Dom, 8 Febbraio 2026
CiclismoBuon compleanno Federciclismo: una storia affascinante di 140 anni

Buon compleanno Federciclismo: una storia affascinante di 140 anni

Il 6 e 7 dicembre 1885 rappresentano la data della fondazione effettiva dell’Unione Velocipedistica Italiana, spiega Claudio Gregori, scrittore e storico, che ha da poco dato alle stampe un volume che ripercorre la centenaria storia del ciclismo pavese. Si intitola Il fiore che vola. 1869-1969. I primi cento anni di ciclismo a Pavia: dai pionieri alla Sanremo, Claudio Gregori per Univers, Pavia 2025. Link per il libro.

L’embrione della futura Federazione Ciclistica Italiana nasce dunque a Pavia 140 anni fa

Spiega Claudio Gregori: “In realtà, già l’anno precedente, a Torino, in occasione dei primi Campionati Italiani di velocipedi (agosto 1884), l’organizzatore della manifestazione aveva riunito i dirigenti delle società e gettato le basi di un primo statuto, ricalcato sui modelli inglese e francese, Paesi allora molto più avanzati sul piano dell’organizzazione associativa”.

La prima gara italiana si svolge a Pavia. Le riunioni preliminari alla creazione dell’UVI sono favorite da Gustavo Brignone, segretario del Veloce Club Torinese. Grazie a lui, già nel 1884, viene redatta una bozza di statuto, ispirata a quelli francese e inglese. In quel periodo esistevano già undici nazioni dotate di un’Unione Nazionale Velocipedistica: la prima era sorta in Inghilterra. Si tratta del National Cyclists’ Union (NCU), che era inizialmente chiamata Bicycle Union. Nasce a Londra nella Guildhall Tavern il 16 febbraio 1878, nel 1882 la Bicycle Union si fonde con la Tricycle Association e nel 1883 assume il nome di National Cyclists’ Union (NCU).

Racconta Gregori: “In Italia, un anno dopo, nel 1884, venticinque società italiane decretano normalmente la nascita della UVI, ma il direttivo non funziona e l’Unione resta solo sulla carta. Pesano le rivalità tra Torino e Milano e tra Torino e Roma. Per questo si decide di riconvocare l’assemblea un anno dopo, scegliendo come sede Pavia”.

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A sinistra Marco Lo Giudice, a destra Aurelio Massone, promotori del Pedale Storico Vogherese, sodalizio che sta rievocando la storia del ciclismo a Voghera, dalla fine dell’Ottocento ad oggi, un movimento di appassionati e collezionisti attivi. Al centro un manifesto del Ciclodromo Veloce Club Vogherese datato Giugno 1900

Perché Pavia?

Si pensa per la sua posizione strategica. – continua lo scrittore e storico Claudio Gregori – Nel 1885 era stata appena istituita l’Unione Velocipedistica Pavese che subito fu molto attiva. Nello stesso anno diventano operative altre società pavesi e il Veloce Club Vogherese, che iniziano a organizzare gare e attività. È importante citare tre grandi promotori pavesi: Archimede Grizziotti, Giuseppe Monti e Arnaldo Lazzarini, che si fanno sostenitori del congresso fondativo dell’UVI, con data 1885 come ricorda anche il gonfalone federale”.

L’Unione, dunque, esisteva già informalmente l’anno precedente, ma non era operativa. Il congresso vero e proprio si svolge il 6 e 7 dicembre 1885: “il 6 dicembre si riuniscono nel Ridotto del Teatro Fraschini; il 7 dicembre i delegati di diciassette società eleggono presidente Enrico Nessi, nobile comasco, e vicepresidente Edoardo Coopmans de Yoldi, avvocato. La sede viene fissata a Como perché Nessi è di Como. Come documenta anche lo stendardo creato nel 1985, in occasione dei cento anni della FCI”.

Il nobile comasco Ernesto Nessi primo presidente UVI, l’antenata Federciclismo

Il poeta ciclista Grizziotti, il genio Magretti

Fra questi pionieri del velocipede si distingue Archimede Grizziotti, figlio di un valoroso garibaldino che comandava l’artiglieria dei Mille: “Un velocipedista, eccellente poeta dialettale e grande promotore della bicicletta. Sulla rivista «Fasulin» pubblica una poesia dedicata ai «23 ann ad ciclismo». La prima gara di velocipedi in Italia è del 19 maggio 1869 ed è organizzata a Pavia, in Piazza d’Armi, durante la Fiera di Pentecoste. “Quel giorno si disputano corse di cavalli e velocipedi sui mille metri, con la partecipazione di sei velocipedisti milanesi. Perché a Pavia e non a Milano? Perché a Milano, con una grida del 5 aprile, il sindaco Bellinzaghi aveva vietato l’uso dei velocipedi”.

