Bergen2017, Sagan “Io sono leggenda”, bene la “giovane Italia”

Mondiali che lanciano nella storia di tutti i tempi lo slovacco, capace di vincere tre titoli consecutivi. Bene l'Italia che chiude al secondo posto del medagliere e la consapevolezza di possedere tanti giovani di talento.

Bergen2017, Sagan “Io sono leggenda”, bene la “giovane Italia”

Peter Sagan è sicuramente il ciclista più forte in circolazione, almeno per quanto riguarda le prove in linea. Lo ha dimostrato ieri sul circuito di Bergen conquistando il terzo titolo mondiale consecutivo. Nessuno mai come lui. Ha superato, in questo, personaggi che rispondo al nome di Eddy Merckx, Alfredo Binda, Rik Van Steenbergen, solo per citare quelli che hanno contribuito i scrivere la storia di questo sport.

Peter è un personaggio straordinario. Al termine della volata che gli permise di vestire la prima maglia iridata, nel 2015 a Richmond, scese di bicicletta subito dopo l’arrivo e si concesse, braccia aperte, al pubblico. Come dire “Eccomi signori, questo è Sagan!”. Lo fece come sfogo naturale per una lunga serie di secondi posto che aveva collezionato quell’anno e l’anno ancora precedente. Tanto che in molti lo bollarono come “miglior perdente“. Ma aveva allora poco più di 20 anni, girato già mezzo mondo e vinto tante corse. Da quel giorno negli USA Sagan non ha più sbagliato una corsa: 3 mondiali e 1 europeo (nel 2016, il primo per corridori elite, l’unico al quale ha partecipato). Dove corre, vince. “Ero in mezzo al gruppo, in balia degli scatti.. all’ultimo chilometro ho capito che sarebbe stata volata.. è andata bene“. Non esiste un segreto per spiegare questo fenomeno. La semplicità è il suo marchio di fabbrica. Richiama alla mente quanto dichiarò Cruyff a proposito del calcio: “Giocare a calcio è semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che ci sia“. Si adatta perfettamente al campione slovacco.

L’Italia di Davide Cassani ancora non riesce a vincere una medaglia ad un mondiale. Questa volta si ferma ai piedi del podio, con il quarto posto di Matteo Trentin: “Ero messo bene per la volata, poi qualcuno, nell’ultima curva, è entrato in modo scomposto.. comunque prendere quei due (Sagan e Kristoff) era oggettivamente impossibile”.

“Un podio, però – gli fa eco Davide Cassani – era alla nostra portata e ce lo saremmo anche meritato, per quello che abbiamo fatto vedere in corsa. Sapevamo che ci sarebbe stato un arrivo a ranghi ridotti. Per questo abbiamo puntato tutto su Matteo, che è stato bravo, come Bettiol, a farsi trovare pronto nel momento decisivo.. Peccato!“.

E’ stata un’Italia all’insegna dei giovani quella vista in azione sui tornanti di Bergen. Perché resterà negli occhi degli appassionati soprattutto la bella azione di Gianni Moscon (anche se poi sarà squalificato per traino prolungato dopo la caduta) sulla Salomon Hill e la tirata di Bettiol nei chilometri finali. Due 23enni che hanno un futuro.

I mondiali di ciclismo su strada in Norvegia si chiudono con un indubbio successo per l’Italia, che conquista 2 medaglie d’oro, 3 d’argento e 2 di bronzo. Hanno fatto notare che si tratta di medaglie provenienti tutte dal settore giovanile. Un motivo di più per gonfiare il petto. Elena Pirrone, tra le donne juniores, ha conquistato una doppietta storica per il nostro movimento: cronometro e gara in linea. Ha dimostrato che il domani del settore non è solo Letizia Paternoster e Elisa Balsamo. Queste tre giovanissime, insieme a Elisa Longo Borghini (l’unica azzurra forse arrivata a questi mondiali sottotono) e Rachele Barbieri possono assicurare, nei prossimi anni, una squadra al pari dell’attuale corazzata olandese.

Tra gli uomini, Antonio Puppio ha conquistato un argento nella cronometro che richiama il bronzo di Vincenzo Nibali. Antonio ha caratteristiche fisiche e comportamentali straordinariamente simili a quelle del siciliano. Gli auguriamo di ripercorrere la stessa carriera. Michele Gazzoli, per restare tra gli uomini juniores, ha dimostrato di essere un talento forse ancora superiore. La forza con la quale domina le volate in campo internazionale ci ricorda Sagan… In Norvegia è giunto con una clavicola ancora convalescente, dopo la frattura di fine agosto ai mondiali pista. Nonostante questo ha lasciato una bici agli avversari… peccato che davanti a lui avessero già tagliato il traguardo due atleti, tra cui il nostro Rastelli. Quest’ultimo con un argento mondiale al collo può guardare ai prossimi mesi con maggiore tranquillità e consapevolezza dei proprio mezzi.

Tranquillità che vale anche per tutto il movimento ciclistico italiano.

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