Cassa integrazione per i dipendenti della Federtennis: è possibile?

Il provvedimento preso dai vertici della Federazione Italiana Tennis, unico nella storia dello sport, apre un problema reale sulla natura delle Federazioni sportive che vivono anche con il contributo dello Stato

Cassa integrazione per i dipendenti della Federtennis: è possibile?

La notizia è deflagrate, anche se ormai ha qualche giorno: la Federazione Italiana Tennis ha deciso di mettere in cassa integrazione tutti i suoi dipendenti: 110 persone.

“Quello della Federtennis oggi è un bilancio di guerra: abbiamo sospeso tutti i contratti, dal più grande ai più piccoli. Non vengono pagati neanche Corrado Barazzutti, Nicola Pietrangeli e Sergio Palmieri” ha detto all’ANSA Angelo Binaghi, presidente della Federtennis. “Siamo la federazione che più di tutte si autofinanzia, la percentuale è dell’87% – aggiunge Binaghi – perciò siamo quella che più soffre. Senza gli Internazionali e le altre entrate, abbiamo bloccato tutto”.

Binaghi, sempre nell’intervista all’Ansa, ha sottolineato di aver informato della situazione anche il ministro per le politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora: “Gli ho spiegato come stanno le cose e che, autofinanziandoci all’87%, siamo la federazione più colpita. Se qualcuno ha soluzioni alternative, me lo dica: la bacchetta magica non ce l’ho, per fortuna lo Stato ha messo la cassa integrazione, ben venga”.

I sindacati rispondono con una nota: “Si è conclusa ieri sera (giovedì 9 aprile) la riunione in videoconferenza tra il management della Fit e le rappresentanze sindacali nazionali del personale dipendente. Per la prima volta nella storia del movimento sportivo nazionale italiano, in una condizione di assoluta e drammatica emergenza sociale, una federazione sportiva decide ‘motu proprio’ di porre in cassa integrazione tutti i propri dipendenti, senza tenere in alcun conto le pur rilevanti argomentazioni opposte dalle organizzazioni sindacali nel corso della discussione”.

Le organizzazioni sindacali “hanno tutte manifestato forte contrarietà. Nel dichiarare lo stato di agitazione nazionale di tutto il personale dipendente da Coni, Sport e salute e tutte le 52 Federazioni sportive nazionali, Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa e Cisal Fialp si riservano di valutare la legittimità della decisione assunta e, contestualmente, di avviare tutte le iniziative di lotta ritenute necessarie a contrastare la scelta assunta.“.

Risponde la Federazione sul sito federale: “A dispetto della serena conclusione dei colloqui intercorsi ieri sera fra le parti per discutere l’argomento, oggi i sindacati Fp Cgil, Cisl FP, Uilpa e Cisal Fialp hanno sorprendentemente emesso un comunicato in cui sostengono che “la Federazione Italiana Tennis mette in cassa integrazione i lavoratori pur essendo destinataria di milioni di euro pubblici”, annunciando lo stato di agitazione per i lavoratori del sistema CONI e Federazioni sportive.

In particolare i sindacati paiono non tenere in alcun conto quello che in un momento così drammatico per lo sport italiano non può non rappresentare l’obiettivo primario di una federazione, che, nel caso della Federtennis, deve essere quello di tutelare la 3.200 società affiliate, le centinaia di migliaia di praticanti e le migliaia di insegnanti che ne rappresentano il tessuto connettivo e senza i quali non ci sarebbe più nessuna attività sportiva. Una tutela che richiede risorse reperibili, in una situazione come l’attuale, solo attraverso una riduzione dei costi e, dunque, sacrifici da parte di tutti.
Proprio per questo nelle scorse settimane la FIT ha stanziato a favore dei circoli e delle attività giovanili la cifra circa 3 milioni di euro: un intervento salva-tennis reso possibile da tutta una serie di misure, a cominciare dal taglio dei compensi di tutti i dirigenti, dalla sospensione dei contratti di collaborazione ad ogni livello, cominciando dai più alti, e dal blocco di numerose attività e progetti.”

C’è da dire che in questa storia c’è un elemento che non quadra. Riguarda il bilancio FIT. Sul Corriere della Sera di oggi si ricorda come questo sia di circa 60 milioni di euro l’anno (tra le Federazioni più ricche dopo il calcio e il rugby, grazie ai proventi derivanti dagli Internazionali d’Italia) di cui 3 destinati agli stipendi dei 110 dipendenti. Riceve dal CONI 7 milioni di euro l’anno, con un vincolo di spesa di circa 2,7 milioni per gli stipendi (che quindi non possono essere spesi in altra maniera).

Vuol dire che, non essendo interrotti i contributi dello Stato anche in questo periodo di emergenza sanitaria, la Federtennis riceverà tutti gli importi previsti che dovranno essere spesi per capitoli di spesa ben precisi. La decisione di Binaghi, quindi, unica nel suo genere tra tutte le federazioni sportive e nella storia del nostro sport, è stata presa fondamentalmente per caricare sulla collettività (ovvero lo Stato che paga la cassa integrazione) anche la differenza di compensi di 300 mila euro, dato che questo è il massimo del risparmio che potrà ottenere (visto che la collettività, cioè lo Stato, già paga 2,7 milioni di stipendi dei dipendenti FIT). In pratica i vertici della FIT chiedono la cassa integrazione per lavoratori che già sono pagati dallo Stato. Sarebbe la CIG per lavoro pubblico, non ancora prevista dal nostro ordinamento.

Oggi il presidente di Sport e Salute Cozzoli, sempre sul quotidiano di via Solferino, ha detto: “C’è un accordo che va rispettato e prevede vari strumenti, dallo smart working allo smaltimento delle ferie: dovrebbe essere la bussola per governare questo tipo di situazioni, concordando il percorso con i sindacati”.

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