Chris Froome, 4 Tour de France bastano per entrare nella storia?

Il britannico, nonostante i successi alla Grande Boucle, non è ancora riuscito ad entrare nel cuore degli appassionati. Analisi di un fenomeno.

Chris Froome, 4 Tour de France bastano per entrare nella storia?

Chris Froome non ha la classe e il fascino di Louison Bobet e Greg LeMond. Eppure il britannico da ieri li sopravanza nell’albo d’oro del Tour; 4 successi contro 3. Per fortuna che il ciclismo non si specchia solo nella corsa francese, perché altrimenti, da Lance Armstrong in poi, avremmo una classifica di “campioni hors categorie” completamente falsata.

Per quanto l’UCI si sia affannata in questi anni a cancellare dalla storia del ciclismo mondiale Lance Armstrong, il texano resta attuale, come attuale resiste il suo più grande contributo a questo sport. E non parliamo ne delle pratiche dopanti di squadra e scientifiche (esistevano anche prima del Boss), né dei 7 Tour vinti (che adesso invece non compaiono più neanche negli albi d’oro).

Parliamo della concezione, propria del ciclismo statunitense, che nel nostro sport conta una sola corsa: il Tour. Tutto il resto è noia. Questa rivoluzione delle idee la si può far risalire al “secondo” Armstrong, quello rigenerato (scusate il paradosso, che appare quasi blasfemo) dal tumore e che divenne una incredibile macchina per corse a tappe. Per il cowboy di Austin, che veniva dal triathlon e che del ciclismo sapeva il necessario per vincere qualche gara, esistevano solo due corse che meritavano di essere vinte: Mondiale e Tour. Ci riuscì con entrambe, in due epoche diverse della sua esistenza. Quando decise di dedicarsi al Tour lo fece correndo un solo mese l’anno, snobbando tutto il resto del calendario.

Roba che neanche il grande Indurain. Il Navarro, ricorderanno in molti, anche se sporadicamente, mise fuori la testa (e le ruote davanti a tutti) in classiche come quella di San Sebastian, sfiorò mondiali in linea (Duitama e Oslo) oltre a vincere quelli a crono. Insomma non era un corridore di un solo mese.

Chris Froome, invece e fino a prova contraria non ha mai lasciato il segno in nessuna altra gara del calendario internazionale. Le poche volte che ha provato a correre in un mese che non fosse luglio (tradizionalmente dedicato alla corsa francese), ha collezionato brutte figure… o quasi. Anche per questo, non ha il fascino di Bobet e LeMond, vincitori di mondiali e classiche, oltre che di Tour. Meno che mai dei quattro che lo sopravanzano nel palmares della corsa francese: Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain… neanche lontanamente. Inutile spendere troppe parole per spiegare perché.

Il procedere claudicante e malfermo di Froome non lo avvicina ai tifosi. Lo strapotere del Team Sky lascia più di un dubbio sulle sue reali forze. Alcuni appassionati si chiedono: “Se Aru avesse avuto la squadra di Froome e viceversa, come sarebbe andata a finire?” Probabilmente avrebbe vinto Uran, che ha corso con sagacia e al risparmio: anche lui senza squadra, ha mostrato una condizione migliore del sardo, soprattutto nella seconda parte del Tour.

La Vuelta di quest’anno si presta alla rivincita, per chi è uscito sconfitto dal Tour, ed anche dal Giro. Si annuncia ricca di avversari, almeno sulla carta. A cominciare dallo stesso Froome, che vorrà dimostrare di non essere quello che fino ad ora abbiamo raccontato. Ci aveva provato lo scorso anno, ma andò come andò (successo di Quintana). Torna in Spagna, cercando di imitare Hinault, l’ultimo in grado di vincere Tour e Vuelta nello stesso anno. Agli uomini del Team Sky, molto attenti a costruire una squadra che lavori solo per il capitano, consigliamo di non portare Landa, in partenza per la Movistar. Il basco potrebbe non accettare i dictat imposti in questa edizione del Tour. Potremmo, in tal caso, assistere ad uno dei tanti “parricidi” che la storia del ciclismo registra ed ama raccontare. E che, lo diciamo per inciso, danno sale a questo sport. Infondo l’epopea di Froome avrebbe potuto cominciare proprio con uno di questi gesti. Correva il 2012 e quel Tour lo vinse sir. Bradley Wiggins, che di Grande Boucle ne ha vinta solo una ma la cui storia non è neanche minimamente paragonabile a quella del connazionale, neanche dovesse vincere altri 4 giri.

Per fortuna che il ciclismo non si specchia solo nel Tour de France!

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