vincere la stragrande maggioranza dei loro confronti: la statistica all’inizio di questi Australian Open 2026 recitava 2-1 per Sinner nei precedenti (successi dell’azzurro a Colonia 2020 e Sofia 2021, sconfitta a Toronto 2021).
Ma nella notte sul cemento della Rod Laver Arena quel copione narrativo non si è ripetuto. Sinner, due volte campione in carica e in piena corsa per il terzo titolo consecutivo a Melbourne, ha risposto alle parole di Duckworth non a parole ma con i fatti: un dominio netto, 6-1, 6-4, 6-2, in meno di due ore. Sinner non solo ha confermato la sua superiorità tecnica, ma ha anche “maltrattato” in campo un avversario che aveva cercato di scuoterlo a parole. Nel corso del match non sono mancati colpi di alta fattura, inclusi alcuni passanti e variazioni che non sempre appartengono al repertorio abituale del numero 2 del mondo. Il tutto senza mai un sorriso, cosa che non è da Sinner.
Al termine, Sinner ha commentato la prestazione positiva ritrovando il sorriso e il gusto per la battuta, dicendo ai cronisti che “sappiamo tutti chi ha i migliori drop shot… Carlos, naturalmente”, rendendo omaggio all’avversario nella sua rivalità più scintillante.
Sinner avanza quindi al terzo turno dove affronterà l’americano Eliot Spizzirri, castigatore del talento brasiliano Fonseca.
