I Numeri dello Sport 2010: Arrampicata, Sci Nautico e Boxe sport emergenti

Poco meno di un mese fa, in occasione di una conferenza stampa partecipata e ricca di personalità importanti, sono stati presentati i “Numeri dello Sport 2010”, i dati CONI_Istat relativi la pratica sportiva negli ultimi tre anni.
I giornali dei giorni successivi ne hanno parlato in modo corposo ma univoco. Come spesso accade con i mezzi d’informazione, la maggior parte delle testate hanno riportato il senso delle dichiarazioni dei convenuti chiamati a parlare, ovvero Petrucci, il sottosegretario con delega allo Sport Rocco Crimi e Pagnozzi, segretario generale del CONI. Il senso delle loro dichiarazioni è stato: “In due anni circa 2 milioni di persone hanno preso a fare sport, passando da una condizione di totale inattività ad una di attività frequente.”
Come potete leggere dalla rassegna stampa allegata – gentilmente realizzata dagli Organi Collegiali del CONI, ufficio che si è preoccupato di organizzare la conferenza stampa – i media italiani hanno accettato, in modo pressoché unanime la versione ufficiale.
I “Numeri dello Sport”, come tante altre pubblicazioni simili che si possono trovare sul sito del CONI, sono la base per quanti vivono e lavorano in questo mondo. Dovrebbero essere conosciuti a memoria, non solo da presidenti e segretari di federazioni, ma anche da uomini marketing e giornalisti. Trovandomi nella condizione di occupare tre di questi quattro ruoli mi sono sempre impegnato a leggere tutte le statistiche sull’argomento, cercando di non fermarmi alle sintesi di presentazione. I numeri sono la base per capire e fotografare una situazione, vanno letti e presi in considerazione nel loro complesso. Soprattutto vanno comparati tra loro, cosa che spesso richiede tempo e, per questo, nessuno fa.
Così dopo la presentazione del lavoro (che potete scaricare integralmente qui), i giornali hanno posto l’attenzione sul fatto che gli italiani, improvvisamente, sono diventati un popolo di sportivi (vedi rassegna stampa).
Non è così, per diversi motivi, ne elenco due rapidamente, perché non è di questo che voglio parlare:
– dal punto di vista prettamente agonistico, pur avendo una popolazione di circa 50 milioni di abitanti e 3,5milioni di persone tesserate per le Federazioni sportive, nella classifica delle medaglie olimpiche finiamo dietro paesi demograficamente meno corposi, come l’Australia, o pari a noi, come Francia e Gran Bretagna. Insomma, saremo pure degli sportivi, ma si vince con difficoltà.
– se è vero che negli ultimi due anni sono aumentati quelli che praticano una qualche forma di attività sportiva, è anche vero che nei primi anni del nuovo millennio coloro che non facevano alcuna attività sportiva erano di meno. Insomma non siamo ancora tornati, per pratica e %, ai livelli del 2000. Già questo, ad un giornalista più accorto e magari intenzionato a mettere in difficoltà il politico di turno, sarebbe bastato per chiedere lumi sull’attività di governo (di questo e dei precedenti, praticamente sempre dello stesso segno).
Sicuramente si potevano evitare titoli trionfalistici del tipo: “Siamo un popolo di sportivi…”

Quello che personalmente trovo interessante riguarda il trend di crescita (o decrescita) delle varie federazioni. Indicano qual è la tendenza dell’attuale società, quali le mode o gli sport del momento.
Per un’analisi corretta, bisogna comparare i dati Istat_Coni e non accontentarsi delle versioni ufficiali. In base a quest’ultime, infatti, sono 2 gli elementi rilevanti:
– l’incremento della boxe
– la pallavolo diventata il secondo sport nazionale per pratica
Alcuni giornali hanno riportato questo, ma è vero solo in parte. Per quanto riguarda la pallavolo era nell’aria, ma la crescita del 1% indica che si tratta di un assestamento e non di un boom.
Per capire come stanno le cose, partiamo da questa tabella, che riassume, in modo comparativo (FSN e DSA insieme) i dati tesseramento 2008_2009_2010. Guardatela bene, servirà per capire tante cose.
Il dato più evidente del lavoro del CONI è relativo alla crescita complessiva delle Federazioni nazionali nel biennio in questione (2008_2009) + 4,6% di atleti e + 2,8% di società. Nello stesso periodo le DSA (discipline sportive associate) crescono del 11,1% nel numero degli atleti e sono stazionarie nel numero delle società. Cosa vuol dire questo? Che in Italia si fanno largo nuovi sport, identificati come DSA solo per limitarne i contributi (pochi), versati dal CONI.

