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Ci siamo divertiti ma aspettiamo i Giochi Paralimpici all’insegna della vera Pace di Milano-Cortina 2026

Addio monti, ma anche alle pianure milanesi di ghiaccio. Se ne vanno le più grandi Olimpiadi invernali della storia azzurra, quelle dei 10 ori e delle 30 medaglie, del podio complessivo sfiorato (finiamo quarti), delle atlete che dominano una battaglia di genere che non dovrebbe più esistere (ma le discriminazioni invece rimangono, eccome). Olimpiadi della classe stagionata, degli ultratrentenni all’ultima danza, quasi sempre una danza d’oro….

Inizia così una sorta di editoriale olimpico conclusivo di Maurizio Crosetti, firma di Repubblica, segnalato dalla Newsletter curata da Silvia Bernasconi: sulle righe digitali del quotidiano in anteprima, questo “attacco” sintetizza la scorpacciata di emozioni dell’edizione record dell’Olimpiade invernale di Milano-Cortina 2026.

Fra le riflessioni a peso d’oro di Crosetti segnaliamo anche quella del  potere de “l’eredità emotiva che Milano Cortina lascia agli italiani e a tutto il nostro sport, e non meno significativo è il lascito immateriale. Resta il grande impegno collettivo che ha prodotto un’organizzazione impeccabile, con qualche neo: troppo alti i prezzi dei biglietti, troppi milioni spesi per opere non tutte destinate a restare“.

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L’inviato di Repubblica chiude scrivendo “Però, ci siamo divertiti“. Ed è vero pure questo come tutto qui sopra. Anche se la cerimonia di chiusura, tutto tranne che divertente, che ieri sera ha mediaticamente trasmesso la bellezza lirica dell’Arena di Verona, trasmessa interamente in diretta su Rai 1, è apparsa stanca, un po’ lenta, retorica soprattutto per voce dei vertici, e attenta, troppo attenta, ad evitare temi caldissimi che hanno a che fare con la Pace (e l’armonia, certo, ma soprattutto la Pace) che dovrebbe essere alla base di tutto. L’unico tema sul quale non si gioca e non ci si diverte.

Ora si aspettano i Giochi Paralimpici invernali. Stessa predisposizione del cuore, anche qualcosa di più: perché in questo mondo le discriminazioni esistono ancora, ha ragione Maurizio Crosetti, e non sono solo di genere. Ma c’è una parola che le supera tutte: la passione sportiva, la quale grazie all’Olimpiade diventa spirito. E lo spirito olimpico, di solito, ha un potere superiore. Lo attendiamo.

Foto Galaxy Z Flip7 Olympic Edition

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Luciana Rota
Luciana Rota
Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

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