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Basket Italiano, alla ricerca della grandezza che fu

In vista dell'appuntamento di qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo una rapida carrellata di quella che fino a venti anni fa era una delle Nazionali più forti del continente

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Se pensiamo al basket in Italia, ci viene immediatamente in mente uno degli sport più praticati in assoluto, soprattutto per strada e in modo informale ovunque ci sia un canestro e un campetto. Una delle discipline atletiche più esigenti dal punto di vista tecnico ma soprattutto fisico e aerobico viene onorata nel Belpaese con un’attenta preparazione dei fondamentali. A dirlo è stato la stella NBA Kobe Bryant, cresciuto in Italia al seguito di suo padre Joe, il quale dopo essere tornato da adolescente negli Stati Uniti, Paese in cui si effettua una formazione piuttosto approssimativa e individualista, avrebbe poi ammesso che l’apprendimento dei fondamentali come il palleggio e la disposizione tattica gli furono molto utili nello sviluppo della sua carriera.

La tradizione cestistica italiana, sebbene non sia la più importante d’Europa, vanta comunque alcune belle memorie da ricordare, soprattutto nell’ultimo ventennio. Parliamo di un’epoca iniziata con una nazionale capace di vincere l’europeo del 1999 disputatosi in Francia. In quella squadra spiccavano talenti come la guardia Carlton Myers, l’ala slovena naturalizzata Gregor Fucka e i polivalenti Alessandro Abbio e Andrea Meneghin, figlio del grande Dino. La nazionale azzurra, il cui gruppo per il prossimo campionato europeo è stato già sorteggiato, vorrà dunque in parte recuperare l’antico prestigio ottenuto dalle squadre che l’hanno preceduta nel periodo di oltre vent’anni che si interpone tra l’oro del ’99 e la prossima prova continentale.

La squadra allenata da Romeo Sacchetti, un tecnico esperto arrivato solamente adesso alla ribalta dei grandi palcoscenici internazionali, punterà a un miglioramento rispetto agli ultimi anni, nonostante non sia certamente tra le favorite. L’attuale periodo degli azzurri della pallacanestro non è dei migliori, come dimostra la mancata qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo, torneo nel quale la grande favorite dalle quote sul basket più aggiornate è come sempre la nazionale degli Stati Uniti.

Per migliorare i risultati degli ultimi anni la nazionale di Sacchetti dovrà guardare indietro, soprattutto a inizio degli anni 2000, ossia in quell’epoca in cui la squadra allenata da Carlo Recalcati, il quale già da giocatore aveva le stimmate del tecnico di successo. Con l’allenatore milanese al comando la nazionale azzurra avrebbe vissuto alcuni anni di gloria assoluta, nonostante la mancanza di un titolo di prim’ordine, eccezion fatta per la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo del 2005. Quel periodo storico aveva visto l’esplosione di una marea di talenti sparsi per tutto il territorio nazionale, molti dei quali rappresentarono lo zoccolo duro di un’Italia pronta per il grande salto.

Il punto più alto toccato dalla squadra allenata da Recalcati fu senza dubbio l’argento alle Olimpiadi di Atene del 2004, quando solamente un’Argentina straripante e piena di campioni privò gli azzurri della vittoria. Quella squadra, capitanata da Giacomo Galanda, riuscì ad andare oltre una serie di ostacoli apparentemente insormontabili per giocarsi l’oro olimpico. Indimenticabile resterà nella memoria degli appassionati italiani di basket la semifinale contro la Lituania, quando una prestazione super di Gianluca Basile e Gianmarco Pozzecco, probabilmente i due talenti più luccicanti di quella squadra, permisero agli azzurri di sconfiggere con solvenza un avversario molto più quotato dopo due rimonte che fissarono il punteggio finale sul 100 a 91.

Un anno prima della grande cavalcata di Atene, il cui secondo posto finale non tolse il prestigio a quanto fatto fino a quel momento dai ragazzi di Recalcati, l’Italia aveva strappato la qualificazione al grande evento olimpico con uno strepitoso terzo posto agli europei di Stoccolma. Il tutto sconfiggendo nella finale che dava sia il terzo posto sia il pass ai giochi di Atene una Francia sulla carta molto più attrezzata per i grandi palcoscenici e piena di talento, con Tony Parker come grande stella. Una stella tuttavia eclissata dalla fame degli azzurri che vivevano la loro epoca dorata.

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