La BGY Airport Granfondo è molto più di un evento ciclistico: è un progetto che mette al centro passione, valori dello sport e capacità di fare squadra. Nel podcast di SportJam interviene Laura Colnaghi, presidente del Gruppo Carvico Spa, realtà di riferimento del tessile italiano a livello internazionale, portando una visione che intreccia ciclismo e impresa, territorio e innovazione. Una sportiva autentica, capace di muoversi con coerenza tra parole e azioni, in un racconto che evidenzia come i valori dello sport possano diventare leva concreta di sviluppo.
Nelle parole “a ruota libera con Laura Colnaghi”, un evento amatoriale diventa il punto di incontro tra queste due dimensioni: competizione e sfida, impresa e sport, radici e futuro. Passo dopo passo. Anzi, pedalando con lei!

Presenza, relazione, continuità
Cosa significa oggi, per Carvico, essere partner della Granfondo?
«Carvico è da sempre al fianco di molti eventi sportivi, non solo ciclistici. Vediamo lo sport come elemento fondamentale per il nostro benessere, per la disciplina che insegna, per la salute che assicura a chi lo pratica mentalmente e fisicamente. Non si tratta solo di visibilità, ma di essere dentro un contesto che sentiamo vicino fatto di persone, territorio, impegno. La Granfondo è un’esperienza reale e per noi ha senso esserci in modo coerente con quello che siamo».
La chiave è la continuità: «Quando c’è continuità. Quando non si tratta di un episodio, ma di un percorso. La relazione si costruisce nel tempo, attraverso la coerenza e la capacità di condividere valori in modo autentico». E la presenza diventa concreta: «La capacità di generare relazioni, di essere riconosciuti per quello che si è, e di lasciare un segno che va oltre il momento dell’evento. In questo senso, la sostenibilità è anche questo: restare nel tempo».
La qualità come origine
Nel racconto di Carvico, la materia viene prima della forma. «La qualità è da sempre una delle cifre di Carvico. Insieme al servizio che assicuriamo ai nostri clienti, ci ha dato la possibilità di mantenere ottimi rapporti con tutta la nostra filiera tessile. Se vogliamo, nel nostro lavoro, la forma è una conseguenza. Partiamo sempre da come un materiale funziona: come si comporta nel movimento, come reagisce nel tempo. Quando la qualità è reale, anche l’estetica trova la sua coerenza».
Un principio che si traduce in una linea industriale chiara: «Nella nostra politica industriale l’innovazione è fondamentale da sempre ed è diventata indispensabile con la globalizzazione degli ultimi decenni. Innovazione significa migliorare continuamente, ma anche saper anticipare esigenze nuove, sia in termini di performance che di responsabilità».
E se si parte dalla materia, il racconto è netto: «Dalla trasformazione. Da come una fibra diventa qualcosa che accompagna il corpo ed il gesto atletico. È lì che nasce tutto: in una relazione concreta, tra tecnologia ed esperienza».
Con un passaggio che definisce il posizionamento: «Mi piace sottolineare quanto siamo stati lungimiranti lavorando sempre nell’ottica di una economia circolare anche nel tessile. Sono anni che in Carvico, per la produzione dei nostri tessuti, utilizziamo in gran parte filati che nascono dal riciclo e dalla rigenerazione di materiali di scarto pre e post industrial».
Endurance, coerenza, tempo lungo
Può un’azienda incarnare l’endurance? «Ogni azienda che si rispetti deve proporsi con queste caratteristiche. L’endurance non è solo nello sport: è nella capacità di essere costanti e coerenti nel tempo soprattutto quando il contesto, come ad esempio quello che stiamo vivendo, non è certamente dei migliori. E quando il risultato non è immediato. Ma è proprio in questi momenti che si costruisce qualcosa di solido».
Il valore si ritrova nei prodotti: «Nella durata dei materiali, nella qualità e nell’offerta dei prodotti che da oltre 60 anni rispondono alle richieste dei nostri clienti e del mercato. Non siamo l’azienda che segue la moda del momento». E soprattutto nella visione: «In Carvico, non abbiamo iniziato a parlare di sostenibilità perché o quando tutto il mondo ne parlava. La sostenibilità, che a noi piace chiamare responsabilità, è nata con noi è nel nostro DNA è una scelta che dura da tempo e durerà nel tempo».
La bicicletta come misura
Il passaggio sul ciclismo restituisce una dimensione più essenziale. «La sua essenzialità. La bicicletta amplifica le capacità della persona senza sostituirle. Sei tu, il tuo corpo e la strada. È un ottimo mezzo di allenamento aerobico, non è dannosa alle nostre articolazioni e ci consente di vedere posti meravigliosi».
Il ciclismo resta linguaggio universale: «Parla di fatica, di libertà, di scoperta: esperienze che tutti comprendono, indipendentemente dalla lingua o dal contesto. In questo senso la bicicletta diventa anche simbolo di uno stile di vita più sostenibile ed inclusivo. Non è solo sport, ma un modo di vivere il territorio creando connessioni tra le persone».
Il valore della fatica
Un tema centrale, affrontato senza retorica: «Effettivamente, nel lavoro forse lo è meno: viviamo in un contesto che tende a semplificare e velocizzare tutto. Eppure la fatica resta uno degli strumenti più autentici di crescita, perché è lì che si costruiscono competenze, carattere e consapevolezza». Nello sport torna centrale: «Lo dimostra il numero crescente di persone che sempre di più scelgono di mettersi alla prova in eventi sempre più impegnativi».
La Granfondo ha un ruolo preciso: «Restituisce alla fatica un significato positivo. Non come sacrificio fine a sé stesso ma come una conquista personale».
Radici e visione globale
Il tema del territorio è strutturale: «Le radici territoriali per un brand internazionale contano moltissimo. Essere legati a un territorio significa avere una storia autentica da raccontare, fatta di cultura, di “saper fare” e di tradizioni». Il Made in Italy diventa elemento distintivo: «Non è solo un’etichetta produttiva, ma un vero e proprio marchio culturale: comunica immediatamente qualità, gusto estetico, artigianalità e stile di vita».
Il ciclismo rafforza questa narrazione: «Giro d’Italia, Giro di Lombardia, Milano-Sanremo. Eventi conosciuti in tutto il mondo che hanno scritto e continuano a scrivere la storia di questo sport». Il cicloturismo completa il quadro: «La bellezza del nostro territorio, la storia, l’arte, la tradizione enogastronomica. L’Italia è la meta ideale». Con una chiusura che sintetizza tutto: «La bicicletta ha il grande potere di trasformare il viaggio in un racconto: affascinante, emozionante, impagabile».
Competizione o sfida
Il finale apre una distinzione netta: «Sono due cose diverse: quando si partecipa a una gara ci si mette in competizione con gli altri. La sfida, invece, può nascere dalla volontà di raggiungere una prestazione personale. Io credo molto di più nella sfida: è quella che ti fa crescere davvero».
Vale anche per l’impresa? «La competizione ti spinge a confrontarti con gli altri. La sfida, invece, è più profonda: è ciò che ti porta a superare i tuoi limiti, a innovare e a crescere nel tempo. La sfida porta evoluzione e miglioramento continuo».
VAI ALLO SPECIALE BGY GF AIRPORT – Pronto ad atterrare in un mondo che pedala?
