“Un calcio e parte”… il Campionato di Eccellenza del rugby romano

“Un calcio e parte”… il Campionato di Eccellenza del rugby romano
I capitani delle tre franchigie romane impegnate in Eccellenza posano in Campidoglio

I capitani delle tre franchigie romane impegnate in Eccellenza posano in Campidoglio

Un calcio e parte. Sembra ieri che mio padre, provetto meccanico di “scuola Fiat”, imponeva le sue sapienti mani sul mio scalcagnato motoveicolo, provato da chilometri e chilometri di strada. Il maledetto trabiccolo, inaffidabile come Pinocchio, alla vista di mio padre si rianimava miracolosamente, mostrando performance a me sconosciute. La battuta genitoriale – beffarda e canzonatoria – era sempre la stessa: “Guarda – diceva mio padre accendendo il veicolo a miscela che rispondeva con un poderoso ruggito – un calcio e parte”. Il massimo campionato di Eccellenza di rugby sta per prendere il via, e prima del fatidico “kick off”, in cuor nostro tutti noi speriamo che con quel gesto i problemi del rugby italiano svaniscano come per incanto. Dalla scorsa stagione a quella che sta per prendere avvio, intanto, qualcosa è successo. Poco, ma è successo. Le compagini romane, solo per citare un esempio, sono diventate tre: a Lazio e Fiamme Oro, infatti, si è aggiunta la Capitolina, tenace società con sede in Via Flaminia e con una spiccata vocazione al rugby dilettantistico. La Capitolina la conosco abbastanza, tanto da poter asserire con certezza che mirerà a limitare i danni: oltre alla tecnica, chilogrammi e centimetri, a un certo livello, contano. L’approdo presso il massimo campionato italiano per i blu-amaranto è, inoltre, da considerarsi un bellissimo regalo che dirigenti, allenatori e giocatori della prima squadra hanno voluto concedersi, dimostrando all’ambiente circostante che per raggiungere il livello più alto della palla ovale italiana, i soldi tintinnanti servono sì, ma fino a un certo punto. Meglio puntare su progetti, idee e collaborazioni. Con i suoi soci-giocatori (ragazzi/ini che giocano pagando una retta annuale) l’Urc un segnale importante l’ha dato: “nihil difficile volenti”. Ora il problema, tuttavia, sarà quello di rimanere in sella a questo campionato che, com’è noto, dalla prossima stagione ospiterà solo dieci squadre. A proposito di collaborazioni, quella tra Lazio, Fiamme Oro e Capitolina, ormai, non è più un mistero, tanto che qualcuno ha voluto vederci un abbozzo di progetto in funzione di quella che fu la Celtic League. Per quel che mi riguarda mi pare ci sia poco da dire: agli scettici e ai sognatori dico che basta venire presso il campo dell’Unione per vedere quante squadre, soprattutto a livello giovanile, vengono ad allenarsi con i loro pari età della Capitolina. L’arricchimento, sembra alquanto evidente, deve servire ai ragazzi (tutti) e anche ai loro allenatori. Del resto se in Campidoglio qualcuno ha voglia di baloccarsi con velleità olimpiche (persino il recalcitrante Ignazio Marino), crediamo sia lecito, per tutti gli appassionati del rugby romano, pensare in grande. Sognare celtico, insomma. Mentre eravamo tutti presi dalla presentazione milanese dell’Eccellenza, in cui il presidente Alfredo Gavazzi ha confermato che RaiSport trasmetterà ancora le partite di campionato (speriamo non con il format e la verve di sempre perché ci sarebbe da suicidarsi), l’ultimo consiglio federale ha aperto il “vaso di Pandora” degli impianti dedicati al rugby. Da un lato, infatti, si partirà con la mappatura, dall’altro si andrà verso la ridefinizione degli “standard” necessari alla partecipazione ai più importanti campionati nazionali. La domanda sorge spontanea: buona o cattiva notizia? Difficile dirlo adesso. Sul fronte degli impianti della palla ovale romana e laziale, Roma è tutta un’eccezione. Le Fiamme Oro hanno il loro impianto; la Lazio gioca presso l’Acqua Acetosa. Quanto alla Capitolina, invece, l’arrivo del via libera del Comune alla gestione del terreno su cui sorgono i suoi campi da gioco, costerà diversi sacrifici. Economici. Basterà la politica “lacrime e sangue” dei “blau-grana” a garantire standard federali?

Alessandro Cini

 

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