TriathlonHawai, New York, Cozumel...Cameron Wurf, l'Ironman impossibile da fermare

Hawai, New York, Cozumel…Cameron Wurf, l’Ironman impossibile da fermare

Domenica in Messico, su un’isola del Mar dei Caraibi, si corre L’Ironman di Cozumel sulla distanza canonica del triathlon long distance: 3,8 chilometri di nuoto, 180 in bici e alla fine i 42 chilometri della maratona che da qusete parti, visto il caldo e il vento, si annunciano un po’ più duri che altrove.

Al via tra gli uomini il belga Marten van Riel, il francese Leon Chevalier e anche il nostro Alessandro Fabian che, dopo due olimpiadi, dopo un un titolo di vicecampione europeo sulla distanza 7.3 (il mezzo Ironman) debutta in questo tipo di gare che segnano una svolta, probabilmente l’ultima, nella su storia di atleta. Ma tra i partenti c’è anche l’australiano Cameron Wurf, 41 anni di Lord Howe Island, un paradiso faunistico nel Mare di Tasman, a circa 600 km a est di Sydney ciclista professionista della Ineos Granadiers, in questi anni scudiero di Geraint Thomas e Tom Pidckock, con la passione del triathlon.

L’anno scorso era salito agli onori delle cronache perchè, dopo aver finito di pedalare i 260 chilometri della Roubaix era tornato in albergo, si era cambiato ed era andato a correre una mezza maratona: così tanto per sciogliere i muscoli. Sport senza fine, lo interpreta così. Senza limiti, senza risparmiarsi, senza pensare alla fatica. E allora non stupisce trovarlo dove si pedali, dove si corra, dove ci sia da competere, ovviamente ad alti livelli. Più o meno un mese fa era alle Hawaii e, nella finale mondiale Ironman vinta dal tedesco Patrick Lange, si era piazzato settimo assoluto in 7h51’26”. Ma evidentemente non era ancora abbastanza. Tant’è che tornando indietro, visto che c’era, si era fermato un paio di giorni a New York per correre la maratona, puntualmente terminata in 2h36’22, tempo non da top runner ma comunque non banale…

Come molti dalle sue parti Wurf è cresciuto facendo sport. Ha cominciato  come tutti i  bimbi a correre, nuotare e ad usare la bici per andare a scuola e poi al liceo ha giocato a calcio, a  football, a tennis per poi dedicarsi all’atletica ovviamente trovando anche il tempo per fare surf. Il primo vero sport da “pro” però è stato il canottaggio, dove nel “4 senza” ha fatto parte della squadra che ha conquistato l’oro ai Campionati del mondo di canottaggio U23 nel 2003, a Belgrado e, sempre con la nazionale australiana, ha fatto parte della spedizione olimpica ad Atene 2004. Poi è passato alla bici, ha corso anche in Italia con Androni e Liquigas e da quattro anni è tornato al ciclismo con la Ineos Grenadiers. Senza pause, anzi trovando anche il tempo, una decina di anni fa, per prendersi una laurea in economia. Nella sua carriera da triatleta ha vinto quattro Ironman (Galles, Australia, Italia e Danimarca) ed è il triatleta che ha firmato una delle prestazioni in bici più veloci di sempre ai mondiali Ironman di Kona alle Hawaii nel 2018 chiudendo i 181 chilometri in 4h7′ a 43,6 di media. “Faccio tutta questa fatica perchè così non ho tempo di pensare alla mia età – aveva raccontato tempo fa in una sua intervista a Olympics.com –. Dicono che per gli atleti dai 35 ai 45 anni, la cosa più difficile da tenere in forma è il cervello. Non posso certo preoccuparmi di essere troppo vecchio, perché sono concentrato sulla voglia di migliorare. Vedremo quanto durerà…”. Intanto domenica è di nuovo al via di un Ironman. A Cozumel non parte tra i favoriti ma, da uno che per fermarlo forse bisognerebbe legarlo, ci si può aspettare di tutto.

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Antonio Ruzzo
Antonio Ruzzo
Sposato, con tre figli, giornalista professionista dal 1995. Il mestiere mi ha portato per anni a raccontare storie di nera e di morti ammazzati, la vita a inseguire sogni e passioni in bicicletta. Triatleta (scarso) da anni racconto quotidianamente lo sport nel blog “Vado di corsa” sul sito di un quotidiano nazionale. Ho un debole per chi non vince mai, per chi sa che il traguardo è lontanissimo ma non molla e per chi impazzisce per il profumo dell'olio canforato.

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