CiclismoCarube si supera con questa mostra ciclo storica a Porcari

Carube si supera con questa mostra ciclo storica a Porcari

In occasione della tappa toscana del Giro d’Italia, la Fondazione Lazzareschi di Porcari ospita fino al 31 maggio una grande mostra dedicata alla storia della bicicletta e della Corsa Rosa. Un viaggio tra telai storici, maglie leggendarie, cimeli, biciclette dei campioni e rarità raccolte da Roberto Lencioni detto Carube.

In occasione della tappa toscana del Giro d’Italia, Porcari ospita fino al 31 maggio, presso la Fondazione Lazzareschi in piazza del Comune, una mostra dedicata alla storia della bicicletta e alla memoria della Corsa Rosa. L’esposizione, organizzata dal Gruppo Sportivo Cicli Carube ASD grazie al coinvolgimento della Fondazione Lazzareschi, accompagna il passaggio della tappa Porcari-Chiavari del 20 maggio con un percorso costruito su due filoni: da una parte le biciclette legate al Giro d’Italia, dall’altra l’evoluzione tecnica e culturale della bicicletta.

Il Giro raccontato attraverso biciclette e cimeli

Il percorso si apre con la bicicletta da cronometro di Visentini, esposta con la sua Maglia Rosa originale e il Garibaldi del Giro d’Italia, il tradizionale vademecum della corsa. Da qui prende forma un racconto che attraversa epoche, campioni, artigiani e oggetti di memoria: la bicicletta di Marcello Mugnaini con la maglia Filotex, una Fuchs del 1948 rimasta sulla strada a Camaiore dopo il passaggio della tappa del Giro, la bicicletta dell’elvetico Fuchs con la maglia di campione svizzero concessa da Piero Pieroni.

Uno spazio particolare è dedicato anche all’artigianato lucchese, con un tavolino da calzolaio e sei paia di scarpe di Luigi Colombini, definito «mago dello scarpino» dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta. Il ciclismo viene raccontato anche attraverso questi dettagli: non soltanto telai e vittorie, ma mani, botteghe, materiali, attrezzi e gesti che hanno accompagnato generazioni di corridori.

Da Moser a Pantani, passando per Battaglin e Fanini

Tra i nuclei più significativi c’è l’angolo dedicato a Francesco Moser, con una bicicletta Benotto della Filotex, una bicicletta Moser montata Shimano utilizzata dalla Famcucine Campagnolo, scarpe Diadora, una maglia ciclamino, una Maglia Rosa, una maglia iridata e una maglia della Famcucine Campagnolo.

Al centro della mostra trova posto anche la bicicletta del 2000 di Marco Pantani, accompagnata da maglia Mercatone Uno autografata, cappellini e maglia dell’Emilia della selezione dilettantistica. Il racconto prosegue con una Masi di Piero Spinelli Sammontana del 1973, una Taurus di Bariviera Mino del 1967, due telai in attesa di attribuzione e una bicicletta usata da Giovanni Battaglin nel vittorioso Giro d’Italia del 1981.

Nel finale del percorso trovano spazio anche una Bianchi campione del mondo degli anni Sessanta accanto alla bicicletta di Michela Fanini, con la maglia con cui vinse il Giro d’Italia nel 1994.

Il fascino eterno di Coppi e dei grandi campioni

Tra i pezzi più suggestivi compare una Bianchi del 1958 di Fausto Coppi, ritrovata da Roberto Lencioni, detto Carube, accompagnata dalla Maglia Rosa di Fausto messa a disposizione da Laura Colombini e dal Garibaldi del Giro d’Italia 1966. Nelle vetrine trovano spazio anche un gagliardetto del personale degli anni Ottanta, una maglia e un maglione di Felice Gimondi della Nazionale Italiana, una maglia di campione del mondo, una maglia iridata di Ercole Baldini e una maglia di campione belga di Eddy Merckx.

Un viaggio nell’evoluzione della bicicletta

La seconda anima della mostra guarda all’evoluzione della bicicletta: dal bicicletto del 1890 a una BSA da pista del 1908, da un telaio italiano dello stesso anno aggiornato nel 1913 nell’impianto frenante a biciclette francesi del 1920 con giroruota e fanale a candela per le partenze notturne.

Il percorso arriva poi a una Taurus del 1948 con cambio corsa a due leve, a una Ganna del 1940, a una Legnano di fine anni Cinquanta, a una Colnago Record del 1972, a una Colnago Master, fino a una Fausto Coppi anni Novanta di Luc Leblanc e a una Colnago Millennium montata Shimano. A chiudere simbolicamente il viaggio è una moderna bicicletta attuale del Giro d’Italia, a raccontare l’evoluzione continua della tecnologia e del ciclismo.

Non soltanto biciclette: il Giro come memoria popolare

A corredo dell’esposizione compaiono cappellini, raccolte di cartoline delle tappe, annulli postali del cinquantenario del Giro d’Italia, il gioco del Giro sul modello del Gioco dell’Oca e una pista in poliuretano per le palline dei corridori. Piccoli oggetti che restituiscono la dimensione popolare della corsa, quella che ogni primavera trasforma il Giro in un patrimonio condiviso tra sport, memoria e cultura.

La mostra resterà visitabile fino al 31 maggio alla Fondazione Lazzareschi di Porcari. Per informazioni: Roberto Lencioni, detto Carube, 3472315386.

LEGGI ANCHE

Luciana Rota
Luciana Rota
Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

Calendario sportivo 2026

Ultimi articoli

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui