Calciatori scacchisti, quando la palla rotola sulla scacchiera

L'ultimo è stato il francese Giroud, fresco campione di Italia con il Milan, che ha dichiarato di amare il nobil gioco.. ma non è il solo. Quella volta che Maradona pattò con Karpov.

Sono molti gli atleti dei più diversi sport appassionati di scacchi, dal tennis all’atletica alla Formula 1, e naturalmente al calcio. Nelle scorse settimane la conquista dello scudetto da parte del Milan ha portato a permesso di scoprire che il francese Olivier Giroud in alcune interviste ha dichiarato di saper giocare e aver giocato soprattutto quando militava nel Chelsea.

Anche se i calciatori scacchisti sono numerosi, sono pochi quelli che nelle interviste lo dichiarano. Tra l’altro la ‘passione per gli scacchi’ è emersa in molti soltanto dopo il famoso mondiale tra Bobby Fischer e Boris Spassky del 1972.

In precedenza era più di moda il gioco della Dama, come dimostrano per esempio alcune fotografie che ricordano la vittoria degli azzurri ai Mondiali di calcio del 1938: una ritrae il celebre Piola mentre gioca a dama con Pietro Rava (difensore della Juventus, in serie A giocò 363 partite, segnando 19  gol).

A proposito del gioco della dama segnaliamo per inciso che sono damisti alcuni dei nostri astronauti, per esempio Samantha Cristoforetti e prima di lei Luca Parmitano e  Paolo Nespoli, fotografati mentre giocavano a dama durante la preparazione alle missioni spaziali al Cosmonaut Hotel di Baikonoir in Kazhakistan.

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Ma torniamo agli scacchi ed ai calciatori (e allenatori).

Il più grande estimatore  degli scacchi come strumento per allenare la capacità di vincere è stato sicuramente Helenio Herrera, allenatore della grande Inter degli anni Sessanta: forse non tutti i  tifosi nerazzurri sanno che il tecnico argentino nel 1965 volle che tutta la squadra imparasse  a giocare  a scacchi, convincendo il presidente di allora, Angelo Moratti, che pure era appassionato (come testimoniano i figli, in particolare Massimo), ad autorizzare l’organizzazione di un corso ad Appiano Gentile. E, chissà, forse fu proprio grazie agli scacchi che quell’anno la squadra milanese si aggiudicò scudetto e Coppa dei Campioni….

Abbiamo accennato al mondiale tra Bobby Fischer e Boris Spassky che quest’anno celebra i 50 anni. Un importante e famoso calciatore, purtroppo scomparso, che ha dichiarato di aver imparato a giocare in quella occasione è Diego Armando Maradona: aveva quasi 12 anni e come molti allora (ricordiamo per esempio Bono e Madonna) si appassionò e a quanto pare non dimenticò mai gli scacchi, visto che nel settembre 2005, approfittando della presenza di Anatolj Karpov a Buenos Aires, dove il campione era stato invitato per tenere delle esibizioni, lo volle nel suo show televisivo ‘La Noche del 10’ per una partita. Magnifica la coreografia, ma poi la partita durò ben poco, poiché dopo sole 4 mosse Maradona propose di pareggiare e Karpov ovviamente accettò.

Un altro calciatore ben noto agli sportivi che in una lunga intervista concessa a ‘Vanity Fair’ nel novembre 2020 ha affermato che la sua più grande passione dopo il calcio sono gli scacchi è Paulo Dybala: “Con gli scacchi me la cavo bene. Fino all’età di 18 anni ho anche partecipato a diversi tornei nella mia città, Cordoba. Vincevo quelli provinciali, poi ho fatto il salto a livello nazionale e ho conquistato un buon secondo posto. Quindi hanno cominciato a farmi sfidare giocatori più grandi e spesso, purtroppo, sono stato eliminato a metà percorso. Se trovassi qualcuno con cui farlo, giocherei ancora. Sono paziente, studio le mosse dell’avversario e gli faccio male quando posso.”

E un altro grande appassionato del gioco che ha militato nella Juventus è stato l’olandese Edgar Davids, che frequentava regolarmente la Società Scacchistica Torinese, dove  ha anche seguito le lezioni  dei Maestri del club. Quando  nel novembre del 2002 l’ex campione del mondo Anatolij Karpov si esibì a Torino  in una ‘simultanea’ giocando contemporaneamente contro 24 avversari, tra questi  era stato annunciato proprio anche Davids; il calciatore si presentò all’appuntamento, richiamando l’interesse di molti giornalisti e di molte troupe televisive accorsi più per lui che per Karpov. Ma poi non volle sedersi al tavolo da gioco: «Con Karpov perderei di sicuro, e a me perdere non piace», si giustificò l’olandese. Ma restò tutto il tempo a seguire le partite e a rilasciare interviste e autografi.

Tra i calciatori scacchisti troviamo anche il brasiliano Júlio César Baptista, attaccante della nazionale verdeoro, che in un’intervista ha dichiarato: «Gioco a scacchi da quando avevo 13 anni:  trovai un libro in casa di mio zio e mi appassionai. Oggi cerco di seguire le vicende dei principali campioni, a partire da Kasparov. Lo trovo un gioco molto interessante. Devi sempre concentrarti al massimo: la minima imprecisione provoca un improvviso cambiamento  di fronte. Sembrava che tu fossi alle corde e invece ecco che  ti trovi in posizione vincente!».

Ci sarebbero molti altri da citare, ma ci fermiamo qui e concludiamo con Gianluca Vialli, allenatore, ex calciatore: “Quando ho iniziato a fare l’allenatore, ho capito che gli scacchi mi sarebbero potuti essere utili. […] Perché hai bisogno di una strategia, devi sempre cercare di essere una mossa avanti all’avversario. Ti serve ragionare sul gioco delle mosse e contromosse, tentare di portare l’avversario fuori strada. Preparare un attacco e un po’ come preparare una partita. L’unica differenza è che in mano hai dei pezzi, e non delle persone. Da questo punto di vista, il mestiere di allenatore è ancora più difficile. È stato uno zio a farmi conoscere gli scacchi e anche la dama. Quei pomeriggi in casa mentre fuori pioveva compensavano tutta l’attività fisica che facevo.“

Adolivio Capece

Redazione
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