Calcio, uno sport malato a livello Europeo

Calcio, uno sport malato a livello Europeo

scontri calcioC’è qualcosa d’inquietante nei dati pubblicati venerdì 1° agosto da Link Campus University, università privata che ha un focus particolare sul mondo dello sport. Dati che non sappiamo se saranno ripresi e se verranno valutati adeguatamente dai grandi media; qualora lo fossero rappresentano una decisa rottura rispetto alla lettura finora data al fenomeno della violenza nel calcio in Italia e per certi versi anche alle capacità dei nostri stadi. Dati, è bene aggiungere, che arrivano al termine di una primavera_estate tragica per il mondo del pallone, con gli sconti a Roma della finale Fiorentina Napoli e l’omicidio di Ciro Esposito (nelle stesse ore la procura faceva trapelare che altri 4 tifosi romanisti sono indagati per questi fatti).
L’inquietudine deriva dall’apprendere che quanto accade ogni domenica negli stadi italiani non è il vertice negativo di uno sport malato solo in Italia, ma nulla rispetto a quello che succede nel resto dell’Europa.
La ricerca di LinkCampus ci dice, infatti, che nelle ultime 8 stagioni delle Leghe Calcio professionistiche (A, B e Lega Pro) il calo degli incontri con feriti è stato del 60,1%, con una diminuzione dei contusi sia tra le Forze dell’Ordine (-85%) che tra i civili (-63,5%). Oltre 6 volte in meno rispetto ai campioni del mondo tedeschi e 5 in meno degli inglesi. L’indagine è stata svolta dalla Link Campus University attraverso il proprio Laboratorio di Ricerca Socio Economica, Link Lab, che ha elaborato i nuovi dati dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Viminale.
“Dal 2007 in poi – ha detto il direttore di Link Lab, Nicola Ferrigni – assistiamo a una netta inversione di tendenza sulla violenza nei nostri stadi. E non è un caso che il cambiamento sia avvenuto proprio in seguito all’uccisione dell’Ispettore Raciti: da quell’esperienza è nata la cura e, di conseguenza, una sorta di modello italiano di sicurezza degli stadi”. Sul totale delle manifestazioni calcistiche del Paese gli incontri con feriti sono diminuiti dalla stagione 2005/2006 ad oggi del 46,6%, con una diminuzione dei contusi sia tra Forze dell’Ordine (-74,9%) che tra civili (-51,3%). Tra i professionisti (A, B e Lega Pro) il calo è stato ancora maggiore, con 69 feriti tra civili e 62 tra le forze di polizia (oltre a 27 steward) contro i rispettivi 189 (-63%) e 414 (-85%) di 8 stagioni fa. Nell’ultimo campionato gli incontri con feriti sono stati 59, che equivalgono a circa il 3% del totale di tutti i match professionistici disputati (circa 2000), un dato che – cita l’elaborazione di Link Lab –  avvicina in termini di sicurezza gli stadi italiani a quelli finlandesi o austriaci, dove il calcio non è così popolare come in Germania e Inghilterra. E ancora, i 69 feriti ‘civili’ dell’ultima stagione equivalgono a un contuso ogni 173mila spettatori, mentre in Inghilterra l’incidenza è di quasi 5 volte maggiore, con 1 ferito ogni 37mila persone. I neocampioni del mondo tedeschi fanno peggio, con un’escalation degli episodi violenti negli ultimi anni e 1 ferito ogni 26mila spettatori, per un’incidenza che supera di oltre 6 volte il dato italiano.
Che dire poi dei tanto famigerati DASPO, che spesso sollecitano tanta ilarità tra i commentatori per l’approssimazione con la quale vengono comminati e soprattutto riguardo l’apparente inefficacia (visto che spesso i soggetti sottoposti a DASPO poi sono gli stessi autori dei disordini)?
Tra i temi al centro dell’analisi di LinkCampus, anche i divieti di accesso alle manifestazioni sportive. Secondo i dati, in Italia crescono del 28,8% in più rispetto alla stagione calcistica 2012-2013, con 2.352 divieti complessivi emessi quest’anno, di cui più di 2mila si riferiscono alle partite di Campionato. E se in testa alla classifica generale ci sono quelli connessi a reato, pari al 64,1% del totale (in crescita del 23% sulla stagione precedente), sono più che raddoppiati i Daspo pronunciati come misura di prevenzione (+111,6% sullo scorso anno passando da 206 a 436). Tra i luoghi dove vengono emessi più divieti, primeggia l’interno dello stadio (40,9%); il dato allarmante però, con i reati in aumento del 50% sullo scorso anno, è soprattutto quello legato ai disordini di fuori dalle mura dell’impianto sportivo (il 33,6% dei Daspo emessi). Il numero più elevato dei divieti emessi si registra al Sud (726), con la Campania in prima linea (354). Seguono Lombardia (285), Toscana (254), Sicilia (209) e Lazio (190). Chiude la classifica il Trentino a quota zero provvedimenti emessi.
Se c’è una morale nel leggere questi dati a nostro avviso è che il calcio, almeno in Europa, è un fenomeno ormai malato, sfogatoio dei peggiori istinti dell’Occidente, esacerbati anche dalla crisi economica e se Sparta (leggi Germania e Inghilterra) piange, Atene (ovvero noi !!) non ride.
AU

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