
Ci sono cose da fare. Ascoltare, ripetere, a memoria: la poesia della Pace di Gianni Rodari. Olimpica. Una poesia che è una canzone, un pezzo che trapassa la storia e diventa magia nell’interpretazione di un rap. Attraversa uno stadio – San Siro beatificato dallo sport e non più solo dal calcio – nella notte dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026.
Ci sono cosa da fare. Ripetere le parole. E da non fare: la guerra. È questa la poesia che ti entra nella testa e nel cuore di un evento che avvolge come una velina di carta bianca, di neve e di ghiaccio, non più di pioggia, una Milano città mondiale troppo concentrata sul potere che distrae e prevarica. Una città che torna umana con le cose da fare e bene: giocare. Una città e un’Italia che gioca all’Olimpiade, che chiama armonia di pace.
Ci sono cose a fare e gli organizzatori di questa Olimpiade invernale 2026 le hanno fatte tutte bene per inaugurare un’edizione storica per tanti motivi. Perché: diffusa, allargata, ringiovanita, inclusiva e condivisa. Un potente messaggio di Milano – Cortina ma poi Bormio, Predazzo… E tutti i piccoli grandi luoghi italiani accesi di spirito olimpico dal viaggio bellissimo (anche se modernamente controverso) della fiaccola olimpica culminato nel primo doppio braciere che scalda l’Olimpiade più contemporanea e storica nello stesso tempo. Un ossimoro? Un’esagerazione? No. Perché un’edizione presentata così non si era mai vista. E quando mai i Giochi invernali hanno avuto questo avvio di bellezza, di stile, di musica, di moda, di arte, di partecipazione, di istituzioni. Un filo a cinque cerchi che collega al mondo e viaggia in tram con il nostro presidente, nonno Mattarella, dolcissimo, occhi negli occhi, di Valentino Rossi, tramviere per un giorno. Un giorno olimpico.
Ci sono cose da fare e rivedere mille volte. I bambini da corteggiare perché si innamorino dello sport, i giovani da colpire con un ritmo di musica giusta per mostrare loro un mondo, fuori dall’ordinaria distanza digitale, che può solo regalare emozioni ed esperienze utili alla vita.
Ci sono cose da fare per mettere insieme sport e personaggi famosi insoliti o forse non ordinari, discipline poi che sopravvivono nell’anonimato per intere stagioni, quattro anni, e all’improvviso diventano mondiali e multietniche, sono i sogni di Milano-Cortina 2026 presentati in una coreografia – meravigliosa – come quella dello stadio di San Siro: dove c’è tutto arte, musica, teatro, spettacolo, moda. La lirica dello sport al massimo. La retorica può essere una medicina se edulcorata da sostanza e valori, per ricordarci le cose da fare, semplici e quotidiane. Fare i giochi della pace.
La lirica li mette in scena tutti: Tadatoshi Akiba, Rebecca Andrade, Franco Baresi, Thomas Bach, Cecilia Bartoli, Giuseppe Bergomi, Andrea Bocelli, Federica Brignone, Stefania Constantini, Samantha Cristoforetti, Matilda De Angelis, Pierfrancesco Favino, Arianna Fontana, Sofia Goggia, Nicolò Govoni, Filippo Grandi, Sabrina Impacciatore, Eliud Kipchoge, Lang Lang, Giovanni Malagò, Sergio Mattarella, Amos Mosaner, Franco Nones, Cindy Ngamba, Laura Pausini, Federico Pellegrino, Valentino Rossi, Charlize Theron, Alberto Tomba, Pita Taufatofua, Martina Valcepina… Tutti insieme per una notte davvero magica attorno ai cerchi olimpici.
Ci sono cose da fare per un’ inaugurazione bella come quella di Milano Cortina 2026 e sono: creare emozione diffusa e farci sognare, tutte e tutti, atlete e atleti olimpici, azzurre e azzurri compresi. Fatto. Adesso le gare.