Pavia, che è capitale culturale della Lombardia, di certo grazie alla sua storica Università, è anche la città in cui nasce Paolo Magretti, vincitore della Milano–Torino la prima corsa su strada al mondo, ancora oggi una classica fondamentale (prima edizione: 25 maggio 1876). “Studente di zoologia e ricercatore, a soli ventuno anni Magretti fa parte della Società Italiana di Scienze Naturali (SISN), dove entra dietro presentazione dell’abate Antonio Stoppani. Magretti, considerato professionalmente un luminare dell’epoca, è stato proprio uno dei visionari che hanno gettato le basi della storia del ciclismo in un momento in cui la bicicletta era osteggiata dal potere”.

Di tutto questo si parlerà domenica 7, alle ore 11, nel Ridotto del Teatro Fraschini di Pavia, con un raduno di sessanta ciclisti della Nova Unione Velocipedistica Italiana, organizzato dalla Nuvi con Paolo Tosi di Vigevano, grande promotore del ciclismo pavese e non solo. Il 7 dicembre 2025 rappresenta dunque una data epocale poiché esattamente 140 anni fa nacque l’UVI, l’Unione Velocipedistica Italiana.

Al Ridotto del Fraschini di Pavia il 7 dicembre con la NUVI

Questa è una storia che si deve raccontare in teatro, ci dice Paolo Tosi, che di mestiere fa il chirurgo, ma ha una passione insana per la storia della bicicletta. A Pavia. E si deve raccontare al Fraschini, nel suo ridotto, perché lì è nato tutto. Domenica 7 alle ore 11 ci sarà una sorta di rievocazione di questo importante congresso-compleanno di 140 anni fa. Lì dove fu organizzato il Congresso della svolta (da calendario si tratta di due giorni 6-7 dicembre 1885, ma la Federazione Ciclistica Italiana a tutti gli effetti fissa al 6 dicembre la sua data di nascita),

Lì, a Pavia, un congresso presieduto da Ernesto Nessi (di Como) e Archimede Graziotti, presidente del Veloce Club Pavia: nacque finalmente l’UVI. Per dimostrare che l’Unione esisteva davvero ed era decisa ad operare, non come nelle sole intenzioni l’anno prima a Torino, venne fatto confezionare un lussuoso stendardo di velluto blu ricamato in oro con una stella d’argento al centro con ricamata la data 1885. Sono questi i documenti e i cimeli che testimoniano la storia lunga della Federciclismo. Una ricostruzione minuziosa documentata da un ritaglio della Provincia Pavese del 7 dicembre 1885 che riportava in terza pagina, sulla prima colonna, un piccolo trafiletto dal titolo Congresso Velocipedistico “Oggi alle ore 11 AM nel salone del ridotto del Fraschini gentilmente concesso dall’illustrissimo sig. sindaco verrà inaugurato III Congresso Velocipedistico al quale sono iscritte più di 50 rappresentanze di Veloce Club”.

Abbiamo chiesto al Fraschini di ospitare il 7 dicembre 2025 la NUVI (Nova Unione Velocipedistica italiana) per la sua assemblea annuale – spiegano Paolo Tosi e il presidente Nuvi Roberto Zauli. “identificando proprio il ridotto che celebra non solo la storia e la passione per quel mondo, quanto mai vivo, ma soprattutto ricorda i pionieri che si affacciavano in quel nuovo mondo creato dalla rivoluzione industriale nel quale l’interazione con velocipede, espressione del dualismo uomo macchina, era la parte più tangibile e reale. Sarà una riunione molto speciale“, promette Paolo Tosi.

Ci premeva fare la nostra Assemblea in una città e in una location storica ritrovata e pertinente al nostro target societario – dice Carlo Delfino, anima della Nuvi – 1885…2025: la storia ci detta la strada da seguire. 140 anni è il collegamento, non sarà un convegno sul velocipedismo ma di sicuro sarà importante assolvere alle scadenze societari in quel luogo“.

Da tutte queste informazioni si evince che la nascita del ciclismo organizzato in Italia, dunque, non è il frutto di un’unica città, ma di un triangolo culturale e geografico che, passando per Torino e Milano, e ampliandosi in particolare ad Alessandria, plasma tra fine Ottocento e inizio Novecento il nuovo sport della modernità. Pavia, Como e Alessandria costruiscono un modello associativo, tecnico e istituzionale che influenzerà non solo l’Italia, ma anche la nascita della futura governance mondiale del ciclismo.
Vi rimandiamo ad un altro approfondimento a questo link, grazie alla cronologia e alle informazioni raccolte dai due Musei di riferimento della storia della Bicicletta e del Ciclismo, i Musei Alessandria Città della Bicicletta e del Ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio (Como), gemellati proprio nella storia. LINK PER APPROFONDIRE

Luciana Rota
Luciana Rota
Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

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