CiclismoAsfalto sulle strade bianche del grande ciclismo

Asfalto sulle strade bianche del grande ciclismo

“Qualcuno aveva idea prima de L’Eroica che la strada bianca fosse un valore da tutelare, magari da sdraiarsi per terra o ponendosi davanti al carro armato come a Tienanmen? – si chiede in un post Giancarlo Brocci il fondatore di Eroica – Allora rimaneva sterro… Ora chi vuole cancellarlo dice che c’è più traffico, a partire dalla marea di ciclisti, dalle moto, da turisti fai da te fino a quelli da resort, tipo Castiglion del Bosco e diversi altri a seguire. Io credo una cosa, ed il mio Franco Rossi, presidente di Eroica, l’ha proposta: questo territorio è una meraviglia, persino il più dotato di siti Unesco. Serve un tavolo aperto all’attenzione per le tecnologie ambientali più avanzate, dando per dogma che la strada bianca è un valore assoluto e fortunatamente peculiare. Oggi ce ne sono ed a Castiglion del Bosco qualcuno mi dice che si poteva far meglio…”.

Brocci è il “folle” che tanti anni fa ha pensato che il ciclismo eroico, quello sulle strade sterrate, quello dove si pedala con bici d’epoca, quello dove il passato sta diventando futuro potesse diventare anche qualcos’altro. Un “format”, come usa dire oggi, che oltre alla passione contenesse anche altri valori legati a un territorio da promuovere, valorizzare e soprattutto conservare. Così molte strade bianche sono rimaste bianche, molti borghi destinati all’oblio hanno ritrovato linfa, molti si sono accorti che quel “resistere” nella difesa di una strada antica poteva diventare una bello opportunità di futuro. E, senza esagerare, un po’ così è stato. Ed è forse per questo che una lingua d’asfalto che si “mangia” un tratto, anche piccolo, di sterrato da queste parti pare una “ferita” e apre una crepa più che un dibattito. Poco giorni fa è stato “depolverizzato” un tratto della provinciale 103 che nelle crete senesi, in Toscana, passa da Castiglion del Bosco, zona di grande turismo e di grande ciclismo dove sono passati i campioni del Giro, dell’Eroica e delle Strade Bianche, appunto. Così hanno deciso il Comune di Montalcino e la Soprintendenza, asfaltando un un chilometro e mezzo metro più metro meno dalle parti di un resort.

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C’è grande polemica ma il sindaco di Montalcino Silvio Franceschelli prova a spegnerla sul nascere: “La prima richiesta di autorizzazione per la depolverizzazione di quel tratto di strada bianca risale a più di tre anni fa – racconta in una intervista sulle pagine della Nazione -. La domanda che mi viene in mente è perché qualcuno solleva il problema ora, dopo quattro anni. La depolverizzazione fatta bene non altera l’impatto visivo della strada bianca…”.

Sarà certamente così ma sui social c’è chi ricorda che le strade bianche sono patrimonio dell’Unesco e in generale una ricchezza unica ed invidiata nel mondo, quindi andrebbero tutelate. Negli ultimi lustri hanno fatto la fortuna di questi luoghi, difese e protette a furor di popolo da associazioni, residenti, amministratori, dai ciclisti dell’Eroica. Gente che aveva capito che, proprio proteggendo le strade bianche, avrebbe conservato la caratteristica di un territorio e di una zona che poi sarebbe diventata patrimonio culturale. Ed è per questo che l’asfalto, che su altre tante strade del Belpaese viene quasi sempre accolto come «benedizione», qui suona come una bestemmia.

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Antonio Ruzzo
Antonio Ruzzo
Sposato, con tre figli, giornalista professionista dal 1995. Il mestiere mi ha portato per anni a raccontare storie di nera e di morti ammazzati, la vita a inseguire sogni e passioni in bicicletta. Triatleta (scarso) da anni racconto quotidianamente lo sport nel blog “Vado di corsa” sul sito di un quotidiano nazionale. Ho un debole per chi non vince mai, per chi sa che il traguardo è lontanissimo ma non molla e per chi impazzisce per il profumo dell'olio canforato.

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