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BGY Granfondo Airport, ecco la medaglia che diventa racconto: il gioiello di Ivan Rando

Chi, cosa, dove, quando, perché. Genesi di un capolavoro tra arte genio e sport. Prima di tutto: un evento che in 28 edizioni ha accompagnato quasi 100 mila ciclisti da tutto il mondo, la BGY Airport Granfondo, trova nel podcast di SportJam una chiave di lettura originale: il racconto della medaglia di finisher, simbolo identitario della manifestazione, attraverso la voce e la visione dell’artista che da quasi trent’anni la disegna. Il contesto è Bergamo, laboratorio europeo di mobilità e sport, il tempo è quello di una manifestazione ormai consolidata, il perché sta nella capacità di trasformare un oggetto in memoria tangibile di fatica, traguardo e appartenenza.

Il podcast entra nel cuore creativo dell’evento e restituisce una prospettiva diversa, meno legata alla performance e più al segno che resta. La medaglia, infatti, non è solo un premio ma un dispositivo narrativo che accompagna il ciclista ben oltre il traguardo.

La medaglia come firma del territorio

Il racconto si lega alla figura di Ivan Rando, amministratore delegato della storica azienda orafa il fondata dal padre, per tutti il Maestro Rando, scomparso nel 2024 a 77 anni, protagonista di una visione imprenditoriale capace di portare il marchio a un riconoscimento internazionale. La sua firma attraversa le edizioni della granfondo e si imprime su un oggetto che diventa segno distintivo.

Nel podcast emerge con chiarezza il metodo creativo: «Abbiamo sempre cercato di creare un filo conduttore che è lo skyline di Bergamo che si può vedere dove c’è la bicicletta». Un elemento che lega ogni edizione alla città, trasformando la medaglia in un racconto visivo coerente.

Ogni anno, però, il progetto si rinnova. «Per ogni manifestazione modifichiamo il trofeo, prendiamo una parte dell’aereo, in questo caso il muso, la punta». Un dettaglio che introduce il dialogo con l’identità aeroportuale dell’evento e con il suo respiro internazionale.

Arte, artigianalità e visione

Il lavoro di Rando si inserisce in una tradizione familiare che intreccia arte e impresa. «Mio padre è uno scultore, crea gioielli e orologi e ha sempre curato le manifestazioni sportive. Io, stando vicino a lui, ho mangiato per tanto tempo questo tipo di arte e adesso la sto sviluppando».

Il passaggio è significativo perché spiega la continuità tra generazioni e la costruzione di un linguaggio riconoscibile. Un linguaggio che si fonda sull’artigianalità: «Facciamo veramente tutto a mano, dalla fusione alla creazione, il modello viene fatto in cera e poi realizzato in bronzo, ma abbiamo anche medaglie in argento».

Qui sta uno dei punti più rilevanti del racconto: la medaglia come oggetto industrialmente replicato ma artigianalmente concepito. Una sintesi che restituisce valore al gesto e alla materia.

Il dialogo con l’evento

La relazione con l’organizzazione, e in particolare con Beppe Manenti, emerge come elemento creativo determinante. «Lui ha tantissime idee, è difficile convogliare tutto, ma riesce sempre a darci uno spirito per avere nuovi spunti».

Non si tratta quindi di una semplice commissione, ma di un processo condiviso in cui evento e oggetto crescono insieme. È qui che la granfondo diventa “gioiello”, non solo per metafora ma per costruzione concreta.

Tra immagine e mercato

Nel podcast si apre anche una riflessione sul ritorno di una collaborazione di lungo periodo. «Il ritorno è sicuramente di immagine, affiancarsi a una manifestazione così importante è un onore e ci permette di far capire cosa possiamo fare, soprattutto nel discorso artigianale».

Un passaggio che chiarisce il valore economico e strategico della partnership, dove il prodotto diventa veicolo di posizionamento e racconto aziendale.

La medaglia, oggi

Il tema si allarga fino al significato contemporaneo della medaglia, anche alla luce della centralità olimpica. «La medaglia è sempre importante, non è mai passata di moda, ma con le Olimpiadi torna al centro dell’attenzione».

Un’affermazione che sintetizza il senso profondo del progetto: la medaglia come oggetto universale, capace di attraversare sport diversi e tempi diversi, mantenendo intatto il proprio valore simbolico.

Nel caso della BGY Airport Granfondo, questo valore si declina in una forma precisa: un gioiello sportivo che racconta una città, un evento e migliaia di storie individuali. Un oggetto da indossare, ma soprattutto da ricordare.

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Luciana Rota
Luciana Rota
Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

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