Atleti – Crescita tesserati biennio 2008_2009

Nella a fianco trovate le prime dieci FSN/DSA per crescita di atleti. A conferma di quanto detto prima, ci sono molte DSA e qualche Federazione, tra cui anche la Boxe (+40%) sulla cui si è inspiegabilmente concentrata l’attenzione di Pagnozzi e Petrucci e, di conseguenza, della stampa. Nessuna parola sul Wushu Kung Fu, per esempio, che cresce del 100%.
“Bene, potrà dire qualcuno, evidentemente siamo alle prese con numeri assoluti diversi. Contano anche quelli…”
Infatti, mi sono detto, vediamo a livello assoluto di cosa stiamo parliamo. Torniamo alla tabella di cui sopra e scopriamo che gli atleti della boxe sono 9.500, quelli del Wushu Kung Fu 12.000! Al contrario di quanto si poteva pensare.
Società Sportive - Crescita biennio 2008_2009Molti, compreso il sottoscritto, si sono posti il problema se i dati forniti dalle stesse federazioni e dsa non siano finti, o errati. Potrebbe essere. Per questo ho elaborato la tabella successiva, quella che indica le federazioni/dsa che crescono per numero di società. Se crescono atleti e società, allora è più credibile. In base a questa tabella scopriamo che tra le prime 10 FSN/DSA per crescita nel biennio in questione si “confermano” (ovvero presenti in entrambe le classifiche) solo Pugilato, Sci nautico e Arrampicata Sportiva.
Il pugilato cresce del 40% tra i tesserati e + 11% tra le società; lo sci nautico + 38,7 e + 30,2; l’Arrampicata + 22,2 e + 11,8. Guardiamo però i numeri assoluti, per capire la quantità:
– sci nautico: 13.227 tesserati e 112 società;
– Arrampicata Sportiva: 12.552 tesserati e 178 società
– pugilato: 9.529 tesserati e 576 società

C’E’ UNA MORALE?
Sono convinto che questi tre sport sono quelli che in questi anni hanno avuto la crescita più consistente e rappresentano le “mode” del momento. Con una piccola distinzione. Mentre Pugilato e Sci Nautico sono federazioni strutturate e con fondi praticamente illimitati in proporzione alle proprie esigenze sportive, l’Arrampicata è una DSA e anche tra quelle che, per storie passate complesse, prende meno fondi dal CONI. Questo ha contribuito, come nel caso di altre DSA, a non favorire pienamente le potenzialità sul territorio.
Che l’Arrampicata sportiva fosse uno sport emergente e in crescita era sotto gli occhi di quanti operano nel settore, i Numeri dello Sport ne danno la piena conferma. Come confermano, per restare nell’ambito delle DSA, che discipline accreditate di una rapida diffusione, come l’Orienteering, ancora viaggiano a dimensioni di nicchia.
Se il vero obiettivo del CONI è quello di favorire la pratica sportiva a tutti i livelli (ne dubito, ma questo era il tenore delle dichiarazioni in occasione della presentazione del lavoro) è evidente che il sistema sportivo italiano avrebbe bisogno di un cambiamento sostanziale. Ci sono sport (e federazioni) che solo per il fatto di essere olimpici godono di privilegi rilevanti. Altri che godono di rendite di posizioni pur non essendo più discipline olimpiche e uscite ormai di moda. Non mi piace indicare federazioni specifiche, basta che guardate in fondo all’elenco della tabella “da mandare a memoria” e capirete… Una razionalizzazione permetterebbe di impiegare risorse (uomini e soldi) per favorire la pratica di discipline che sono già presenti in massa nella nostra società e che hanno bisogno di un aiuto per poter “esplodere”.
Ma si sa, il CONI è uno degli enti più conservatori d’Italia.
AU